Un’emergenza senza fine

Un’emergenza senza fine

Di Sergio Ragaini

Porsi degli obiettivi elevati è importante, anche perché la vita è un cammino infinito, che non ha mai termine, e che quindi deve portarci ad essere sempre migliori. Tuttavia, in situazioni negative e di chiusura, porsi un obiettivo infinito ed irrealizzabile è solo un modo per perpetrare all’infinito quella situazione. Soprattutto se quello che viene indicato come “problema” o “pericolo” non lo è, per dati forniti in maniera distorta. La situazione attuale ricade sotto questo schema, e potrebbe, per questo, diventare come una “malattia cronica”. Almeno finché il popolo non ne prenderà coscienza, dichiarandone davvero la fine.

Porre obiettivi quasi irraggiungibili, per poter sempre migliorare. Credo che questa sia una delle prerogative più importanti che una persona debba avere nella sua esistenza. Puntare su qualcosa che si sa che non potrà mai essere raggiunta, come “target” altissimo, è funzionale allo sviluppo umano.

È, ovviamente, anche funzionale allo sviluppo sociale e culturale di un popolo. Infatti, una scala “aperta”, nelle cose, è quella che permette di non  finire mai di scoprire e di conoscere, per proiettarsi sempre verso il meglio. Un esempio è quello degli artisti: un vero artista, solitamente, non è mai del tutto soddisfatto della propria opera. Questo perché il suo spirito è quello di migliorare sempre, e di andare verso una sempre maggiore perfezione.

In questo slancio verso il miglioramento esiste anche quella che si chiama “disponibilità a ricominciare”. Si tratta, come ben sappiamo, e come possiamo immaginare, di quella capacità di decidere che un percorso è ormai finito per noi, e se ne inizia uno completamente nuovo, con nuovi presupposti. Tutto ciò ci porterebbe a discutere il tema del cambiamento, che è un tema molto grande e importante, perché, semplicemente, avviene anche se non lo vogliamo, ed il resistervi, come anche il Dalai Lama affermava, è la principale fonte di sofferenza. Ne parleremo in un mio prossimo articolo.

Tornando invece al discorso del porsi obiettivi elevati, questo è funzionale al miglioramento: infatti, è quello che permette ad un limite di essere sempre superato. Anche un atleta, ad esempio, una volta che ha conseguito un risultato, magari molto importante, dopo essersi, ovviamente, goduto il successo che questo può portare, e magari essersi un poco “crogiolato” in questa soddisfazione, penserà subito a come proseguire, a come migliorare ulteriormente.

La vita è un cammino, che di fatto non finisce mai: l’infinito, fortunatamente, è qualcosa che è sempre infinitamente lontano da dove ci troviamo, e da qualsiasi punto di vista. Questo vuol dire che non ce ne avviciniamo mai, e che quindi il cammino da compiere non avrà mai fine. E questo è bellissimo. In fondo, come diceva un mio amico, gli stupidi sono arrivati, gli intelligenti sono sempre in cammino.

Tuttavia, questa situazione del “porre obiettivi irraggiungibili” può diventare, all’opposto, davvero terribile quando si inverte il tutto, e l’obiettivo non è più il raggiungimento di qualcosa di bello, che porta ad un cammino continuo verso una sempre maggior perfezione, bensì l’uscita da qualcosa di negativo. In questo caso, occorre anche decidere che una situazione negativa è “terminata”.

Se questo, poi, contiene in sé delle implicazioni molto forti di negazione di libertà, e di conseguenza la soppressione di diritti anche fondamentali per la persona, questo “porsi un obiettivo elevato e irraggiungibile” è il modo per mantenere all’infinito una situazione di privazione. Che, a differenza dello slancio positivo verso la conoscenza, non porta ad uno sviluppo di coscienza e consapevolezza, ma porta ad uno stato di fatto permanente di sottomissione, che potrebbe davvero avere una durata cronica: in fondo, nel caso di malattia, la “cronicizzazione” è una delle cose più temute: una malattia che non finisce mai: la si può tenere sotto controllo, è vero: tuttavia, si risulterà sempre malati.

Il tema a cui mi riferisco, quindi, è proprio la malattia. L’idea di scrivere questo articolo mi è venuta dopo avere guardato un video di Enzo Pennetta. Pochi minuti per dire davvero tutto. Un video che si ricollega ad altre tematiche, molto importanti. E che ci proietta in pieno nel periodo attuale.

Il tema che torna è sempre quello che tutti si pongono: quando finirà l’emergenza? In effetti la risposta poteva essere: il 31 luglio. E sarebbe stato giusto così. Invece, con quello che non esito a definire un “atto eversivo”, questa è stata prorogata fino al 15 ottobre. In un mio articolo dicevo che questo rappresenta un “punto del non ritorno”, e di fatto, come dicevo in un altro mio articolo, questo dà un potere quasi “infinito” non solo ai vertici del Governo (potere che stanno purtroppo usando pienamente nel peggiore dei modi) ma anche a tutte le amministrazioni locali, che di fatto possono fare e decidere qualsiasi cosa a solo scopo precauzionale. In questo articolo, scritto proprio dopo la proroga, parlo in dettaglio delle conseguenze dell’emergenza.

Tuttavia, qui il problema è proprio chiedersi: “quando finirà questa emergenza?”. La risposta è proprio negli obiettivi che ci si è posti per poterla dichiarare, a tutti gli effetti, conclusa. E che potrebbe, purtroppo, essere “mai”.

L’esempio lo abbiamo sotto i nostri occhi: mai come ora si parla, in maniera allarmistica, di “aumento di contagi”. In un mio articolo ho spiegato che questo dipende solo dall’aumento del numero di test, e non sicuramente da altro. Anche perché, come ricordava anche la giornalista Emilia Urso Anfuso in un suo interessante video, questi presunti “contagi” sono tutti “portatori sani”.

E la questione è proprio questa: un “portatore sano” (meglio utilizzare questa parola rispetto a quella di “asintomatico”, che comunque evoca la malattia) è un individuo “sano”, che porta in sé un virus. Ma che sta bene. In effetti, noi potremmo essere “portatori sani” di migliaia di malattie, se facessimo i relativi test. Infatti, i virus e i batteri albergano in noi da sempre, e quindi sarebbe impossibile non trovarne in noi alcuna traccia. Soltanto… non facciamo test per verificarlo: se però li facessimo non ci sono dubbi che risulteremmo portatori sani di malattie che magari nemmeno immaginiamo.

Per quanto riguarda il Sars-Cov2, invece, esiste il test del Tampone Laringeo, che ci dice se questo virus è in noi in quantità sufficiente. Se non lo eseguissimo, non sapremmo mai di essere positivi. Invece, eseguendolo, lo sappiamo. Questo, però, non cambia nulla: non siamo malati.

Ora, però, come Enzo Pennetta ricordava, per mantenere in vita questa emergenza, si è inventato un ossimoro: quello dell’”Asintomatico malato”. Proviamo a sostituire, come detto, “asintomatico” con “portatore sano”: otteniamo “portatore sano malato”. Una contraddizione di termini, e direi molto evidente. Tuttavia, il gioco è proprio questo: aumentare il numero dei test e non dirlo, in modo che risulti evidente solo il dato “aumento di contagi” e non “aumento di contagi su numero di test” (cosa che cambierebbe tutto), e fare passare i “portatori sani” come “malati”.

Ora veniamo al punto: tutti gli indici di rischio (i famosi “fattori R” non sono definiti in base ai “malati”, ma in base ai “positivi” (quindi al citato “numero di contagi”). Il positivo, in questi indici di rischio, è a tutti gli effetti considerato un malato. L’indice di rischio, poi, non considera il numero di positivi “per numero di test”, ma soltanto il numero di positivi in sé, come dato assoluto.

E questa stortura permette di perpetrare un’emergenza che non esiste più.

Infatti, come ben sappiamo, salvo rarissimi casi, tutti i positivi riscontrati sono “portatori sani”, quindi individui che stanno bene a tutti gli effetti, visto che, come ricordava Enzo Pennetta, una malattia ha come caratteristica principale i sintomi. O, aggiungo io, al limite parametri fisici alterati (il caso del diabete o del cancro, che per anni non danno alcun sintomo, ne sono esempi), cosa che un portatore sano non ha di sicuro. Eppure, questi sono fatti passare per “malati”.

Proprio questo considerare i “sani” come “malati” porta a situazioni al limite del paradosso. Dove, purtroppo, così come, in precedenza, il “runner” era giudicato il nemico, ora lo è il “portatore sano”. Come sempre accade, il “colpevole” non è il malato, ma è il sano, e colui che vuole mantenersi in buona salute, e grida alla libertà. Anche qui, se prima chi usciva a correre durante il lockdown, affermando il suo sacrosanto e costituzionale diritto alla salute era un “untore”, ora lo è il “portatore sano”. Insomma: sono i sani da perseguire.

Come dicevo, l’indice di contagio è definito sui “positivi”, e non sui “malati”. L’obiettivo che ci si è posti, per definire “finita” l’epidemia, è il cosiddetto “contagio zero” (Indice R0).

Ovviamente, come lo stesso Pennetta ricordava, questo obiettivo non è raggiungibile: infatti, quando un virus circola, è normale che possa essere in noi. Come sono in noi, esattamente come ricordato all’inizio, molti altri virus e batteri. Di conseguenza, questa condizione di “contagio zero” non sarà mai raggiunta, e l’emergenza potrebbe divenire permanente. Come ricorda spesso Diego Fusaro, la “Dittatura Sanitaria” potrebbe diventare il nuovo paradigma del nuovo Capitalismo.

Una Dittatura che, lui stesso ricordava, darà origine ad un”epidemia a yo yo”: infatti, basterà ad esempio aumentare il numero di test per fare “salire i contagi”, e di conseguenza fare aumentare situazioni di indici di rischio basati solo su quello. E quindi imporre restrizioni alla libertà.

Insomma: pare che siamo entrati in un qualcosa dal quale non sarà facilmente possibile uscire. Un “loop” che, come un gorgo, trascina sempre più al suo interno, e fa vedere sempre più lontana l’uscita da esso.

Credo che l’unica vera arma per uscire sia la consapevolezza, e la coscienza che tutto questo è solo illusione. Quando il popolo sarà veramente consapevole, il ”velo di Maya” cadrà, e la verità sarà rivelata. Allora, finalmente, potremo andare verso la consapevolezza. E sarà una nuova vita.

Riferimenti:

Il citato video di Enzo Pennetta si trova sul canale di Diego Fusaro all’indirizzo:

Il citato video di Emilia Urso Anfuso, relativo al numero di nuovi casi e sui portatori sani si trova all’indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=pZjPeMk47_M&feature=share&fbclid=IwAR3rN8tVFiluHC5P0kjLQzokrqfVH2EU-O-FsXrBB7h6FO28T_RUPrmu_Qk

Sul tema della Dittatura Sanitaria è interessante l’intervista che Fabio Duranti fa a Diego Fusaro. La si trova all’indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=78&v=RxzLxjWMDfA&feature=emb_logo

Sul Sito: https://www.radioradio.it/2020/08/sciocchezze-senza-fine-sul-virus-il-problema-e-lignoranza-molto-diffusa/  il geologo Mario Tozzi parla dell’ignoranza diffusa, che permette a questa Epidemia di continuare.

Sul sito dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS), all’indirizzo: https://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/id/5268851, si parla di indice di contagio R0.

Con una modalità più “tecnica” questo indice è spiegato all’indirizzo:

https://www.epiprev.it/r0-rt-rdt-che-sono-e-che-significano

Wikipedia ne parla in maniera semplice all’indirizzo:

https://it.wikipedia.org/wiki/Numero_di_riproduzione_di_base

Si veda però come questo indice, alla fine, non indichi nessun valore “relativo”, ma solo valori “assoluti”.

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