Mercato immobiliare: italiani in crisi svendono le proprietà e affittano a prezzi ribassati

Mercato immobiliare: italiani in crisi svendono le proprietà e affittano a prezzi ribassati

Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Il mattone è sempre stato il bene rifugio preferito dagli italiani, al punto che circa l’80% dei contribuenti detiene almeno un appartamento. La situazione, però, si sta ribaltando. La crisi economica, aggravata da certe misure decise dal governo per limitare la diffusione del Coronavirus, a cominciare dalle chiusure di determinate attività produttive cui consegue, in alcuni casi, il licenziamento della forza lavoro, sta spingendo molti proprietari a prendere la decisione di vendere. Tutto questo sta causando uno scossone al settore, perché la necessità di realizzare in tempi brevi, sta anche imponendo un abbattimento dei prezzi e la situazione dipende anche dal crollo della domanda. Da un lato aumenta il numero delle offerte, dall’altro lato cala la percentuale di chi è nella condizione di acquistare.

D’altra parte, in questa situazione caotica, con un futuro a breve e medio termine ammantato d’incertezze, chi ha disponibilità economica la tiene ben stretta in attesa di comprendere l’evoluzione della situazione generale, chi invece potrebbe acquistare ricorrendo a un mutuo bancario si ritrova a subire un diniego da parte degli istituti finanziari, che sono tornati a chiudere i rubinetti delle concessioni ai prestiti per non rischiare di subire un eccesso di inadempienze, anche a causa della recessione in arrivo. Dopo i danni a effetto domino scaturiti dalla crisi economica internazionale scoppiata nel 2008, ci pensano bene prima di trovarsi nuovamente nella situazione di difficoltà a rientrare delle somme concesse in prestito.

Un altro elemento da non sottovalutare è quello sulle mancate compravendite a causa del lockdown imposto tra marzo e maggio. Impossibilitati a visionare le case e a potersi recare presso gli uffici dei notai e dei pubblici registri, chiusi anch’essi o con limitazioni orarie che hanno demotivato molti cittadini, molti accordi sono saltati sul nascere. Chi stava già odorando il profumo della trattativa andata a buon fine, ha dovuto non solo mettere da parte l’idea di vendere, ma arrivare ad abbassare il prezzo.

E’ anche bene considerare che è il settore residenziale a subire il danno maggiore, perché l’accesso al credito è richiesto in larga parte dai privati. Secondo l’Osservatorio sul mercato immobiliare recentemente diffuso da Nomisma, una società di consulenza che si occupa anche di analisi del settore in questione, nel 2020 il calo complessivo previsto sulle compravendite si potrebbe attestare su una percentuale media del 18%, che corrisponde a 494mila abitazioni che resteranno invendute.

Anche il prossimo anno la situazione non sarà rosea, almeno nel primo semestre, ma le previsioni vedono di buon occhio la seconda parte del 2021, con una ripresa che dovrebbe far tornare a una certa stabilità nelle transazioni.

Nel frattempo, si osserva una crescita dei nuclei familiari disposti ad affittare una stanza all’interno della propria abitazione. È sufficiente fare un giro sul Marketplace di Amazon, vetrina virtuale su cui sono pubblicate costantemente inserzioni di ogni sorta, per notare questa tendenza.

Il Coronavirus sta scatenando a effetto domino altri tipi di patologie, che nulla hanno a che fare con la salute dell’organismo ma con quella del portafogli, della sicurezza economica dei nuclei familiari e della capacità di poter programmare il futuro. Il governo dovrebbe riflettere sulle priorità economiche per la nazione, non a come distribuire “ristori” che entrano nei conti correnti dei commercianti e dei piccoli imprenditori, per fuoriuscirne immediatamente sotto forma di versamento di contributi e gabelle. La realtà nazionale è cosa diversa da quella mediata dalle esigenze politiche del momento, ma sembra che in molti, in politica, abbiano perso interesse verso le esigenze primarie della popolazione.

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