Vittorio Feltri si dimette dall’Ordine dei Giornalisti: “Sono felice di essermi liberato di una prigione mefitica”

Vittorio Feltri si dimette dall’Ordine dei Giornalisti: “Sono felice di essermi liberato di una prigione mefitica”

Di Emilia Urso Anfuso

E’ tra i protagonisti del giornalismo nazionale da mezzo secolo, ha fatto triplicare le vendite di ogni giornale di cui è stato direttore responsabile. Osannato, venerato, odiato, sbeffeggiato. Come accade a ogni personaggio che arriva al livello più alto della scalata professionale, e solo grazie a un lavoro metodico su se stesso e alla passione enorme per il proprio mestiere, ecco una fetta di società è pronta a battagliare contro cotanta arroganza: come ti permetti di esistere e di avercela fatta?

Mentalmente libero, fuori dagli schemi, umorale, sensibile, a tratti simpatico quanto un’attacco di gastroenterite, ma innegabilmente unico e di cultura elevatissima: chi lo conosce non può che volergli bene e apprezzarne la mente, le capacità e lo spirito che lo porta ad andare sempre controcorrente.

Alla fine però, Vittorio Feltri si è stufato e ha deciso di dimettersi dall’Ordine dei Giornalisti.

Le ragioni sono semplici da comprendere. In Italia la libertà di espressione è stata bandita da molto tempo e, all’origine di questa chiusura verso la libera espressione del pensiero, si celano un paio di tendenze che si sono radicate nel corso degli anni.

Una di esse deriva da  una corrente che si proclama di sinistra o di centro-sinistra, l’altra è rappresentata dalla schiera di femministe o pseudo tali, che assimilano come “Sessista” persino un “Buongiorno signora”!

Guai a sbagliare una virgola con certe persone, ammesso che l’errore sia esistente, perché nella maggior parte dei casi lo è solo secondo un’opinione personale, divenuta ormai dominante in una nazione popolata da molta gente confusa, ignorante – accezione pura derivante dal verbo “ignorare” – e mal disposta verso chi è libero dai lacci del sistema, e se ne frega di assecondare ciò che la maggioranza di persone amerebbe sentirsi dire o leggere sui giornali.

Ho chiesto a Feltri una dichiarazione su questa sua decisione. Lapidaria la risposta: “Sono felice di essermi liberato di una prigione mefitica”. Come dargli torto? Non può più aprir bocca, non gli è concesso di scrivere un pensiero, un’opinione, un’impressione. Qualsiasi cosa sgorghi dalla sua mente è subito attaccata dal primo che passa. A nessuno è stato chiaro, peraltro, che la responsabilità di quanto è pubblicato su Libero Quotidiano non è sua essendone il direttore editoriale.

Pietro Senaldi è semmai il direttore responsabile, ma quando scoppia qualche nuova polemica non è nemmeno nominato: manco la soddisfazione di prendersela con chi di dovere gli danno… Tutti contro Feltri, che non è affatto contro tutto e tutti.

Feltri è IL capro espiatorio. Un giornalista che non le manda a dire, e per tale ragione va ammonito, sanzionato, minacciato di radiazione dall’OdG, messo alla gogna, sputtanato e deriso, in special modo sui social network.

Vittorio può piacere o essere simpatico quanto un granchio attaccato dove non batte il sole, ognuno ha facoltà di decidere. Le mezze misure non gli si adattano, ma una cosa va detta: il giorno in cui in questo paese il ricambio generazionale sarà completo, sicuramente rimpiangerete persone come lui, come me e pochi altri, che la verità non la mandiamo a dire, e che facciamo emergere ciò che accade  senza riserve, ognuno a modo nostro e con uno stile proprio, ma con in testa una sola missione: non prendere mai per i fondelli chi ci legge e ci ascolta.

Ora potrà scrivere tutto quello che gli pare: sono certa che, per contraddizione tipicamente umana, lo apprezzerete un po’ di più.

Scommettiamo…?

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