“Emotion”: emozioni in scena al Chiostro del Bramante

“Emotion”: emozioni in scena al Chiostro del Bramante

Di Susanna Schivardi

Fino al 1 aprile 2024, il Chiostro del Bramante, sede d’eccellenza per l’arte più innovativa, offre al visitatore una serie di artisti tutti contemporanei che raccontano a modo loro le emozioni umane.

Emotion è un filo conduttore importante e quanto mai atteso, per una disamina sintetica e profonda di quanto sconvolge l’animo umano, dalla rabbia alla gioia, dallo stupore all’ansia. Un percorso che è anche riflessione sui giorni di oggi e di come la velocità e la performance siano al centro di ogni ricerca, spasmodica e spesso immotivata. Un dover essere che non molla mai e che finisce per stringere il cerchio del sentire, quello vero che ci fa riconoscere noi stessi senza indugi, senza inganni.

A cura di Danilo Eccher, camminerete tra installazioni luminose e multimediali, che ispirano il viaggio e il movimento, oppure la vibrazione interiore suscitata da un grande bong immerso in un’aurora boreale. Attraverserete foreste di libellule colorate, in un intrico di gioia ma anche di consapevolezza della fragilità dell’esistenza.

Vi inoltrerete nelle nature morte create da un algoritmo che invece di conquistare, amplificheranno il senso di angoscia dato da un elemento estraneo non immediatamente riconoscibile. Passerete attraverso gli organi interni di un corpo appesi al soffitto, gonfi e sproporzionati, come si trasformano solo quando ci si arrabbia. Il monito è respirare e ritornare nelle proprie sinfonie interiori per ristabilire calma e serenità. La distopia del gruppo di artisti russi vi colpirà diritti al cuore con filmati di rara intensità e cupezza, nonostante l’immagine patinata e smussata delle linee e dei colori.

Magnifici i giochi di luce e colore immersivi, dove lo spettatore può scrutare in cerca di un orizzonte ignoto ma attraente. Farete i conti con dei supereroi decaduti, raggomitolati in una loro introspezione ribelle, una riconquista dello spazio umano a discapito della perfezione e della fattività.

Tempo e lentezza ci spingono a fermarci, a rallentare il passo, a rammendare un cuore che di fronte alla potenza delle macchine, ha smesso da tempo di battere. Ecco che cosa ci insegna questa mostra, a riappacificarci con la nostra dimensione fragile, per accogliere l’altro e essere commossi e anche empatici, capaci di quella compassione che non fa più parte di questi tempi, ahinoi.

Gli artisti presenti: all’entrata il bellissimo fungo di Carsten Holler, le alte figure nel Chiostro esterno di Luigi Mainolfi, Piero Pizzi Cannella, Alessandro Sciaraffa, Masbedo, Paolo Scirpa e i suoi ludoscopi di neon. Gregor Schneider, l’artista coreana Kimsooja, Tony Oursler, Adrian Tranquilli, Nedko Solakov, Pietro Ruffo, Luigi Ontani, Laure Prouvost e Matt Collishaw, con le sue nature morte artificiali. Eva Jospin, Annette Messager, il collettivo AES + F, Subodh Gupta e Paul Morrison con le sue creazioni neoromantiche e pop-naturaliste.

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