Il giorno della libertà: la fine della pandemia a Berlino

Il giorno della libertà: la fine della pandemia a Berlino

Di Daniel Abruzzese Corrispondente da Berlino

Il 1° agosto si è celebrata a Berlino la fine della pandemia. O meglio, è stato un raggruppamento di “negazionisti” ed estremisti di destra a festeggiarla, perché i dati degli esperti sembrano essere tutt’altro che rassicuranti.

La manifestazione del 1° agosto

Si erano dati appuntamento in 500.000 nei pressi della Porta di Brandeburgo, per festeggiare il Giorno della Libertà. In realtà, ne sono arrivati poco più di 15.000, almeno secondo stime della polizia. Alle 16, il corteo principale è stato fatto sgomberare dopo diversi avvertimenti ai partecipanti, che non indossavano la mascherina e non mantenevano il distanziamento.

Andreas Geisler, ministro degli interni del Land di Berlino, aveva già dichiarato che si sarebbe usato il pugno di ferro in caso di violazione delle regole sanitarie, ma che, nonostante tutto, era importante non mettere in questione il fondamentale diritto a manifestare – concetto peraltro sottolineato anche da Jens Spahn, ministro alla sanità del governo Merkel.

Molto spesso infatti, negli ultimi mesi, più forte della guerra di cifre su contagi e su decessi, più forte dei dubbi sulla gestione della crisi da parte del governo, ha risuonato il dibattito su fino a che punto fosse lecito andare ad intaccare i diritti individuali per ragioni sanitarie. Il dibattito si sta lentamente spegnendo nella classica contrapposizione tra negazionisti/complottisti e cittadini responsabili.

Perché il bipolarismo di ispirazione anglosassone, a cui tanto ha agognato la politica europea negli ultimi trent’anni, si è instaurato alla perfezione nella società civile, riducendo ogni riflessione politica a mera presa di posizione, che poco ha a che fare con la concretezza dei fatti. E a ben vedere identici sono i toni di chi prevede una inevitabile seconda ondata della peggior pandemia del secolo, perché così dice la scienza, e quella di chi ne festeggia la fine, affermando che dietro la menzogna della pandemia i nascondano dei piani oscuri.

L’atteggiamento fideistico di entrambi gli schieramenti non solo ha poco di scientifico, ma presenta alla base gli stessi errori epistemologici. In questa lotta fra ideologie ottuse, se qualche gruppo di potere avesse intenzione di sfruttare la situazione a suo vantaggio, avrebbe mano libera. Ma ipotizzare un simile scenario significa già cedere a fantasie complottiste.

Come un film di Leni Riefenstahl

Nei giorni scorsi, il Robert Koch Institut, che è stato il principale punto di appoggio del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, rilevava l’aumento preoccupante di nuovi casi (in realtà tamponi positivi) di Corona virus, prospettando l’imminente arrivo di una seconda ondata. Dall’altro lato,  gli organizzatori della manifestazione profetizzavano che Angela Merkel avrebbe fatto di tutto per impedire la celebrazione del giorno della libertà, arrivando a chiudere i principali punti di accesso a Berlino.

Le profezie di Querdenken 711 (questa la sigla dietro cui si raggruppano gli organizzatori) si sono avverate solo parzialmente: in città non si sono presentati i 4 milioni di persone da loro previsti, l’evento ha avuto comunque luogo, ma è stata interrotto prima del termine a causa delle intemperanze dei partecipanti.

Le personalità che avrebbero dovuto presenziare al dibattito finale sono state allontanate dal palco dalla polizia. Ma, anche se non hanno avuto modo di esprimersi, il contenuto dei loro interventi sarebbe stato prevedibile: in base agli slogan scanditi nella giornata dai manifestanti (“Siamo qui, facciamo rumore, perché ci state rubando la libertà”, “Basta con le menzogne della stampa”, “Abbiamo il coraggio di dire la verità”, “Nessuna chance per Bill Gates” ed il classico “Merkel vattene”), ma anche in base alle dichiarazioni degli organizzatori: un pastiche di teorie strampalate talmente eclettico da sembrare quasi una satira sul complottismo pensata da un cittadino responsabile.

Il portavoce di Querdenken 711, Stephan Bergmann, da questo punto di vista sembra quasi un’immagine da meme: capelli lunghi e look un po’ trasandato, un passato da coach specializzato in ipnosi, costruttore di tamburi tribali, organizzatore di danze solari; e, soprattutto, evidenti simpatie per i gruppi identitari, che si oppongono all’invasione degli stranieri e alla creazione di un meticciato in Europa. In Germania, il trait d’union tra l’estrema destra e gli stili di vita alternativi è una costante sempre più presente negli ultimi anni. Non è stata quindi una sorpresa veder sfilare, insieme ai negazionisti, alcune bandiere del Reich. E qualcuno, dal fronte opposto, ha fatto notare come il nome  “Tag der Freiheit” richiami in maniera inquietante anche il titolo di un film di Leni Riefenstahl…

Stephan Bergmann – Portavoce di Querdenken 711

La luce in fondo al tunnel?

Anche le reazioni della società civile al “giorno della libertà” sono state altrettanto prevedibili: lo sdegno per la presenza delle estreme destre (a poche centinaia di metri dalla Porta di Brandeburgo era stata indetta una simpatica manifestazione di “Nonnine contro la destra”), il sarcasmo sulle teorie più bislacche, ma soprattutto il terrore che una manifestazione dove non si osserva distanziamento sociale potrebbe essere il focolaio che darà origine alla seconda ondata del virus.

Terrore privo di qualsiasi fondamento empirico, dato che di manifestazioni simili ce ne sono state diverse in tutto il paese, nelle settimane scorse, senza che i contagi aumentassero in maniera esponenziale. Si può tuttavia affermare che in questi timori vada a scaricarsi la tensione che altrove, come in Italia, sfocia nella caccia all’untore. Del resto, il “Giorno della Libertà”, per quanto disordinato, non era che una di sessanta iniziative previste per il fine settimana a Berlino.

Tutto sommato, qui come nella maggior parte della Germania, la narrazione del virus è sopportata con disciplina, ma nessuno ha più voglia di farne davvero una religione. Troppe sono state le voci che si rincorrevano, troppe le contraddizioni nelle notizie, troppi gli errori di calcolo dei virologi, decisamente consolanti, rispetto ad altri paesi, i numeri effettivi di decessi e di ricoveri in terapia intensiva. Il pensiero  principale è ora ripartire, grazie anche al sostegno economico che il governo ha garantito negli ultimi mesi, sperando che le previsioni del Robert Koch Institut siano dettate da una deformazione professionale pessimista.

Mentre da una parte della città si è festeggiata una presunta fine della pandemia senza mascherina, il Berghain, la discoteca che è diventata una delle principali attrazioni turistiche della città, riapre le porte questo fine settimana per un ballo in maschera all’aperto. Vogliamo credere che sia di buon auspicio.

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