#SSN – un crollo programmato tra tagli finanziari, le lunghe liste di attesa e personale sanitario sotto stress. I pazienti sono diventati vittime…

#SSN – un crollo programmato tra tagli finanziari, le lunghe liste di attesa e personale sanitario sotto stress. I pazienti sono diventati vittime…

Indagine del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

45 anni dalla fondazione del Sistema Sanitaro Nazionale considerato uno dei migliori al mondo, il nostro, per giungere al periodo attuale: quello dell’evidente crollo del sistema e con esso, del diritto alle cure universali per i contribuenti italiani.

Che la situazione non fosse rosea era evidente da diversi anni e con l’avvento della pandemia solo chi non ha voluto vedere non si è accorto della volontà, sistematica, di far crollare il poco che era rimasto in piedi.

Invece di rinforzare il circuito degli ospedali pubblici, invece di rifinanziare il settore della sanità pubblica, mentre da un lato – anche attraverso i media – si urlava allo scandalo, dovuto si diceva ai troppi “no-vax” (che ci azzeccano zero sulla distruziuone del SSN e solo ora emergono verità incontrovertibili in tal senso) che avrebbero messo a rischio popolazione e reparti ospedalieri, i governi tagliavano, sforbiciavano e negavano il diritto universale alle cure, col sostegno persino di una fetta di popolazione: quella che dal 2020 e fino ad almeno la fine del 2022, pensava di aver capito tutto avendo, in realtà, compreso ben poco.

Italiani e Sistema Sanitario Nazionale ai tempi della pandemia

L’analfabetismo funzionale, che opprime in crescendo una fetta della popolazione italiana, stando almeno ai dati analitici sfornati annualmente sul tema in questione, non ha fatto ragionare troppo una parte di contribuenti.

Se a questo uniamo la paura folle di morire di virus e di contagiarsi al solo mettere il naso fuori dalla porta o entrando in un bar senza l’obbligatorio greenpass, ecco che abbiamo un quadro abbastanza reale di come le strategie sviluppate dal prematuramente scomparso Overton abbiano ottenuto il risultato sperato: le popolazioni hanno chiesto a gran voce di essere salvate dal misterioso virus, tanto da non avere tempo per osservare lo sfascio del Sistema Sanitario Nazionale.

So che le Overton Windows non sono conosciute ai più ed è il motivo per cui fu un mio editoriale attraverso il quale spiegai le dinamiche di queste strategie sviluppate per il settore del marketing e poi ampiamente utilizzate in politica: ecco il link al mio approfondimento, pubblicato il 13 Novembre del 2022

Distruggere il SSN non è stato difficile

Poco tempo fa ho intervistato il presidente della Fondazione Gimbe, dottor Nino Cartabellotta, che sta portando avanti ormai da tempo la campagna #SalviamoSSN.

Anche attraverso i social, il presidente lancia dichiarazioni e frasi che portano a riflettere, più che altro, sull’incapacità collettiva a rendersi conto della realtà che circonda il cittadino medio. Non si dovrebbe giungere alla cancellazione di uno dei diritti fondamentali e sanciti dalla Costituzione all’art. 32 per accorgersi di un vero disastro nazionale, eppure…

Eppure, come lo stesso Dottor Nino Cartabellotta afferma da qualche tempo, sembra proprio che una fetta di popolazione non si renda ancora conto dello sfascio giunto ormai alle ultime battute. Ripropongo qui la copia digitale dell’intervista che il dottor Cartabellotta mi ha rilasciato in esclusiva per il settimanale Visto, affinché sia maggiormente chiaro il suo punto di vista sulla questione:

Partiamo da una riflessione semplice: se i governi che si sono succeduti nel corso degli ultimi 11 anni hanno proceduto, sistematicamente, ad abbattere l’entità dei finanziamenti previsti nelle leggi di bilancio e se le liste di attesa per accedere alle analisi diagnostiche e alle cure, in Italia non hanno rispettato le normative in vigore, negando ai cittadini le informazioni utili ad appellarsi a un diritto costituzionale, come si può pensare che ORA si possa salvare ciò che è già evidentemente stato distrutto?

Di seguito una mia indagine che fu pubblicata sul quotidiano Libero in edicola il 2 Ottobre del 2019. La mancata informazione relativa ai diritti dei contribuenti è una forma di dittatura intangibile, che alcuni di noi giornalisti tentiamo strenuamente di sanare comunicando a dovere quali sono le norme in vigore e come chiedere che siano onorate.

Alcuni lettori, ancora oggi, mi ringraziano per averli resi edotti e per aver permesso, in alcuni casi, la soluzione di questa aberrazione, ma pochi casi risolti non fanno sistema, purtroppo:

Ovviamente, è necessario aggiungere un’altra cosa: il sistema di intramoenia. Il contribuente, pagando, può effettuare in tempi brevi analisi diagnostiche e cure, usufurendo degli stessi reparti ospedalieri pubblici, delle visite degli stessi specialisti pubblici e usando gli stessi macchinari che gratuitamente – attraverso il SSN – sono negati persino in presenza di patologie oncologiche: se questo è stato poco chiaro alla popolazione italiana, evidentemente esiste un problema di comprensione degli accadimenti reali.

Riforme sanitarie o cancellazione del diritto alla salute?

Durante il governo Renzi a capo del Ministero della Salute fu posta Beatrice Lorenzin.

E’ sua la firna posta sulla riforma del sistema vaccinale nazionale riferito ai minori, quella riforma che, inizialmente, minacciò addirittura i genitori inadempienti di perdere la podestà genitoriale, oltre a multe per migliaia di euro per ogni figlio non vaccinato.

L’importanza di tornare con la memoria a quel periodo è presto spiegata: la Lorenzin è lo stesso ministro della Sanità che decretò una serie di tagli che con la salute hanno poco a che fare. A lei dobbiamo, per esempio, la norma che regola il numero di esami diagnostici che un medico di famiglia può prescrivere nell’arco di un anno solare.

Soffri di una patologia conclamata? E’ maggiormente prioritario risparmiare risorse economiche, se vuoi controllare il tuo stato di salute e hai già effettuato gli esami che rientrano nella lista delle 208 attenzionate, altrimenti devi andare a pagamento

Ovviamente, non si devono sostenere gli sprechi ma a distanza di otto anni da allora, tocchiamo con mano una realtà incontrovertibile: quei tagli NON hanno salvato il SSN, hanno lasciato molti cittadini nella condizione di non poter accedere alle analisi gratuite ed è un problema, questo, che fa a pugni con il diritto alla salute e che solo chi è passato personalmente attraverso le maglie di queste aberrazioni sa di cosa si parli.

Cosa sta accadendo in certi PS?

Pronto Soccorso: è la porta d’ingresso principale di un ospedale. Anzi, è il biglietto di visita di un ospedale. Accedendo nelle sale del Pronto Soccorso, il paziente ha il primo impatto con il resto della struttura. Nessun essere umano sano di mente ama trovarsi in questi ambienti, all’interno dei quali si arriva solo a causa di un malanno o un incidente di livello più o meno grave: sono i codici colorati a decretare la gravità, come sappiamo.

Ultimamente sta accadendo qualcosa di parecchio pesante e non si dica che ciò che sto per riportare dipende dai tagli alla sanità operati nel corso degli anni, non solo almeno. Cosa ci azzecca, infatti, il maltrattamento che certi malcapitati pazienti di certi PS italiani riportano con occhi allucinati? Perché una parte del personale infermieristico si comporta con così poco rispetto, umanità ed empatia nei confronti di chi soffre?

Per quale motivo chi accede al Pronto Soccorso in cattive condizioni a causa di un infarto in corso o una frattura grave o altri accidenti, deve anche subire carenze di ogni tipo tra le corsie di questi reparti che smistano pazienti o li rimandano a casa quando non è il caso di ricorrere al ricovero?

Se è pur vero che in certi casi le carenze sono evidenti, così come il numero sottodimensionato delle risorse infermieristiche e mediche, ma per quale motivo a subire – oltretutto – deve essere il paziente? E’ sufficiente raccogliere qualche esperienza per comprendere lo stato penoso di questa situazione, che inorridisce qualsiasi persona che conosca a dovere il criterio di diritto civile e di rispetto degli esseri umani.

La carta dei diritti del malato? Spesso è un documento pubblicato per dovere sui siti istituzionali degli ospedali italiani e che resta tale quando visiti un reparto di Pronto Soccorso, oppure parli con chi ha passato qualche ora o qualche giorno sulle lettighe, al freddo e senza poter avere garantito il minimo di cure sindacali prima di tornare a casa o passare in reparto: di seguito un mio approfondimento con fatti realmente accaduti:

Appunto: come scrissi nel titolo di questo editoriale, sarebbe più onesto dichiarare che dobbiamo assicurarci per garantirci le cure, invece…

Conclusioni

Invece..mentre il poco che era rimasto in piedi del SSN crolla miseramente, nel nostro paese l’attenzione collettiva si concentra sullo scandalo Ferragni o su altre questioni minori: sia mai che il cittadino italiano medio prenda finalmente atto di un diritto perduto, di un sistema che crolla, di una Costituzione che, passo dopo passo, viene modificata strutturalmente senza dover ricorrere a riforme costituzionali.

Anche questo, però, è un po’ colpa della popolazione italiana che da un lato può – fortunatamente – ancora affrontare le spese per le cure a pagamento e dall’altro, non è mai stata interessata ai temi seri e importanti, quelli che fanno parte della vita di ognuno di noi.

Il problema reale, anche per ciò che riguarda il diritto alle cure, si presenterà quando i risparmi privati caleranno metodicamente, quando non si riuscirà ad affrontare le spese mediche nel settore privato e quando una polizza sanitaria costerà troppo per le tasche impoverite dell’italiano medio. Uno scenario reale in un sistema nazionale che è in grado di spostare l’attenzione altrove, verso temi e problemi distanti da noi.

Un vero disastro, che tengo a far emergere per l’ennesima volta non per spaventare il lettore quanto con la speranza di aprire uno spazion di riflessione collettiva che possa portare tutti noi alla salvaguardia di almeno una fettina di diritti civili.

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Gli Scomunicati è una testata giornalistica fondata nel 2006 dalla giornalista Emilia Urso Anfuso, totalmente autofinanziata. Non riceve proventi pubblici.

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