Indagine sul Covid-19 parte VII – Il vaccino, le cremazioni sospette e i diritti umani negati

Indagine sul Covid-19 parte VII – Il vaccino, le cremazioni sospette e i diritti umani negati

Di Emilia Urso Anfuso

Lo scorso 20 Marzo, come molti lettori sapranno, è stata pubblicata la prima puntata della mia inchiesta sul Covid-19. Per chi volesse leggerla ecco il link su cui cliccare per accedere: Indagine su Covid-19 – parte I – Nel mondo si parla di diffusione attraverso l’acqua, in Italia no Ora ecco la settima puntata, sarà una lunga e articolata inchiesta, come sempre…

Si tratta di un approfondimento su un tema di cui solo ora si sta parlando nel nostro paese: la presenza del Sars Cov2 nelle acque reflue. Fino a ora nel nostro paese la trasmissione di questo virus, che per alcuni è mortale, per altri poco più di un virus influenzale, per altri ancora non esiste, e per il resto dell’umanità è e resterà un mistero, avveniva anche solo respirando (è quasi una battuta) ed era assolutamente necessario fare attenzione a non rischiare contagi, o di contagiare, i nostri simili, respirando liberamente stando gli uni vicino agli altri.

Ecco uno degli articoli pubblicati il 19 Giugno 2020, in questo caso sulla versione online di Libero Quotidiano: (e il link all’articolo: https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/23328833/coronavirus-italia-dicembre-tracce-acque-reflue-milano-torino.html)

Il distanziamento sociale è divenuto il tormentone quotidiano, guai ad avvicinarsi a un essere umano oltre il metro istituzionalmente concesso. In altre nazioni il distanziamento minimo consigliato è pari a 4 metri, come in Cina. Misteri della fede virologica. In Marzo era caldamente consigliato ai cinesi di star lontani 4 o 5 metri dagli altri esseri umani: Il link all’articolo: https://www.askanews.it/esteri/2020/03/09/coronavirus-nuovo-studio-cinese-distanza-di-sicurezza-%c3%a8-4-5-metri-pn_20200309_00369/

Starnutire in pubblico? E’ diventato un atto da condanna sociale. Gli “untori” sono messi all’indice da una pletora di cittadini terrorizzati dal poter essere contagiati dal virus infernale. Magari stai starnutendo, come nel mio caso, perché sei allergica al polline, ma alla gente frega un fico secco: lo starnuto è portatore di sciagure mortali.

Poco importa, ormai, esser resi edotti delle morti che continuano ad avvenire per cause diverse dal Coronavirus: nell’interesse collettivo, plagiato dalla sistematica inoculazione dell’idea che è necessario volgere ogni attenzione umana al Coronavirus, in breve tempo le altre malattie, comprese quelle oncologiche, sono scomparse dalle priorità e dai pensieri della maggior parte delle persone.

Troppo presi ad acquistare intere collezioni di mascherine primavera/estate 2020, da indossare come l’ultimo oggetto di design sformato dal designer di grido del momento, poco importa se nei reparti pediatrici diversi bimbi sono affetti da patologie rare e gravissime, rese incurabili dalla scarsa attenzione alla ricerca di cure da parte di case farmaceutiche bulimiche di introiti, o se adulti e anziani continuino a crepare affetti dalle tradizionali patologie uscite ormai dalle priorità di tutti: i tumori? Roba vecchia. Oggi si muore, semmai, di Covid-19.

Nel frattempo le case farmaceutiche fanno a gara per trovare, e produrre, IL vaccino. La soluzione a ogni male, una sorta di elisir di lunga vita che sarà – così ha dichiarato anche il Ministro della Sanità Speranza – disponibile entro l’autunno anche ai fortunatissimi cittadini italiani, che dopo mesi di martellamento mediatico e istituzionale, che sembra fornito direttamente dal Ministero del Terrore, entità magistralmente creata da Antonio Albanese in tempi non sospetti, in uno dei suoi più riusciti personaggi, correranno a frotte a farsi inoculare la magica pozione.

Peccato che, è l’Istituto Superiore della Sanità a fornire queste informazioni, tra ricerca, sperimentazione, test sugli esseri umani e commercializzazione di un vaccino, serva lo stesso periodo di tempo che per produrre e commercializzare un farmaco: anche 10 anni.

Non ci credete? Bene: accedete dal link seguente alla pagina del sito Epicentro, il portale per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore della Sanità,  dove viene direttamente spiegato come viene prodotto un vaccino e quanto tempo è necessario attendere prima della sua commercializzazione:
https://www.epicentro.iss.it/vaccini/VacciniSviluppoCommercio

Se non vi va nemmeno di cliccare sul link per accedere direttamente alla sezione del sito in questione, ecco lo screenshot della pagina:

Description: D:\Emilia\Desktop\epicentro.jpg

Qualcuno potrebbe eccepire: forse stavolta hanno trovato subito il rimedio! E quando sarebbero state eseguite le varie fasi di sperimentazione? Per quanto tempo? Quando sarebbero iniziate?

Vi porto a riflettere: nella prima fase della pandemia in Italia è accaduto di tutto. Il 31 Gennaio il governo vara il DPCM attraverso il quale si dichiara lo stato di emergenza sanitaria, ma per diverso tempo lo stesso governo tranquillizza i cittadini e Conte, alla domanda di un giornalista che gli chiede: “Gli italiani possono condurre una vita normale”? dichiara: “Assolutamente sì, come vi confermerà il ministro (Speranza)” E’ il primo febbraio, un giorno dopo il varo del DPCM che conferma lo stato di emergenza sanitaria…

Ecco il video con le dichiarazioni tranquillizzanti di Conte:

Cosa accade nei fatti? In breve tempo si scatena l’inferno: un indefinito numero di morti, cremati immediatamente e subito trasferiti, tramite mezzi militari, in altre città e senza consentire ai parenti un ultimo saluto ai propri cari, e nemmeno un chiarimento sulle cause del decesso, o sul perché di cremazioni tanto sollecite quanto, in molti casi, non volute dai parenti.

Alcune salme risultano ancora disperse: nel caos generale, nel trasporto in altre città, alcune urne sono state scambiate, di alcune persone decedute si è persa traccia, altre sono state consegnate per errore ai parenti sbagliati.

Ce n’è già per iniziare un processo penale di proporzioni gigantesche. Innanzitutto, perché cremare le salme se il virus muore con la morte dell’organismo umano? Com’è potuto avvenire un sistema di trasporto con conseguenti errori nell’identificazione delle salme e poi delle urne, generando una delle situazioni più gravi a livello affettivo, dei diritti umani, della dignità umana, dopo gli orrori avvenuti durante il nazismo? Non prendete sottogamba certe cose: lo so, sembra  un paragone assurdo, ma compenetratevi.

Muore vostro padre, o vostra madre o vostro figlio. Non vi è stato consentito di andare a trovarlo in ospedale “Per ragioni di sicurezza sanitaria”. Un giorno vi telefonano e vi dicono: “Purtroppo è deceduto”…non avete il diritto di andare all’obitorio, e nemmeno di poter organizzare il funerale e parteciparvi (ricordo a tutti che durante la Fase1 molti morti sono stati semplicemente cremati, lontani dai loro cari che non hanno potuto nemmeno onorarli con un funerale).

Pensate per caso che drammi di questa portata non lascino tracce nell’animo e nella mente di chi li subisce? Non a caso, fin dai primi tempi, il governo iniziò a parlare di “Test psicologici per verificare la tenuta dei cittadini al periodo di lockdown”. Forse volevano testare a campione la tenuta psicologica di tanto orrore scatenatosi contro la popolazione all’improvviso

Un elemento deve emergere nella sua complessità, e si tratta della circolare diffusa dal Ministero della Sanità lo scorso 8 Aprile in tema di sicurezza sanitaria, trattamento delle salme, esame autoptico e cremazione.

Al punto B di tale documento si legge una premessa: “Premesso che con il decesso cessano le funzioni vitali e si riduce nettamente il pericolo di contagio (infatti la trasmissione del virus è prevalentemente per droplets e per contatto) e che il paziente deceduto, a respirazione e motilità cessate, non è fonte di dispersione del virus nell’ambiente, è tuttavia utile osservare le seguenti precauzioni”.

Prima confermano che col decesso si “riduce nettamente il pericolo di contagio” e spiegano la motivazione logica, che anche un medico di base di un paesino sperduto in Burkina Faso potrebbe spiegare, poi però arriva l’elenco dei comportamenti vivamente consigliati da adottare da parte del personale medico-sanitario.

Leggete con attenzione gli articoli dal 4 al 7 del punto B:

4. Sono vietati la vestizione del defunto, la sua tanatocosmesi, come qualsiasi trattamento di imbalsamazione o conservativo comunque denominato, o altri quali lavaggio, taglio di unghie, capelli, barba e di tamponamento

5. Dopo l’incassamento il feretro, confezionato diversamente in funzione della destinazione, è chiuso e sottoposto a disinfezione esterna sia superiormente, sia lateralmente che inferiormente.

6. Il feretro e il suo confezionamento dovranno avere le caratteristiche stabilite dall’Allegato 1.

7. Secondo quanto previsto da DL 19, non sono consentite cerimonie funebri.

Tutto vietato, anche se inizialmente si ammette che la virulenza è ridotta e se proprio vogliamo dirla tutta, per molti scienziati un virus cessa di vivere con la morte dell’organismo ospitante.

Perché tanta attenzione maniacale, perché vietare la vestizione del defunto, o qualsiasi tipo di trattamento di conservazione delle salme, perché non consentire le cerimonie funebri, con le dovute precauzioni?

Passiamo oltre, e andiamo al punto C dal titolo: Esami autoptici e riscontri diagnostici. In questa sezione della circolare ministeriale si consiglia di non procedere agli esami autoptici, la ragione risiede nel pericolo di contagio. Ma come? Non si era detto che dopo il decesso le probabilità di contagio erano notevolmente ridotte?

Ecco gli articoli in questione:

1. Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di COVID-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio. 4

2. L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento.

3. In caso di esecuzione di esame autoptico o riscontro diagnostico, oltre ad una attenta valutazione preventiva dei rischi e dei vantaggi connessi a tale procedura, devono essere adottate tutte le precauzioni seguite durante l’assistenza del malato. Le autopsie e i riscontri possono essere effettuate solo in quelle sale settorie che garantiscano condizioni di massima sicurezza e protezione infettivologica per operatori ed ambienti di lavoro: sale BSL3, ovvero con adeguato sistema di aerazione, cioè un sistema con minimo di 6 e un massimo di 12 ricambi aria per ora, pressione negativa rispetto alle aree adiacenti, e fuoriuscita di aria direttamente all’esterno della struttura stessa o attraverso filtri HEPA, se l’aria ricircola. Oltre agli indumenti protettivi e all’impiego dei DPI, l’anatomo patologo e tutto il personale presente in sala autoptica indosseranno un doppio paio di guanti in lattice, con interposto un paio di guanti antitaglio.

Leggete con attenzione l’articolo 3: nel primo periodo di emergenza sanitaria, uno dei grandi problemi era relativo alla garanzia che i locali fossero posti in condizioni di massima sicurezza. Sappiamo bene come la carenza di mascherine in ambito ospedaliero abbia cagionato decessi anche tra il personale medico-sanitario. Di conseguenza, in quel periodo terribile di emergenza, con i malati ospedalizzati persino dentro le autoambulanze parcheggiate nelle aree esterne dei nosocomi per carenza di spazio nelle corsie, chi diamine avrebbe mai dato priorità agli esami autoptici e come si poteva garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria?

Ovviamente le autopsie sono state messe all’ultimo posto nella lista delle priorità. D’altronde il documento diramato dal Ministero della Sanità ha concesso un mandato di superficialità ai medici, che non hanno colpe ovviamente nel non aver proceduto con gli esami autoptici: il comando è giunto dal Ministero, anche se ammorbidito dalla forma condizionale “Non si dovrebbe”…

Correre a cremare salme, trasportarle chissà dove, non far dare l’ultimo saluto ai familiari…Ripeto la domanda: siete proprio certi di non voler parlare di abusi, di negazione dei diritti civili, di dignità umana abusata?

Non a caso, qualche tempo dopo, con una situazione meno allarmante e con la testa un poco più sgombra, diversi cittadini hanno pensato bene di denunciare questi fatti. Come sono morti i nostri congiunti? Non potranno mai più saperlo perché una volta cremato un corpo umano non può essere sottoposto a esame autoptico.

Devi credere, ancor più di quanto tu possa credere in Dio…

Potete scaricare il documento originale diramato dal Ministero della Sanità cliccando sul seguente link: Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione

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