Scuola: l’esercito dei precari. Lettera aperta di una dei troppi

Scuola: l’esercito dei precari. Lettera aperta di una dei troppi

Lettera di Marta Ghironi

Sono Marta Ghironi, insegnante scuola primaria, nonché giornalista pubblicista e scrittrice.

Sono ancora precaria, nonostante nel 2016 abbia vinto due concorsi (infanzia e primaria) ordinari, nella Regione Lazio. Dal 2014, infatti, sono stata inserita nelle graduatorie d’istituto di seconda fascia e faccio supplenze annuali dal 2016, sia sul posto comune che sul sostegno (sebbene io non abbia la specializzazione in tal senso).

Sono entrata nella graduatoria della Scuola Primaria, grazie al mio diploma magistrale con sperimentazione linguistica che, dal 2014, è diventato requisito d’accesso per fare le supplenze giornaliere ed annuali. Fino al 2016, quando ho cominciato ad avere supplenze annuali, ho lavorato qualche mese saltuariamente, ritrovandomi, però più di una volta, ad assistere bambini con handicap grave, classi con diversi alunni con DSA (Disturbi dell’apprendimento) e con problemi comportamentali di vario genere. Le mie supplenze annuali, mi hanno vista veramente super attiva. Ho dato l’anima sia quando ho avuto il sostegno, che quando ero maestra di classe. Un bambino con disturbi dello spettro autistico, auto aggressivo ed etero aggressivo (tirava e strappava i capelli ad insegnanti e compagni, mordeva e tirava testate) che ho avuto per tre anni, in condivisione con una collega, ha segnato moltissimo la mia visione della scuola, delle graduatorie e del personale docente. La struttura della scuola vacilla perché parla d’integrazione, ma non fa nulla. Lascia supplenti, sole e non specializzate con responsabilità enormi e rischi infiniti. Con una classe difficile ho inventato un progetto che ha coinvolto tutti i bambini in un giornalino ed in un tg didattico sulla storia e la geografia. Ho creato una vasta gamma di power point per rendere i contenuti più semplici e divertenti, ho usato la tecnologia e nuovi metodi sperimentali.

Nel 2016, sia per la scuola primaria che per l’Infanzia, sono entrata nella GM per l’immissione in ruolo, con i 2 anni di servizio annuali e il punteggio della mia Laurea in scienze dell’educazione (vale 6 miseri punti, nonostante il 110 e lode…. E poi ti dicono studia!). Avremmo dovuto essere immessi tutti nel 2019, ma purtroppo cadde il Governo e tutto si congelò.

Tuttavia per capire a fondo la ragione per cui nelle scuole cambiano sempre i docenti e vige il precariato cosmico ed una confusione pazzesca, bisogna fare un passo indietro.

Fino al 2017 anno in cui si è cominciato a fare le immissioni sia dalla vecchia graduatoria del Concorso 2012 che dalle GAE (Graduatoria ad Esaurimento …. Nervoso), prendendo metà da una graduatoria e metà dall’altra, la procedura per la stabilizzazione dei precari e la convocazione per incarichi provinciali avveniva quasi esclusivamente da GAE, condannando quindi le poverette delle graduatorie d’istituto a supplenze saltuarie o comunque ad avere incarichi al max fino al 30 giugno e, durante i primi 2 mesi, in fastidiose supplenze fino a nomina dell’avente diritto (altro garbuglio).

Nel 2015, il prode Renzi (che doveva sistemare la moglie anch’essa precaria9 emanò un decreto che permetteva ai diplomati magistrali che avevano fatto 180 giorni di servizio di iscriversi nella graduatoria ad esaurimento la Gae, rendendola di nuovo stracolma di precari e dove galoppava in alto chi aveva più master e corsi di specializzazione (la maggioranza, guarda caso, tutte del sud, dove si comprano titoli, come l’aspirina) che costano molti soldi. Da qui, nella confusione collettiva, sono fioccati i ricorsi di tutte quelle che avevano il diploma magistrale (tra cui anche chi fino ad un mese prima aveva fatto la parrucchiera) che, avendo avuto una prima sentenza positiva, sono entrate anch’esse nella GAE, con riserva (che continuava a riempirsi). Quando ho visto che con il mio diploma le persone entravano così nella graduatoria che prima o poi, avrebbe dovuto portare al ruolo, circa un anno dopo, decisi anche io di fare ricorso. Nel frattempo però, qualcuno deve essersi reso conto della confusione che si era creata ed i Tar del Lazio e di molte altre regioni cominciarono a respingere le cause. La mia, in prima istanza fu accolta, ma io non mi fidai ad immettermi con riserva (ed avevo ragione). Intanto mentre chiunque avesse un diploma magistrale, anche se aveva lavorato meno di me, mi rubava le supplenze più ambite ed io prendevo l’incarico a dicembre. Devo dire che la qualità del personale docente, in quegli anni, si è rivelata veramente terrificante. Mi sono trovata con colleghe che scrivevano LAGHO…. Gente che si dava malata sempre, che sbagliava il congiuntivo e che non aveva esperienza con i bambini, né grossa voglia impegnarsi.  Poi nel 2019 ci fu la famosa “sentenza di Stato “

I diplomati magistrali per entrare di ruolo avrebbero dovuto vincere un Concorso “. Quindi, di nuovo, ribaltone. Persone in ruolo, licenziate, ripescaggi e confusione doppia.

In questi giorni si stanno facendo le domande per l’immissione in un’unica grande graduatoria provinciale, divisa in tre fasce, dove le diplomate magistrale con tre anni di servizio o più possono accedere in prima fascia, per cui se non dovessi entrare di ruolo con il Concorso, almeno sono sicura che mi tocchi una supplenza annuale.

Adesso, dunque,  ci sarà  un nuovo rimescolamento generale, anche per fare le supplenze. Il problema è che chi ha la Laurea in Scienze della Formazione Primaria (che non esisteva quando c’ero io), parte con 60 punti. In pratica meno di quanto io sono riuscita ad ottenere con i miei 6 anni di servizio e la mia Laurea specialistica in Scienze dell’Educazione. Quindi una ragazzina che esce dall’Università, entra in Graduatoria e mi supera nella scelta delle supplenze, così accade anche a docenti più grandi e con più esperienza di me.

E’ giusto che ci sia una Laurea specifica, per carità, ma dare 60 punti (e prima erano 90), significa sottovalutare l’esperienza e anche la vittoria del Concorso 2016, che ho fatto mentre lavoravo, con il caso grave, per giunta. Sono quasi 7 anni che vedo gli stessi posti vuoti cambiare docente ogni anno e non si sono viste assunzioni significative.  E’ come se ci fossero tanti titolari fantasma, sostituiti da noi precari, usati nelle situazioni più difficili. E qui casca l’asino. Ci sono sempre tanti disabili senza un docente di sostegno e che, fino al secondo mese di scuola, si vedono girare intorno figure che appaiono e scompaiono e non specializzate. Il nostro lavoro non è un baby sitting.

Noi dobbiamo aiutare tutti i bambini ad imparare, ad aver voglia di conoscere e scoprire cose nuove e, già come insegnante di classe, devi progettare una didattica inclusiva, che dia a tutti pari opportunità, ma intervenire sui disturbi specifici, sulle dinamiche riabilitative prevede una formazione ed un tirocinio specifici. Per carità, è stato bello lavorare con quei bambini, ma la scuola non ti tutela, i genitori pretendono tantissimo e tu, senza strumenti, devi trovare il tuo modo, oppure sperare che finisca l’anno. Questo è il brutto. In un caos totale di scelte discutibili, non ci si accorge che la scuola sta perdendo.

Queste nuove generazioni hanno più che mai bisogno di un punto di riferimento, ma salvo rarissime eccezioni, la scuola italiana non è più in grado di far “imparare ad imparare”. Come può una nazione avere così tante cattedre vuote, con le graduatorie di 2 concorsi da esaurire? Perché ogni anno, per esempio, in una regione grande come il Lazio, vengono immessi in ruolo tra il sì ed il no, 200 insegnanti, quando le scuole hanno il triplo dei posti? Quanto può essere destabilizzante cambiare sempre figura, specialmente alla scuola primaria? Come è possibile accettare tutto questo?

RIFERIMENTI per comprendere meglio la situazione:

https://www.professionistiscuola.it/guide/27-origini-del-precariato-storia-delle-graduatorie-di-merito-e-ad-esauriment.html

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