Identità rubate anzi, duplicate!

Identità rubate anzi, duplicate!

Di Sergio Ragaini

“Mi hanno rubato il profilo”. Spesse volte, tra gli utenti dei Social Network e dei Servizi di messaggistica Avanzata, quali Telegram, si sentono discorsi di questo tipo.

In realtà non si tratta di profili “rubati”: piuttosto si tratta di profili “duplicati”, nel senso che qualcuno sta usando il nome e, spesso, la foto di un altro, presentandosi ad altri come lui, per fare cose, sovente, ben poco belle e luminose.

Questo fenomeno è sicuramente fastidioso, e si aggancia molto bene a quello dei Profili falsi, già trattato in un altro articolo del passato. Infatti, i profili falsi sono, molto spesso, profili duplicati da profili veri, che assumono l’identità di questi ultimi, presentandosi con il loro nome e, spesso, anche la loro provenienza.

Questo profili, a parte il fastidio che possono arrecare, in particolare se si è vittima di “duplicazione di profilo”, non sono però pericolosi: a meno di non acconsentire alle loro richieste, tra cui anche il fornire informazioni su di sé. Questo è tassativamente da evitare.

In questo articolo parlerò anche di “cosa fare” in caso si scopra che il proprio profilo è stato “duplicato” da qualcuno, o nel caso decisamente frequente, si venga contattati da questi profili falsi. Vedremo che “sbarazzarsene” è molto più facile di quanto si possa pensare.

Tuttavia, a costo di essere impopolare, credo che, da parte di queste strutture, la “verifica dell’identità” sarebbe l’unico modo per garantire agli utenti di essere contattati da profili veri. Permettendo così di allargare i proprio orizzonti in Rete, invece che essere portati, purtroppo, alla chiusura e alla diffidenza.

“Mi hanno rubato il profilo”. Questa affermazione, spesso velata da un filo di panico, o quasi, è purtroppo “emessa” da diverse persone.

Infatti, non è cosa poco comune, purtroppo, scoprire che esiste, sui Social e sui principali servizi di messaggistica, un profilo uguale al nostro, magari con la stessa foto. Solo: non siamo noi.

Accade, purtroppo, molto spesso. E ce ne accorgiamo perché, magari, quel profilo chiede “l’amicizia” sui Social.

Basta, però, un rapido controllo, per accorgersi che… quella richiesta non proviene dalla persona in questione, ma da qualche altro. Che, quindi, sta utilizzando il nome di quella persona, sovente non per cose “pulite”.

Ricordo, ad esempio, anni fa, quando una ragazza lamentava questo fatto: una persona utilizzava il suo nome per… offrire prestiti. Ovviamente prestiti “capestro”!, dove lo scopo era, come spesso accade, quello di “prosciugare” il conto della persona, riuscendo a “carpirgli” la firma.

Mi ero occupato di questo argomento in un mio articolo di alcuni anni fa.

Comunque, sono purtroppo cose che accadono molto spesso: molto più di quanto si possa pensare.

Ne parleremo, qui, più in dettaglio, cercando anche di capire da dove provengono, se è possibile saperlo, questi profili falsi. Profili che, spesso,  partono da qualcosa di vero (l’identità di qualcuno), ma che poi, purtroppo, di vero hanno solo il nome, che non è di certo di colui che lo sta usando.

Darò, ovviamente, anche qualche “dritta” per come comportarsi con questi Profili, la cui pericolosità esiste solo se noi permettiamo loro di essere pericolosi: per chi li sa gestire, fanno solo sorridere per la loro evidente “stupidità”, data anche dal limitato frasario che possono utilizzare.

Tuttavia tutto questo lo vedremo con calma. Per il momento partiamo con questo discorso, che farà capire molte cose.

Profili rubati? Non si tratta di “furto”, ma di duplicazione!

Comunque, anche sui “furti di profili” è il caso di spendere qualche parola: anche per proteggersi da questi!

Credo che, per parlare di questo argomento, occorra fare una precisazione, che credo possa essere importante. Chi subisce queste cose, dice “Mi hanno rubato il profilo”. Tuttavia, questo non è corretto, e, visto che le parole hanno un potere, genera solo panico, e l’idea di “furto”, che qui non esiste.

Infatti, qui non si tratta di “furto di profilo”. Furto di profilo vuole dire che qualcuno è entrato nel nostro profilo e, in qualche modo, sta usandolo al posto nostro. Anche questo fatto è accaduto e accade, purtroppo.

Infatti, qualcuno potrebbe riuscire, in qualche modo, a “carpirci” la password di accesso a un nostro Account, e quindi agire al posto nostro.

Tuttavia, questo non è così facile che accada. Anche perché ci sono dei “Sistemi di Sicurezza” che, subito, ci avvisano di qualsiasi tentativo di accesso, anche infruttuoso. In questo modo, saremo avvertiti della cosa. Esattamente come saremo avvertiti se qualcuno, sta, ad esempio, utilizzando la nostra Carta di Credito al posto nostro: un messaggio di comunicherà che è stata richiesta un’autorizzazione che non riconosciamo: e, così, noi potremo porvi subito rimedio.

Basta, ovviamente, attivare tutte le misure di sicurezza.

Oggi, però, esistono altri mezzi di sicurezza, che impediscono praticamente del tutto a chiunque non sia noi di accedere al nostro account. Uno di questi, forse, il principale, è la cosiddetta “Identificazione in due passaggi” (detta anche “a due fattori”). Questo vuol dire che, oltre che mediante la password, è richiesto un altro livello di identificazione. Il più comune tra questi è l’identificazione mediante un codice che viene inviato, solitamente, come Sms sul nostro cellulare (più raramente sul nostro indirizzo email), e che dobbiamo riportare per completare la procedura di identificazione. In quel caso, solo noi, essendo il messaggio inviato sul nostro dispositivo, possiamo conoscere quel codice. Oggi, in alcuni casi, viene semplicemente richiesto di cliccare su un messaggio che giunge sul nostro cellulare, per verificare che siamo davvero noi.

Questo secondo livello di identificazione ci mette al sicuro da qualsiasi tentativo di entrata: infatti, anche se una persona dovesse “carpirci” la password, non potrà accedere al nostro account, in quanto non è in possesso del nostro smartphone.

Anche in caso di furto dello smartphone, basta avere attivato, suol proprio terminale, uno sblocco con codice o con impronta digitale (oggi anche con riconoscimento facciale), per essere totalmente al sicuro.

Tuttavia, è difficile che qualcuno “carpisca” la nostra password: è, tutto sommato, più facile che gliela diamo noi. Quindi, questa ci viene “carpita” con qualche espediente.

Oggi, ad esempio arrivano molti messaggi di posta elettronica, a nome di banche, che ci chiedono i dati per eventuali controlli, o perché il nostro conto risulterebbe bloccato. Questi tentativi si chiamano “Phishing”. In questi ultimi anni, questi messaggi arrivano anche via Sms: in questo caso si chiamano “Smishing”. Insomma: con un pretesto ci fanno credere che dobbiamo accedere a qualche account.

A quel punto, si viene indirizzati su un sito in tutto e per tutto simile a quello in questione. Talvolta anche nel link: infatti, se, ad esempio, il messaggio è della Banca di Roma, invece che “bancaroma” nel link del sito sarà indicato “bancaroama”, così come, in un sito virus, tempo fa, al posto di “google.com” era indicato “googe.com”. Oppure, il link è indicato con il nome corretto, ma non in prima posizione. Ad esempio, invece che “bancaroma.com”, è indicato “bancaroma.xxx.com”. Quindi, il sito principale non è quella della Banca di Roma, ma altro: in questo caso, xxx.com.

Questi messaggi sono inviati “a pioggia”: vale a dire che vengono inviati a migliaia di persone. In tal modo qualche cliente di quella banca ci sarà di sicuro. E questo, magari preso dal panico, accetterà di fornire i propri dati: infatti, spesso, questi messaggi sono fatti per spaventare, e contengono avvisi di blocchi di conti bancari o altro ancora, se non verrà fatto quanto detto.

Questo, oggi, capita anche per i Social. Ad esempio, mi era arrivato un messaggio che indicava che il mio Account Facebook era bloccato, e mi invitava ad effettuare nuovamente l’accesso, ad un link che mi veniva indicato. Ovviamente, era un messaggio falso, perché il mio account funzionava benissimo, e si poteva anche verificare che il link indicatomi non era di certo quello di Facebook: tuttavia, qualcuno potrebbe “cascarci”. Infatti, questi messaggi mirano a stimolare paura. E con la paura, sappiamo bene, non si pensa, ma si agisce d’impulso. Nell’articolo citato in precedenza avevo parlato anche di questo.

Questi problemi accadono soprattutto se la persona non ha un po’ di preparazione informatica. Ad esempio, agli albori di Internet, o quasi, un’amica aveva contratto un virus per il suo Pc perché aveva scaricato una sorta di “protezione” per il proprio Pc. Questa amica diceva, in modo affermativo, che le era stato richiesto di installare quella protezione, forse per essere più sicura. Lei vi aveva creduto e l’aveva fatto. Ovviamente, una persona più esperta di Informatica non lo farà: tuttavia, questi messaggi possono spesso essere davvero “ingannevoli”.

Anche sui Social Network, quali Facebook, giungono spesso messaggi di utenti del tipo: “Guarda come ti hanno fotografato”, oppure “Guarda chi è morto”, oppure “Guarda chi c’è qui”, o altro ancora. Si tratta di messaggi virus che, per bene che vada, faranno sì che altri messaggi “partano” automaticamente dall’utente in questione che, incautamente, ha aperto qualcuno di questi messaggi.

Messaggi che, talvolta, vengono pubblicati anche sui Diari dei Social network.

Per questo, occorre non aprire mai nulla di cui non si è sicuri, a meno che non siano formati “sicuri” (quali formati foto o video). E occorre non fornire mai dati e credenziali d’accesso. Le stesse Banche ricordano che nessuno di loro chiede credenziali o simili. Quindi, basta evitare di farlo e siamo al sicuro.

Attivare l’identificazione in due passaggi, inoltre, ci mette molto al sicuro, perché nessuno, a meno che, come abbiamo visto, diamo noi stessi i nostri accessi ricevendo “messaggi truffa”, potrà accedere ai nostri account.

Duplicazione degli account: cosa “immediata”

La panoramica appena illustrata ci ha fatto, sicuramente, capire, che non esiste quindi un “furto” di profilo. Sotto certi aspetti, esiste però, anche nel caso di duplicazione, un “furto” di identità, perché qualcuno sta utilizzando la nostra identità per fare altro, e per motivi personali.

Quello che, quindi, accade in questi casi, è una sorta di “duplicazione” del profilo. Insomma: qualcuno “duplica” il nostro profilo, creandone quindi un “clone”, e presentandosi con il nostro nome e cognome, per fare delle cose, sovente, poco pulite, come offrire investimenti inesistenti o prestiti che, poi, hanno la finalità, se li accettiamo, di “prosciugarci” il nostro conto bancario.

Alcuni si chiedono “come facciano” a fare tutto questo: vale a dire a duplicare i profili.

La risposta è semplicissima: qualcuno chiede, per caso, la nostra identità su qualsiasi Social Network o simili? Direi assolutamente di no! Per cui, in fondo, basta che qualcuno decida di aprire un profilo con il nostro nome e la nostra foto e… chi lo controlla? Nessuno, direi! Lo può liberamente fare, senza che nessuno lo controlli!

Di conseguenza, è molto facile compiere questa operazione.

E se, su strutture come Facebook, VK o MeWe, per citare i principali Social Network (in particolare i primi due: il terzo è sicuramente meno frequentato), basta segnalare questi profili per vederli cancellati in un tempo relativamente breve per vederli cancellati in breve tempo, anche se Facebook, a differenza di VK, è meno “solerte” in questo senso (parleremo di questo alla fine), servizi come Telegram non fanno, sovente, assolutamente nulla.

Parleremo, comunque, in dettaglio di “cosa fanno le strutture per evitare questo” e “cosa possiamo fare noi”. Per il momento, sarà probabilmente chiaro che la duplicazione dei contatti è una cosa assolutamente banale: basta un nome e una foto.

Quindi, qualcuno prende la nostra foto, usa il nostro nome, e così “diventa” noi.

Questo non è un furto di account, perché il nostro account, quello che utilizziamo, continua ad esistere, e nessuno lo sta usando al posto nostro. Però, ne esiste un altro, di qualcuno che si finge noi, e fa cose, sovente, poco pulite, al posto nostro, e presentandosi con il nostro nome e, spesso, anche con la nostra foto.

Su Telegram, la creazione di profili falsi è ancora più semplice che su Facebook. Infatti, c’è, come vedremo, molto meno controllo che su Facebook, che, comunque, non brilla per controllo, a differenza, ad esempio, di VK, dove, come già dicevo, i controlli sono maggiori e più rapidi.

Per quanto riguarda Telegram, vedremo che la creazione di profili “clone” è  estremamente semplice: basta una foto, un nome… e il gioco è fatto: quella persona “diventa” noi.

Credo, a questo punto, che sia evidente che i “profili falsi”, ai quali avevo dedicato un articolo per questo giornale, alcuni anni fa, siano spesso profili “clone”. Quindi, sono profili con nomi “realmente” appartenenti a qualcuno: tuttavia, in quel momento, chi ci sta contattando non è la persona di cui vediamo le credenziali, ma qualcuno che si sta fingendo lui, per trarci in inganno. E questo è molto frequente.

Spesso, chi clona questi profili, si presenta spesso con nickname molto simili a quelli della persona della quale ha assunto l’identità. Ad esempio, tempo fa mi ha contattato una persona, presentandosi come l’amministratrice di un Gruppo dedicato all’Educazione Parentale, al quale io ero iscritto. Io ho subito capito che c’era qualcosa di strano nel suo modo di fare. Controllando il “nickname” di questa persona (vedremo poi di cosa si tratta), ho visto che era quasi uguale a quello della persona in questione. Soltanto, mentre quello “vero” terminava con “genitoricapaci” (scritto così, tutto attaccato) quello falso terminava con “genitorcapaci”. Come vedete, la differenza è minima, ma sufficiente perché il Sistema li consideri come due account diversi.

Altre volte, i profili vengono creati assumendo identità di nomi di canali o di gruppi. Ad esempio, talvolta possiamo trovare un profilo che si chiama con il nome di un gruppo o di un canale. Interpellato, questo profilo potrebbe dire di essere un membro del gruppo, che vuole essere in incognito o simili.

Comunque, vedremo poi più da vicino l’operare di questi profili falsi, che, come detto, sono in buona parte profili duplicati, o addirittura triplicati, da profili veri.

Per il momento, abbiamo visto che è facile, davvero facile, crearli. Anche per questo ne girano così tanti in Rete.

“Modus Operandi” di questi profili duplicati o comunque falsi: come  acquisiscono contatti, come si presentano e altro ancora

Dopo avere visto che è molto facile “duplicare” dei profili, o addirittura “moltiplicarli”, e che gran parte dei profili falsi sono profili duplicati da profili veri, vediamo come operano questi profili, soprattutto una volta che hanno creato profili falsi partendo da profili veri (forse la maggior parte dei casi). In parte avevo già parlato di questo nel citato articolo.

Vediamo, come prima cosa, come questi operano su Social Network come Facebook, VK o MeWe. Spesso, questi profili si presentano chiedendo il contatto (tecnicamente si dice “chiedendo l’Amicizia”). In particolare su VK, però, talvolta questi profili sono piuttosto “spudorati”, nel senso che ci contattano senza nemmeno attendere che gli concediamo l’amicizia.

Andando a guardare i “diari” di questi profili (cosa sempre da fare) vedremo che c’è qualcosa di strano, almeno nella maggior parte dei casi. Spesso, infatti, si tratta di profili “vuoti” o quasi, nel senso che ci sono poche foto e nessun commento. Oppure, questi profili condividono messaggi di altri, per apparire “veri”. Tuttavia, può accadere che questi profili abbiano nomi, ad esempio, inglesi, e poi i post che si trovano sui loro diari sono in lingue diverse tra di loro: ad esempio, russo, arabo, italiano, poi qualcosa di ancora diverso, e così via.

Solitamente, se, scorrendo il profilo, si vedono post “remoti”, questo è un buon segno: infatti,  nel caso di profilo falso, questo sarebbe già stato, verosimilmente, segnalato e chiuso.

Nel caso, invece, di profili aperti da poco, e con pochi contatti, questo fa sospettare: infatti, potrebbero essere profili falsi. In quel caso, è bene lasciarli lì, in sospeso, per vedere se “evolvono”. In altri casi, quando si ha la certezza di profili falsi, le loro richieste di contatto vanno respinte, e, in caso, il profilo va segnalato, in particolare se sul diario vediamo offerte di prestiti, di investimenti e così via. 

Nel caso di messaggi privati da parte di questi profili, senza che questi ci abbiano inviato una richiesta di contatto, appurato che il profilo è falso, magari perché è vuoto, possiamo procedere con la segnalazione, secondo le mondalità del Social Network in cui ci troviamo. VK, di solito, è veloce nel chiudere questi profili, mentre Facebook lo è molto meno. Anche perché, mentre VK permette di fornire una spiegazione dettagliata della situazione, Facebook permette solo di dire in quale categoria di situazione ci troviamo (ad esempio, spam, profilo duplicato o così via). E questo rende sicuramente più difficile spiegare la situazione. Tuttavia, solitamente, anche Facebook interviene, anche se meno velocemente.

Nel caso di commenti “spam” ai post, per esempio con offerte di prestiti o simili, questi messaggi vanno immediatamente segnalati. Anche qui VK è più veloce nel bloccare i rispettivi utenti: a me era capitato di vedere bloccare un utente solo 15 minuti dopo la segnalazione. Facebook è meno veloce, e talvolta non interviene come dovrebbe.

Comunque, sui Social è relativamente facile vedere “sparire” questi profili: solitamente basta una segnalazione: che, verosimilmente, è compiuta anche da altri oltre che da noi.

Uno dei servizi dove i profili falsi e quelli duplicati (abbiamo visto che, spesso, sono la stessa cosa) sono più diffusi è Telegram. Questo servizio di Messaggistica Avanzata (è scorretto chiamarlo “Social Network”, perché non ha il diario, o bacheca, che caratterizza un Social Network) ha, rispetto a Whatsapp (credo non ci sia bisogno di spiegare di cosa si tratta, perché, verosimilmente, è conosciuto da praticamente tutti), una caratteristica: ha una “directory aperta”, e permette l’identificazione mediante un “Nickname”, invece che mediante un numero di telefono. Il numero di telefono può essere nascosto a quelli che non sono nella nostra rubrica.

Questo vuol dire che una persona, su Telegram, può essere identificata mediante una struttura del tipo: @nickname, vale a dire, un nome scelto preceduto dal simbolo “@”. addirittura, questo, su telegram, corrisponde a un Sito Web: con la forma: “t.me/nickname”.

Telegram, oltre alla possibilità vista poco fa, ha potenzialità in più rispetto a Whatsapp, come quella di aprire Canali e Gruppi Pubblici. I Canali sono strutture di informazione e notizie, che chiunque può aprire, mentre i Gruppi Pubblici sono gruppi in cui chiunque può accedere, in quanto possono essere trovati sulla Directory di Telegram, e identificati con un indirizzo Web. Queste non sono, ovviamente, tutte le caratteristiche di Telegram: tuttavia, sono quelle che ci servono nel nostro attuale discorso: quindi, non elenco le altre: riservandomi, eventualmente, di parlarne in un apposito articolo.

Posso citare anche, come possibilità di Telegram che non offre Whatsapp, quella di rendere la cronologia di un gruppo “visibile” (va comunque cambiata l’impostazione predefinita, che è impostata su “nascosta”). Questo vuol dire che qualsiasi utente può vedere tutti i messaggi di un Gruppo, dalla sua creazione, e non solo dal momento in cui questo utente entra nel Gruppo.

Inoltre, è anche possibile offrire la possibilità a tutti gli utenti di inserire, a loro volta, altri utenti al Gruppo.

Le caratteristiche che ho appena citato, vale a dire directory aperta, Canali e gruppi pubblici, sono sicuramente interessanti. Tuttavia, sono anche una possibilità notevole per i profili falsi. Infatti, questi possono entrare nei Gruppo Pubblici solo per prendere contatti. Infatti, essendo queste strutture aperte, acquisire contatti per loro è molto facile.

Allo stesso modo, anche il fatti di avere una Directory “aperta”, nel senso che chiunque può trovarci, permette ai Profili falsi di poterci facilmente reperire.

Questo, su Whatsapp, non potrà accadere: infatti, lì la directory non è aperta, e solo chi ha il nostro numero di cellulare potrà contattarci. Inoltre, i Gruppi sono privati e, di massima, solo gli amministratori possono aggiungere contatti.

A me è capitato di essere contattato da profili falsi anche su Whatsapp: infatti, il mio numero, per forza di cose, “gira”, e quindi può anche finire in mani sbagliate. Tuttavia, mentre su Whatsappa la cosa è accaduta due o tre volte in anni, su Telegram, spesso, accade due o tre volte… al giorno! Anche se, devo riconoscerlo, almeno per il momento il 2024 è iniziato con una leggera “flessione” di questo fenomeno. Auspichiamo che continui!

Il modo con cui questi Profili falsi operano è variabile, ma ha dei cliché abbastanza simili. Spesso, questi si presentano con un “ciao, come stai?”, altre volte con frasi del tipo: “Come sta la tua famiglia?”, altre volte con “Scusa per avere invaso la tua privacy”. 

Apparentemente si presentano, quindi, in maniera del tutto “normale”, e anche gentile.

Tuttavia, è facile, se si è abituati, comprendere che c’è qualcosa che non va nel loro modo di comportarsi. Infatti, se gli si fa qualche domanda più specifica su di loro, questi rispondono in maniera molto evasiva.

Spesso, unitamente al saluto, ci dicono anche da dove provengono. Ci diranno, ad esempio, che vengono dalla Scozia, dalla Spagna, dalla Svezia e via dicendo. Chi non è abituato a questi profili falsi, potrà pensare, forse, che è bello incontrare persone a così largo spettro.

Tuttavia, non ci vuole molto a smascherarli.

Basta chiedere loro, ad esempio, qualcosa di più specifico sul luogo dove dicono di trovarsi. E si scoprirà che le risposte non arrivano. O ne arrivano di molto vaghe: a esempio, di quel luogo verrà detto quello che viene trovato su guide turistiche e simili. Senza nulla di specifico. Anche il fatto, ad esempio, che qualcuno ci dica che “Viene dalla Polonia”, senza nessuna precisazione, è sospetto. Solo dietro insistenza, avremo qualcosa di più preciso. Che, comunque, sarà falso. E sarà facile accorgersene.

Addirittura, ad esempio, troveremo persone con nomi e cognomi italiani che non parlano italiano. E ci dicono che “Vengono dall’Italiano” invece che “Dall’Italia”. E ammetteranno candidamente che per comunicare con noi stanno usando un traduttore.

Spesso, questi profili falsi, si presentano come persone che sono nate in un luogo, ma vivono in un altro. E questo potrà essere anche un modo, per questi profili, per cercare di “recuperare” nei nostri confronti, una volta smascherati. Se, ad esempio, ci siamo accorti che non è possibile che abbiano nomi e cognomi italiani ma che non parlino italiano, ci diranno che sono nati e cresciuti, ad esempio, in Inghilterra. Ovviamente, chi conosce la Lingua Inglese  scoprirà poi che non parlano correntemente nemmeno l’Inglese. Eppure, cercheranno di affermare che sono veri, continuando ad insistere.

Altre volte, quando saranno scoperti, faranno finta di arrabbiarsi. Oppure diranno a noi che siamo truffatori.

I paradossi, con questi profili, sono molto facili da trovare: avevo trovato anche una persona che diceva che veniva dalla città di Ferrara, a Bologna. Insistendo sul fatto che Ferrara fosse Bologna. E dicendo che ero io falso perché dicevo che non era vero. Mi aveva detto, quando gli avevo fatto notare che Bologna e Ferrara sono due città diverse: “Allora non sei italiano”. Insomma: una volta che abbiamo scoperto che sono falsi, cercheranno di dire che “noi” siamo falsi.

Un altro caso era accaduto due volte: una ragazza si era presentata come proveniente da Milano, ma residente di 10 anni in Spagna. Mi aveva detto anche che viveva a Madrid, e dove viveva. Io ho scoperto che non parlava italiano, e che di Madrid non sapeva nulla. Dopo che gliel’avevo fatto notare, la sua risposta è stata: “Mi staio facendo arrabbiare”: quando quello che doveva arrabbiarsi, sarei dovuto essere io, perché venivo “preso in giro”!

I “cliché” simili sono talvolta una costante. Avevo, ad esempio, trovato due persone, che si presentavano con lo stesso cognome italiano, che entrambe dicevano di vivere a Varsavia: della quale, però, non sapevano di fatto nulla.

In buona parte dei casi, però, dopo le prime battute, parte qualche offerta commerciale. Queste sono, nella maggior parte dei casi, offerte di investimenti in Criptovalute, naturalmente fasulli. In altri casi, e questo sta emergendo recentemente, si tratta di vendite di prodotti psichedelici o simili: vendite che, ovviamente, passano da loro, anche se vengono inviati link di “pseudo cataloghi”.

Se, invece, il contatto avviene sui Social Network (ma anche su Telegram, talvolta), talvolta arrivano richieste economiche di vario tipo: perché tenute in ostaggio da qualche parte, perché devono ricaricare la scheda telefonica e così via.

Sui Social, anche se ora è un po’ in declino, un altro cliché che veniva utilizzato era quello della persona malata, che ci avrebbe donato una parte dei suoi soldi. Anche questa era una truffa, nel senso che, verosimilmente, lo scopo era carpirci l’accesso al nostro conto bancario, in modo da “prosciugarcelo”.

Anche il cliché del parente che sta male, e del bisogno di denaro in tal senso, molto usato in passato, pare ora “al tramonto”: forse, ormai tanti hanno capito che si tratta di truffe, che cercano di fare leva sulle nostre emozioni. Di questo parlavo nei miei due citati articoli, che potete reperire a questo e a questo indirizzo.

Tuttavia, almeno su Telegram, la costante è, almeno ultimamente, quasi sempre un investimento, che farebbe guadagnare molto in maniera passiva.

Se ci chiediamo come questi profili ricevano le informazioni, e come possano raccontare cose non vere su di loro, ricordiamo quanto detto prima: in molti casi, questi profili falsi sono “duplicati” da profili veri. Vale a dire che, se ad esempio ci si presenta una persona con il nome di “Margherita Cattaneo”, che nemmeno parla italiano, e ammette di usare un traduttore (cosa che mi era realmente accaduta), probabilmente questo profilo è stato “duplicato” da una vera Margherita Cattaneo, e anche la foto è di quella persona. Chi maneggia questo profilo ha aperto, quindi, un profilo falso a partire da quello vero. E, probabilmente, le informazioni che conosce su questa persona gliele ha fornite… la persona stessa.

Infatti, queste persone ci faranno domande su di noi, dopo avere detto chi sono loro (o, almeno, chi fingono di essere). Probabilmente, utilizzeranno poi le informazioni che abbiamo loro fornito per creare profili falsi.

Infatti, questi profili hanno un frasario molto limitato, sempre uguale. Anche le frasi che ripetono sono sempre le stesse. Spesso, se viene loro chiesto qualcosa di più complesso, risponderanno “non capisco”. Addirittura mi era capitato, una volta che avevo “smascherato” uno di questi profili, che diceva di provenire da un luogo del quale non sapeva nulla, di ricevere la risposta: “Oooh, sei molto saggio!”. Cosa che non vuole dire nulla, ovviamente!

La cosa divertente è vedere come questi profili cercano di difendersi anche quando sono smascherati. C’era, ad esempio, chi diceva, dietro l’accusa di essere un truffatore:| “Io non sono una truffa”, oppure: “Io vengo dall’Italiano!”. Insomma: sono figure ridicole.

Il fatto che determinati cliché si ripetano ci dice, però, che dietro questi profili ci sono vere e proprie organizzazioni. Organizzazioni che aprono profili a ripetizione. Vedremo poi che, anche su Telegram, è possibile che un profilo venga chiuso: tuttavia, questi utenti, in particolare se si tratta di organizzazioni, ne apriranno poi molti altri.

Come detto, molte similitudini di comportamento si ripetono: nello stesso giorno, ero stato contattato da due persone diverse che dicevano di sé: “Sono un pediatra e un esperto di Criptovalute”. Questo vuol dire che, dietro questi profili, c’era verosimilmente un’organizzazione.

Comunque, almeno secondo me, dietro questi profili c’è una certa comicità: nel senso che, il loro comportamento, è spesso così paradossale da apparire inverosimile.

Altra cosa che ci permette di capire che sono falsi è il nickname, questo in telegram, che utilizzano: ad esempio: @Paola3453 o simili. Quindi, nickname molto strani. In altri casi, il nickname non ha alcuna attinenza con il nome che viene dichiarato. Ad esempio, una persona si presenta come “Paolo Locatelli” e poi ha un nickname del tipo @Sandro14563. Questo ci fa capire che qualcosa non va.

Questo accade anche nel caso di profili falsi sui Social: c’è sempre qualcosa che non funziona, nei modi e nelle modalità di queste persone. In alcuni casi, poi, questi profili, una volta scoperti, cominciano ad insultarci. Anche davanti all’evidenza.

Avevo trovato, ad esempio, una persona che diceva di vivere a Milano e di venire dalla Polonia. A Milano diceva di fare l’insegnante, dicendomi che insegnava alla “St. Louis School”. Io le ho detto che avrei verificato se, nell’organico della Scuola, c’era un docente con il suo nome. Lei si è subito arrabbiata, continuando, a ripetizione,  a condividere dati relativi a Criptovalute. Condividendo con una velocità che faceva capire che stava facendo dei copia e incolla.

Quindi, avete visto che questi contatti rasentano il comico, ed è facile riconoscere che sono falsi.

Come detto, il discorso si ricollega a quello dei profili duplicati perché, molte volte, se non quasi sempre, questi profili sono duplicati da profili realmente esistenti, di cui qualcuno ha preso il nome. Comunque, si può sicuramente fare qualcosa per arginare questi profili. E lo vedremo più avanti. Ora occupiamoci di una cosa che purtroppo creano questi profili: vale a dire diffidenza e sospetto.

Creazione di diffidenza

Una delle conseguenze di questi profili falsi è che… creano diffidenza.

L’esempio di “al lupo al lupo” funziona, direi, molto bene, in questo caso: quando qualcuno grida “al lupo al lupo”,  senza che vi sia davvero un lupo presente, poi, quando il lupo arriva davvero, nessuno crede più a chi urlava.

Qui si verifica una situazione quasi opposta, ma, per certi aspetti, simile: supponiamo che, una persona sia “davvero” chi dice di essere, e “davvero” provenga da dove dice di provenire, e “davvero” sia lì per stringere nuovi contatti. Ormai “bombardati” da profili falsi, lo respingeremo, annoverandolo come profilo falso, mentre non lo è.

Ricordo, tempo fa, che una persona mi aveva fatto una domanda su una mia fotografia: l’ho subito “etichettata” come profilo falso, mentre era del tutto vero.

Ricordo anche, poco tempo fa, che avevo mandato, tramite Whatsapp, a diverse persone l’invito ad un nostro spettacolo teatrale. Una persona, che forse non aveva riconosciuto il mio numero di telefono, mi aveva risposto: “Non accetto proposte commerciali”, senza nemmeno guardare che si trattava dell’invito ad uno spettacolo teatrale, tra l’altro gratuito.

Ecco: tutta questa “pioggia” di profili falsi, e di messaggi commerciali fasulli, crea diffidenza, e fa sì che, anche chi ha le migliori intenzioni, sia visto come profilo falso, o addirittura, come nel caso citato, come qualcuno che sta facendo proposte commerciali, quando un invito ad un spettacolo teatrale del tutto gratuito di commerciale non ha assolutamente nulla.

Allo stesso modo, il pullulare di profili falsi porta le persone a “chiudersi a riccio”, quando sono in Rete, addirittura arrivando a dire che non si accettano contatti se non di persone che si conoscono.

Questo va a “snaturare” lo stesso valore della Rete, che è quello di conoscere e incontrare, e di stringere relazioni. Che, però, con questa pioggia di profili falsi, diventano impossibili, o quantomeno problematiche.

Cosa fare quando ci si accorge che  qualcuno ha duplicato il nostro profilo o quando incontriamo un profilo falso?

A questo punto ci possiamo chiedere due cose, visto che, di fatto, abbiamo trattato due argomenti.

La prima che possiamo chiederci è: quando accade che qualcuno ha “duplicato” il nostro profilo, cosa possiamo fare?

La secondo è: come muoverci, come comportarci, quando incontriamo un profilo falso?

Cominciamo dalla prima situazione, che sicuramente è la più “scottante”:  qui ci sono due opzioni, che dipendono da dove accade la cosa.

La prima possibilità è che questo accada su un Social Network, quale Facebook, VK o MeWe. Qui, la prima cosa da fare, è segnalare il profilo. Esiste, a fianco di un Profilo, l’opzione “segnala”. Occorre segnalare e indicare “Profilo falso” come opzione: se la possibilità vi risulta, indicate anche che questa persona si finge voi. In breve tempo, il problema sarà risolto.

Poi, occorre avvertire i vostri contatti, magari con un post pubblico sul vostro diario, che, qualcuno sta usando le vostre credenziali, spacciandosi per voi. E di non accettare il suo contatto.

Infatti, come visto, questi profili chiederanno subito l’amicizia ad un po’ di contatti del profilo che hanno duplicato.

Solitamente, qui la situazione si risolverà piuttosto alla svelta.

Se questo, invece, capita su Telegram, il problema è più complesso. Telegram, infatti, non fa, spesso, nulla o quasi. Io, ad esempio, avevo avuto questo problema lo scorso anno, a gennaio Mi ero accorto di questo perché un’amica aveva aperto un gruppo su Telegram, per una cena che dovevamo fare in compagnia. E aveva detto di avermi aggiunto, cosa che a me non risultata.

Ho poi scoperto che aveva aggiunto un profilo “clone” del mio. Che aveva usato una mia foto, parte del “set” delle mie immagini del profilo, come sua immagine, e un nickname che conteneva il mio nome (@Sergio_Ragaini).

Ho scritto quindi al supporto utenti di Telegram (il servizio denominato “Volontari del Supporto”, che si trova facilmente attraverso una ricerca su Telegram), per avvertire della cosa, ma la risposta era stata del tipo: “Telegram, non verifica l’identità dei suoi utenti, e quindi non impedisce a nessuno di aprire profili con nomi o immagini di fantasia, anche se appartenenti realmente ad una persona”, concludendo poi con “Per cui non possiamo aiutarti, ci dispiace”. Questo vorrebbe dire che prendere foto e nomi di altri è, a quanto pare, consentito.

Tuttavia, Telegram ha un account a cui segnalare eventuali abusi. Questo account mi era stato indicato dal supporto: ed è @NoToScam. L’indirizzo completo web è: t.me/NoToScam. Qui si possono inoltrare le segnalazioni di profili “dubbi” e duplicati. Se l’utente ha un nickname, meglio segnalare anche quello: altrimenti, inoltrare uno screenshot del profilo duplicato. E specificare che quella persona si finge voi.

Non garantisco efficienza da parte di Telegram: tuttavia, coloro che gestiscono il servizio dovrebbero fare qualcosa.

Inoltre, ricordiamo che Telegram ha un servizio anti spam. Che funziona fin troppo bene: una volta mi ero trovato l’account limitato per alcuni giorni perché avevo inoltrato un messaggio del tutto normale, peraltro a dei gruppi ai quali ero iscritto, e non ad utenti privati, che qualcuno aveva segnalato come spam. E non ho avuto alcuna possibilità di risolvere il problema, perché il servizio di supporto di cui parlavo mi aveva detto che potevo solo attendere la fine delle limitazioni. Un esempio di come esistano metodi davvero “non intelligenti” di gestire un problema.

Tuttavia, questo dimostra che il servizio anti spam esiste. Quindi utilizziamolo: in tal modo, a quel contatto verrà limitato l’accesso a Telegram. Poi, è vero, se questo fa parte di un’organizzazione, aprirà altri profili: ma almeno, quello l’abbiamo limitato, e forse fatto anche chiudere.

Inoltre, ricordiamo che, almeno su Telegram, questi Profili falsi, dopo un po’, “abbandonano” il profilo: infatti, dopo che a qualcuno hanno inoltrato le loro proposte ben poco “oneste”, e magari avere avuto, con qualcuno, successo, lasciano il Profilo e ne aprono un altro, allo stesso modo del precedente. Oppure, le segnalazioni ricevute hanno fatto sì che quel profilo venisse “limitato” per diverso tempo. Quindi, non viene più utilizzato.

Ricordiamo anche che, dopo sei mesi di non utilizzo, un Profilo Telegram viene cancellato.

Quindi, in ogni caso, questi profili non sono così pericolosi. Nel mio caso, dopo le varie segnalazioni, dopo un po’ ho scoperto che questo “profilo clone” era sparito.

Quanto detto ora si ricollega immediatamente alla seconda questione, vale a dire come comportarsi con i profili falsi.

La prima cosa da fare è … cercare di non aggiungerli ai contatti, come già dicevo. Per fare questo, occorre controllare sempre chi si aggiunge, dopo eventuali richieste di contatto da parte loro.

Su Telegram, il discorso è lo stesso: non cilccare su “aggiungi ai contatti” relativamente a profili dei quali non si è sicuri.

L’estremismo di aggiungere solo chi si conosce ha poco significato, perché, come dicevo, la Rete serve anche a socializzare. Tuttavia, prima di aggiungere un contatto su un Social Newtowrk, occorre dare un’occhiata al profilo. I profili falsi si riconoscono subito: solitamente, infatti, come dicevo, o sono vuoti o pubblicato qui e lì cose, magari in lingue diverse, per far credere che il loro profilo sia vero. Comunque, solitamente, questi profili sono quasi “vuoti”.

Questo è già un passo: non aggiungerli ai nostri contatti.

Se, invece, veniamo contattati, magari con messaggi privati, occorre, come ho detto prima, riconoscerli. I loro modi sono piuttosto vaghi, poco specifici. E, talvolta, vengono effettuate delle richieste, quali denaro, collegamenti in videocamera, chiamate e così via. Questo, però, era già stato detto in precedenza.

La cosa importante da farsi, sempre, è non accettare alcuna loro richiesta. Si tratti di denaro o di qualsiasi altra cosa, anche apparentemente banale o insignificante, occorre non accettare.

Questo va attuato ovunque si venga contattati. Un tempo, come dicevo in precedenza,  vi erano dei “cliché per estorcere denaro, quali indurre a commozione o simili.

Oggi, questi cliché sembrano superati: tuttavia si verificano.

Inoltre, come dicevo, non accettare chiamate o simili da questi profili falsi: e, se vi chiamano, bloccate subito la chiamata. Se vi chiedono se possono chiamarvi, rispondete subito di no.

Su Telegram la cosa accade molto più spesso: come dicevo, su Telegram i gruppi pubblici sono un veicolo molto forte di diffusione di profili falsi.

Per questo fatto, occorre anche prevenire le cose. Per poterlo fare, nel caso si lavori su gruppi privati, dove tutti possono aggiungere tutti (almeno come opzione predefinita), occorre, dal momento in cui si “passa” a qualcuno il link del gruppo, per invitare persone, avvertire di non farlo assolutamente circolare su gruppi pubblici: infatti, in tal modo questo sarebbe preda di profili falsi, che non vedono l’ora di avere qualcosa dove entrare. Posso dire, nel mio caso, che, dopo avere creato un Gruppo, e avere indicato il link sul mio Canale Telegram, che è, ovviamente,m pubblico, dopo breve tempo, nonostante il mio Canale abbia circa 300 iscritti, quindi non così tanti, avevo già ricevuto ben due accessi al mio Gruppo da parte di profili falsi. E questo dice come questi siano sempre in “agguato”, per potersi intrufolare da qualche parte, e “agganciare” persone.

Presa questa precauzione, è importante anche evitare di trovarsi aggiunti a miriadi di Gruppi. Per farlo, su Telegram, apriamo le Impostazioni, cliccando sulle tre lineette in alto a sinistra. Successivamente, selezioniamo “Privacy e sicurezza”. Nella videata che ci appare, scorriamo fino a visualizzare la voce “Gruppi e Canali” (si trova nella sezione “Privacy”). . Vedremo che l’opzione predefinita è “tutti”. Questo vuol dire che “chiunque”, profili falsi compresi, può aggiungerci a Gruppi Se lasciamo questa opzione in questo modo, ci troveremo aggiunti a decine di gruppi, di cui nemmeno sapremo l’esistenza, diventando sempre più contattabili da profili falsi. Meglio impostare su “i miei contatti”: in tal modo, solo i nostri contatti potranno aggiungerci a Gruppi. Se vogliamo poi evitare furti di foto o simili, possiamo anche essere più restrittivi: sempre nella sezione “Privacy” si trova la voce “Foto del Profilo”, preimpostata su “Tutti”. Anche qui si può selezionare “I miei contatti”: in tal modo,  nessuno che non è tra i nostri contatti potrà vedere le nostre foto del profilo: di conseguenza, non potrà copiarcele per usarle come sue.

Si può, eventualmente, fare la stessa cosa anche alla voce “Bio”: così non fornirete alcuna informazione su di voi. Tuttavia, così facendo limiterete la possibilità di scambi e conoscenze.

Con questi accorgimenti saremo già più protetti. Non, ovviamente, dalla possibilità di essere contattati da profili falsi, ma almeno da quella di essere “clonati”.

Nel caso di contatti da Profili falsi, o, anche qui, di utilizzo duplicato della nostra identità, credo che, una volta che si è capito che un profilo è falso, possiamo bloccarlo e segnalarlo, come detto.

Se vogliamo segnalarlo al contatto prima indicato (@NoToScam), è importante che, in qualche modo, otteniamo qualche offerta “truffa”. In quel caso, con un semplice  “copia”,  acquisiremo la “prova” del suo tentativo di truffa (“Scam” in Inglese). E, di conseguenza, potremo segnalarlo, “incollando” la proposta che ci è stata fatta al contatto indicato prima.

Sempre, poi, occorre cliccare su “Blocca contatto”. Qui, lasciate attiva l’opzione “Segnala come Spam”. Così facendo, se altri avranno segnalato questo contatto, il suo accesso verrà limitato e, nei casi più gravi o reiterati, verrà cancellato il suo account.

La cosa comunque da tenere presente è che, come dicevo, nessuno di questi contatti è pericoloso in assoluto. E, solitamente, non potrà farci nulla che non gli consentiamo di fare. A priori, quindi, non potrà farci assolutamente nulla.

Quello da fare, quindi, in caso interagissimo con uno di questi profili, è, come già accennavo, evitare di fornire informazioni su di noi. Anche perché queste potrebbero essere usate, poi, per creare profili falsi, magari a nostro nome: un profilo falso aveva ammesso di avere “prelevato” la mia foto, ad esempio.

Occorre poi, esattamente come nel caso dei Social, evitare qualsiasi loro proposta. Questo si estende anche all’evitare di cliccare su eventuali link che ci manderanno: non sappiamo bene dove ci indirizzeranno, e, sicuramente, non saranno indirizzamenti sicuri. Quindi, evitare di cliccarci è importante. Appena ci faranno qualche offerta, come ho detto, segnalatela a @NoToScam: almeno, aiuterete a bloccare, o almeno ad arginare, questo fenomeno davvero sgradevole.

Altra cosa: se vi contatta un profilo falso con cui avete gruppi in comune (cliccando sul suo nome, nella videata che si aprirà appariranno eventuali gruppi o canali in comune), segnalatelo immediatamente all’amministratore del Gruppo o del Canale, in modo che lo rimuova.

Cosa potrebbero (ma non fanno) fare i gestori dei Social Network e dei servizi di messaggistica?

Infine, credo sia il caso di spendere qualche parola su quello che potrebbero fare (ma non fanno) i gestori delle varie strutture.

A costo di risultare impopolare, perché so che, a questo punto, lo diventerò, io dico spesso che, quando questi si decideranno a verificare l’identità dei loro utenti, sarà comunque troppo tardi.

Qualcuno a questo punto storcerà il naso, pensando a tutte le cose che si sentono spesso sul tema del controllo digitale e così via. Addirittura, qualcuno a cui avevo parlato di questo aveva risposto “Io non tiro fuori la carta d’Identità”.

A chi diceva questo potrei rispondere: “Preferisci scoprire che qualcuno sta utilizzando la tua identità per compiere cose ben poco luminose e pulite?”. La risposta è sicuramente no! A questo punto, l’unico modo che un social, o un servizio di messaggistica Avanzata, ha per evitare tutto questo, è verificare l’identità dei suoi membri.

Poi, si può ammettere che una persona usi un nickname con gli altri utenti: tuttavia, credo sia indispensabile che le strutture verifichino l’identità dei loro membri. Un amico, con ci parlavo di questo argomento, era ancora più drastico, affermando che occorrerebbe chiedere all’utente che, entro un certo termine, si presenti “fisicamente” in un determinato luogo, a lui comodo.

Forse la sua idea è eccessiva: tuttavia, controllare e verificare le identità delle persone sarebbe l’unico modo per far sì che i profili falsi, oggi, come detto, e come detto anche in un, già citato,  articolo di qualche anno fa, una vera “piaga” della Rete, smettano di pullulare, in quanto, se venisse fatta una verifica, l’unico modo per creare un profilo falso sarebbe quello… di falsificare i documenti. Cosa ben più difficile, sicuramente, che salvare una foto e aprire un profilo a nome di un altro.

Come dicevo anche nel mio libro: “La Formazione Deformativa”, pubblicato nel dicembre 2023, un controllo, in una Società, è necessario. Laddove il controllo non esiste, qualsiasi cosa è possibile, compreso aprire profili a nome di altri, assumendone l’identità. Compreso, anche, presentarsi con provenienze e identità false, per compiere azioni ben poco gradevoli.

Quindi, credo che non vi siano altre possibilità che attuare un controllo delle identità degli utenti di Social Network e strutture di messaggistica avanzata.

Al limite, un’idea intermedia potrebbe essere quella di lasciare la verifica facoltativa: tuttavia, chi accettasse di sottoporsi alla verifica, avrebbe una sorta di “contraddistintivo” (ad esempio una spunta) vicino al proprio nome, per indicare che si tratta di un’identità verificata. A questo punto, quando vedremo questo segno distintivo, sapremo che quell’utente ha verificato la sua identità: e, di conseguenza, sarà un’identità affidabile, e sarà “davvero” chi dice di essere.

Auspico che, prima o poi, le varie strutture si decidano ad intraprendere questa strada, che renderebbe tutti più sicuri, e ci permetterebbe di andare con fiducia verso la conoscenza in rete, senza più situazioni che portano, sovente, gli utenti a “chiudersi a riccio” verso qualsiasi nuovo contatto, sino ad arrivare ai casi estremi di “Aggiungo solo chi conosco”. Cosa che, come detto, vanifica lo scopo di un Social Network.

Conclusioni:

In questo articolo abbiamo affrontato le due tematiche dei profili “duplicati” e di quelli falsi. Mostrando che, in qualche modo, non sono così diverse tra di loro, in quanto, spesso, i profili falsi sono ottenuti “duplicando” profili veri, ed assumendone l’identità, seppur in modo fittizio.

Credo che, dal mio articolo, sia apparso evidente, e l’abbiamo ribadito, che questi profili non sono pericolosi: almeno non lo sono in sé, nel senso che non possono farci nulla che noi non gli permettiamo di fare. Occorre non acconsentire a nessuna loro richiesta, compresa quella di saperne di più su di noi. Se abbiamo il sospetto che un profilo sia falso, e solitamente, come visto, questi profili falsi sono riconoscibili abbastanza facilmente, non diciamo niente su di noi, e non rispondiamo a nessuna loro comunicazione. In caso ci chiamino (talvolta succede, e magari, spudoratamente, anche ad ore notturne) è consigliabile non rispondere. In caso, su un Social Network, ci propongano collegamenti via Webcam, non accettare mai la proposta. E, se chiamati, come detto, è opportuno rifiutare la chiamata.  E, soprattutto, non facciamo nulla di quello che questo pseudo individuo (come visto, talvolta si tratta di vere e proprie organizzazioni) ci propone, compreso il cliccare su link che ci vengono inviati: non sappiamo dove realmente questi link ci indirizzeranno. Inoltre, ricordiamo che le pagine Web sono in formato Html, non sono testi: di conseguenza, possono sempre contenere “codice attivo” (veri e propri “programmi nascosti”), che provoca qualcosa sul nostro dispositivo. Quindi, evitiamo di collegarci a siti e a pagine inviate da questi utenti: non saranno mai pagine o siti degni di essere visitati: anzi!

Come visto, segnalare subito questi utenti, e bloccarli, una volta che si è capito che sono falsi, è la cosa migliore da fare.

Infine, voglio concludere con una riflessione trovata su un articolo di molti anni fa, quando la Rete era ancora agli inizi, e già circolavano virus, cavalli di Troia e simili.

Qualcuno faceva un paragone con la ferrovia negli Stati Uniti: questa ha permesso collegamenti impensabili in questo Stato, e non solo in quello Stato, se pensiamo a quello che il treno ha significato per gli spostamenti nel Mondo. Tuttavia, le ferrovie, in passato, erano vittime di assalti da parte di banditi e simili (la filmografia, in particolare Western, ne parla spesso). Però, da lì è partito lo sviluppo: e, forse, i treni erano assaltati proprio perché lo sviluppo era lì.

Per la Rete, diceva l’articolo, potrebbe accadere lo stesso: lo sviluppo è lì. E, oggi, stiamo anche venendo a contatto con le prime frontiere dell’Intelligenza Artificiale, che rivoluzionerà il nostro modo di vedere le cose e, forse, di essere.

Quindi, forse, queste strutture sono assaltate perché qui è lo sviluppo. E, personalmente, credo davvero che sia così.

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Gli Scomunicati è una testata giornalistica fondata nel 2006 dalla giornalista Emilia Urso Anfuso, totalmente autofinanziata. Non riceve proventi pubblici.

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