Parentesi di serenità personale

Parentesi di serenità personale

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

« Ho imparato a vivere nel presente, nel qui ed ora, quando ho smesso il braccio di ferro contro me stesso e i miei fantasmi interiori. Dopo il mio rischio d’infarto ho riflettuto sul mio comportamento, la mia vita, la mia visione del mondo. Ero sempre sul chi vive, convinto di dover superare i miei avversari in una specie di corsa a premi. Mi trovavo in un ambiente decisamente competitivo e mi sentivo assediato dai miei concorrenti; ero concentrato su tutto ciò che avrebbe potuto nuocere ai miei affari. Semplicemente, dimenticavo di vivere il presente! Ormai avevo conquistato il benessere materiale a cui aspiravo e i miei obiettivi erano globalmente raggiunti, assicurati. Tuttavia e nonostante ciò, al posto di essere sereno e felice, continuavo a lottare per affermarmi. In qualche modo mi ci ritrovavo, perchè la mia natura è attiva e dinamica. Quando si sono presentati i miei disturbi cardiocircolatori, ho capito che avrei dovuto ridurre i ritmi! Il problema è che nessuno dei miei soci aveva la grinta per difendere i nostri interessi come intendevo io. Poi ho capito che il mio principale avversario non era più in affari, ma… dentro di me! Dovevo impegnarmi a superare questo problema di salute che rischiava di costarmi la vita. Così mi sono preso un anno sabbatico. Grazie alla mia guida spirituale, ho scoperto la rabbia che covavo in me e raggiunto un equilibrio. Ho sperimentato “la forza della serenità” che ignoravo totalmente ».

La testimonianza di Kévin, all’epoca quarantasettenne, ci invita a riflettere sulle difficoltà di conciliare la nostra presenza al “qui ed ora” con le quotidiane lotte lavorative e familiari. Il nostro benessere interiore non si conquista indossando l’armatura della battaglia, ancorchè rivestita per nobili scopi.

Tutti sognamo di poter vivere il presente in perfetta serenità, anche se in realtà la cosa è assai rara. Un saggio capace di conservare la calma ed il controllo di sè lungo le mareggiate della vita è un’immagine che attribuiamo a pochi eletti che peraltro hanno scelto di ritirarsi dal mondo per vivere in armonia con la natura. Francamente irreale e poco praticabile nella vita di tutti i giorni. Tuttavia la serenità non è appannaggio dei maestri di vita e di pensiero, ma può costituire un percorso praticabile da ciascuno di noi.

Sulla strada da percorrere, una prima tappa è la capacità di accettare ciò che non dipende da noi. La determinazione di “fare la pace con noi stessi” per riequilibrare il cuore e la mente è un altro passaggio importante. Per far ciò sarà necessario calmare i nostri dubbi e le nostre sofferenze, rappacificandoci con l’altro, perdonandoci gli errori commessi nel nostro percorso di vita. Questo ci consentirà di sperimentare una sensazione di pace interiore che addolcirà i nostri vissuti permettendoci una migliore presenza al “qui ed ora”.

Per questo è necessario talvolta deporre le armi, sfilarsi l’armatura difensiva (tappa non facile questa, per la quale la cautela è d’obbligo – magari con la supervisione di un professionista dell’aiuto alla persona), analizzare lucidamente ciò che ci turba, senza cercare capri espiatori nè trincerarci sulle difensive. Se ricordo bene, è il Dalai Lama che suggerisce come « comprendere il senso di ciò che viviamo permette di placare e superare la sofferenza vissuta » e raggiungere la serenità.

Una volta trovato l’equilibrio con noi stessi, la nostra percezione dell’esistenza e del nostro ruolo nella vita sarà armonica, equilibrata e serena. « L’essenziale per essere felici  – suggerisce ancora il Dalai Lama – è essere soddisfatti di ciò che siamo e di ciò che abbiamo in questo preciso momento ». Il che genera una sensazione di soddisfazione personale, di dolce serenità interiore; una sorta di intima contentezza.

Per questa serenità, questo ben-essere, ciascuno deve trovare la propria modalità di realizzazione, la propria via. Attraverso il perseguimento di un desiderio che percepiamo intimamente, portando infine a compimento un progetto fin ora soltanto fantasticato. Oppure realizzando pienamente il proprio potenziale, dando quotidianamente il meglio di sè.

La direzione da intraprendere ci verrà dalla risposta a queste domande esistenziali “Cosa vale veramente la pena perseguire nella vita?”; “Cosa vorrei lasciare in eredità a coloro che mi succederanno?”

La vita sfida continuamente i nostri orientamenti e le nostre decisioni. Spesso ci sentiamo letteralmente sommersi dagli avvenimenti, dalle emozioni, tanto che ci manca il tempo per “digerire gli eventi”. Metabolizzare i nostri vissuti è pertanto alla base di ogni orientamento forte e responsabile. Fare silenzio in noi e attorno a noi costituisce una tappa essenziale.

Nonostante ciò, molte persone affermano che è nel bel mezzo della burrasca che hanno intuito l’orientamento da seguire. Talora infatti questa sensazione di approdo interiore appare dopo una tempesta, dopo una prova. Come nel caso evocato. La percezione emotiva di pienezza interiore sostanzia e conferma la serenità acquisita.

Una sensazione vertiginosa a cui si spesso si giunge dopo diverse mareggiate.

Un consiglio: rinunciate ad analizzare tutto; non passate ogni cosa al vaglio della riflessione. Respirate profondamente. Canalizzate le vostre emozioni. E soprattutto siate fiduciosi: molti sono coloro che, come Kévin, testimoniano di aver trovato il proprio equilibrio nella meditazione, nella contemplazione, nella lettura o nel canto.

Un conoscente – che è lungi dal definirsi “credente”, mi ha confidato di rifugiarsi una settimana all’anno in un convento, adattandosi alla vita monastica per ritrovare equilibrio e serenità. Per ricaricare le batterie dello spirito, in qualche misura.

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