Se non puoi combatterli….

Se non puoi combatterli….

Durante il periodo del lockdown, e anche ora, si vedono quasi solo persone spaventate, pronte as fare qualsiasi cosa per difendersi da un agente patogeno che sentono come terribile. La mia posizione è stata addirittura quasi opposta:; sapendo che una cosa non si può respingere, ci si può solo preparare ad accoglierla. Quello che si respinge ci danneggia, come lo stesso Dalai Lama sosteneva. Aprendo invece le nostre porte interiori, il nostro cuore, a questo qualcosa, preparandosi ad accoglierlo, secondo me si hanno i migliori risultati. Non solo in questo caso. Rifarei, quindi, questa scelta, e mi sento vivamente di consigliarla.

Se ora ripenso al periodo del Lockdown, e in generale al periodo di questa presunta “emergenza sanitaria” (più mediatica che reale, anche se questa, ovviamente, è una mia opinione personale) mi sembra di essermi immerso in un terribile incubo. Infatti, mai avrei potuto immaginare una simile situazione, nemmeno nei miei incubi più terribili.

Mi sembra, infatti, di essermi immerso in una situazione da film horror, in cui le persone, con lo sguardo spento e immoto, girano on delle strane museruole per difendersi da qualcosa che non è meglio definito. Tutti terrorizzati, al punto che si scansavano, e si scansano a tutt’oggi, quando incontrano una persona.

Io ho proceduto, sin dall’inizio, in maniera completamente differente: una maniera, lo ammetto, che a qualcuno poteva sembrare assurda e inconcepibile, ma che, secondo me, si rivela vincente.

Intanto, non ho mai temuto questo presunto pericolo. Che pareva mietere vittime a più non posso.

Chi scrive ha avuto, tra amici e conoscenti, diretti o indiretti (vale a dire amici di amici o parenti) il suo numero di colpiti, alcuni anche più duramente. Alcuni, poi, non ce l’hanno fatta.

Tuttavia, in massima parte, chi è stato colpito è uscito , se non in maniera del tutto agevole, almeno con una vaga disinvoltura. E, talvolta, come nel caso di un’amica che ha “incontrato” questo virus, anche le persone colpite hanno confermato che tutto questo è stato un fenomeno più mediatico che reale. Un qualcosa fatto per incutere terrore, per spaventare le persone, per costringerle ad un’obbedienza passiva a regole che definire incivili è far loro un complimento. Regole al limite della decenza (anzi, in molti casi questa decenza l’hanno ampiamente superata), ben oltre il buonsenso, che hanno angariato le persone per settimane, togliendo loro quell’impulso vitale che porta verso il bello, verso il vero, verso la relazione. In generale, quell’impulso che porta ad andare, non a ritrarsi.

Questa è la vita: andare verso la bellezza, andare verso l’armonia. La vita è contatto, scambio. Non è ritrarsi, non è allontanarsi credo che il vero virus sia proprio questo allontanarsi, questo evitare il contatto e lo scambio, questo impedire le relazioni.

Vita è anche andare verso il pericolo, quando esiste. Il rischio, ovviamente calcolato e non eccessivo (altrimenti sarebbe solo incoscienza) fa parte della nostra esistenza. Ed è bello che sia così!

Il vero virus è quello che va contro la vita stessa, che la ostacola, che impedisce, in nome della vita (come la vogliono gli altri per noi, però!), lo stesso flusso dell’esistenza.

È come se, in qualche modo, qualcuno, per difendere dall’aria inquinata, vietasse di respirare: la gente morirebbe tutta soffocata! Si sarebbe difeso il popolo dall’aria inquinata uccidendolo!

Quello che si è fatto in questo periodo di lockdown è stato più o meno lo stesso: in nome della difesa da qualcosa che, si diceva, è contro la vita, si è negata la vita stessa, si sono negati incontri e relazioni, si sono negati gli spostamenti. Insomma: in nome della sicurezza si è negata la vita.

E ora , come ben si è visto, si continua, e questo mi fa confermare quello che diceva l’Avvocato Prisco: chi vuole tutto questo è “lui” la malattia, non il COVID-19! La vera malattia è chi limita la vita delle persone.

Ora, però, è, credo, interessante presentare una posizione differente, nuova. Che in qualche modo è già stata evidenziata in quello che ho appena scritto.

Distruggere qualcosa enfatizzandolo non ha senso. Quindi, la soluzione, secondo me, è solo una: assecondarlo. Come si suol sire, “se non puoi combatterli, fatteli amici”.

Avevo scritto anche, a marzo, una poesia su questo virus. Il suo titolo, “Lo incontreremo in tanti”, rende molto bene l’idea, credo. L’ho poi pubblicata in una mia racconta, “Poesie dall’Esilio”.

Infatti, dove mi trovo ora, è stato un po’ un “esilio”, in quanto questo lockdown mi ha preso proprio sul più bello, quando ancora stavo spostando le mie cose qui dove sono, a Magenta, 20 km circa a ovest di Milano. E quindi mi sono trovato quasi come in una casa di un altro.

In questo, “esilio”, ho però considerato qualcosa di, secondo me, molto importante: che è inutile cercare di sfuggire a qualcosa alla quale non si può sfuggire.

Mi aveva, in questo senso, “illuminato” un messaggio che un’amica mi aveva mandato ancora all’inizio del lungo lockdown. Era un messaggio di una pediatra della zona di Lecco. Questa affermava che occorreva prepararsi a “fare tutti” q1uesto virus (“lo faremo tutti”, queste le sue parole).

E le sue caratteristiche gli danno pienamente ragione: osserviamo, infatti, questo virus: facendolo, scopriamo che il Sistema Immunitario, praticamente, non lo “riconosce”, e lo lascia passare. Quindi, per quanto forte possano essere le nostre difese immunitarie, questo entrerà a fare parte delle nostre vite. Non avremo alcuna possibilità di evitarlo. Ci basterà incontrarlo perché divenga parte delle nostre vite.

Questa considerazione mi può fare risuonare le parole del Dalai Lama, che sono riprese da praticamente tutto lo sterminato Mondo Buddhista (si tratta di una filosofia spirituale, infatt6i, che conta moltissime scuole e tradizioni): quello che ci danneggia è quello che cerchiamo di respingere.

E, mai come ora, questo mi risuona: le cose si caricano di quello che noi cerchiamo di respingere.

Quello che noi respingiamo usa infatti la nostra stessa forza per venirci contro, per attaccarci, per aggredirci. Quello a cui ci opponiamo, insomma, ci aggredisce davvero.

Lo stesso Dalai Lama, infatti, sottolineava come, quello che ci fa del male, non sia il cambiamento, ma la resistenza al cambiamento. Resistere al cambiamento è infatti tremendamente distruttivo, molto più del cambiamento stesso. Resistere a ciò che cambia non ha senso, e ci porta solo al peggio: il cambiamento è nella natura delle cose.

Un virus, in sostanza, è un codice che porta cambiamento. Questo è fuori di dubbio. Non è nulla di vivo, ma solo DNA e una membrana proteica. Non ha metabolismo, non respira… insomma: non è un organismo vivente, a differenza di un batterio.

I virus fanno già parte di noi: diventiamo “positivi” alla loro presenza quando questi sono in quantità superiore ad una certa soglia.  Il fatto di esserne “positivi”, ed è stato ampiamente provato, significa che questo virus è in no in quantitativo sufficiente ad essere rilevato: altrimenti, la sua presenza, anche se questo esiste, non viene rilevata. È come se avessimo a disposizione un rilevatore di qualcosa: quando quel qualcosa è al disotto di una certa soglia, questo rilevatore non fornisce nessuna rilevazione.

Per essere ancora più chiari, è come se avessimo una bilancia la cui pesata minima è 10 grammi: se poniamo sui di essa un peso di 5 grammi, questa indicherà zero: per lei non ci sarà peso

Ma anche un peso di 10 grammi è irrilevante sotto molti aspetti: con 10 grammi di pasta, ad esempio, non ci si sfama di sicuro! Si tratta soltanto di briciole, in un certo senso!

La stessa cosa per un virus: quando questo non ha una concentrazione sufficiente in noi, non viene rilevato. Ma anche quando viene rilevato, potrebbe essere del tutto innocuo!

È il caso dei positivi asintomatici, che qualcuno chiama anche “portatori sani”. Sono la maggior parte dei colpiti, e tra questi possiamo ricordare anche Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, il quale lo è stato quasi nelle fasi iniziali di questa epidemia. La stessa sorte è toccata alla sua segretaria. 

Quindi, nella maggior parte dei casi, questo virus è innocuo. In fondo, i casi sintomatici sono una piccola parte, e nella maggior parte dei casi di persone non asintomatici, vi sono cosiddetti “poco sintomatici”. Poi, essendo molto contagioso (come già visto), ci sono stati casi più gravi, anche se molto “sospetti”. Ma su questo stendiamo un velo pietoso.

Per il resto, quindi, nessun problema così eclatante. A fronte di qualcosa che, almeno sulla carta, non era possibile in alcun modo respingere.  

Di conseguenza, credo fosse del tutto inutile cercare di respingere qualcosa che non si poteva respingere. Probabilmente gli sforzi per respingerlo sono più dannosi del virus stesso. Consideriamo ad esempio il danno di una mascherina, danno comprovato a tutti gli effetti, rispetto a quello di un virus che nella maggior parte dei casi non è sintomatico.

A questo punto, se poi consideriamo che la mascherina non serve assolutamente a nulla (c’era chi diceva che usare una mascherina per difenderci da un virus è come utilizzare una grata alla finestra per difenderci dalle zanzare!), consideriamo che cercare di utilizzare questi assurdi giochetti per respingere qualcosa che non si può respingere, e le leggi di natura lo dicono molto bene, non ha senso.

Cerchiamo invece di vivere secondo l’ottica del Buddhismo di tutte le tradizioni: respingere una cosa che non si può respingere genera sofferenza. E lo si vede molto bene: l’esempio delle mascherine è molto evidente: qualcuno è stato ridotto in fin  di vita per averle utilizzate durante l’attività sportiva. Quindi, respingere una cosa che non si può respingere non ha significato: conviene prepararsi ad accoglierla nel migliore dei modi. 

Se non si può sfuggire all’incontro con qualcuno o con qualcosa, è inutile barricarsi il piùpossibile per evitarne l’incontro. Ha senso, a livello di strenuo tentativo, se si ha di fronte un pericolo mortale, che uccide; in caso contrario, i danni del “!barricarsi per evitarne l’incontro” saranno superiori al danno che quella cosa potrebbe causare. E i danni psicofisici causati dal lockdown parlano molto chiaramente!

I media hanno cercato di fare di tutto affinché la gente credesse a questo: vale a dire, che davvero abbiamo a che fare con un pericolo mortale, un pericolo devastante. Quando non è così: non abbiamo di fronte Ebola, che uccideva oltre una persona su tre! In quel caso, qualsiasi strenua difesa per evitarne l’incontro avrebbe avuto un senso! Ma non per un virus che nella maggior parte dei casi è asintomatico, e solo in rarissimi casi è sintomatico, e quasi sempre poco sintomatico, direi proprio di no!

La mia scelta, quindi, è stata quella di non difendermi., nemmeno nei momenti di picco dell’epidemia. Ovvio, qualche minima precauzione può andare bene, ma solo quella!

Prima che scattasse l’obbligo di mascherina nei luoghi chiusi, ad esempio, non l’ho mai portata nemmeno lì, sotto gli sguardi increduli delle commesse dei supermercati e del personale. Sui guanti, Dio me ne liberi! Se li posso evitare è meglio così!

Insomma: ho scelto la strada dell’accoglienza, invece che quella della repulsione. Se c’è un problema, che non posso respingere, semplicemente mi preparo per accoglierlo! Come ho detto nella mia poesia: “Lo incontreremo in tanti, forse lo abbiamo già incontrato, ma non l’abbiamo riconosciuto. O, forse, non sapevamo nemmeno che esisteva”. Compreso questo, è inutile cercare di sfuggire al suo incontro, visto che, sempre come affermo nella mia poesia: 

“ Lo incontreremo in tanti, non potremo sfuggire al suo incontro. Ci basterà vederlo, in modo da riconoscerne il vestito, e quello, senza chiedere il permesso, senza bussare, entrerà nella nostra casa, userà tutto ciò che troverà, prenderà quello che gli serve, lo farà suo. Lo incontreremo in tanti, e per lui le mura della nostra dimora, in un momento, trasparenti diverranno, qualsiasi esse siano, per quando spesse, possenti, fortificate, le attraverserà come fossero nulla, e nulla lo fermerà“.

Questa è credo la coscienza principale da tenere presente: non si può evitare. Quindi è inutile fare toppa resistenza. Questa resistenza è figlia della paura, e la paura permette a questo virus di entrare ovunque, di prendere possesso delle nostre vite, magari in maniera devastante. 

La cosa migliore, quella che comunque è stata la mia scelta, quindi, è stata nell’ordine dell’accoglienza., della conoscenza. Come dico sempre nella mia poesia: 
Lo incontreremo in tanti, in tantissimi, quasi tutti. Iniziamo a familiarizzare con lui. Lo incontreremo quasi tutti: dobbiamo sapere chi è, dargli la mano.

Lo incontreremo, forse, tutti: facciamo almeno conoscenza: magari non sarà così cattivo.”

La mia scelta è stata questa: invece che respingerlo, cosa che poi genera le conseguenze peggiori, prepariamoci ad accoglierlo, a renderlo parte di noi.

Come, ci si potrebbe chiedere? Innanzitutto non temendol,. Come diceva il Dottor Stefano Montanari, quella che uccide davvero è la paura, non il virus. La paura fa sì che le difese immunitarie scendano a livelli molto bassi, e di conseguenza anche un normale virus potrebbe avere effetti devastanti.

“Familiarizzando con lui”, invece, si riesce ad andare oltre, a capire che questo COVID-19 non è nulla di così terribile, che è solo un virus.

Ci si prepara, poi, con un’opportuna “base” per potersene occupare nel migliore dei modi. Nel mio caso, la cosa è stata affrontata con l’assunzione di Vitamina C, Vitamina D e Acetilcisteina. 

Quest’ultima, tra l’altro principio attivo del noto Fluimucil (che però non è adatto come integratore, in quanto rilascia troppo velocemente il principio attivo), è un potentissimo antiossidante. Come precursore del glutatione, è anche, oltre che mucoilitica, nefroprotettiva, (protettiva per  i reni), neuroprotettiva (il glutatione è tra i principali componenti delle guaine mieliniche del Sistema Nervoso), epatoprotettiva e protettiva per lo stomaco e i polmoni. E avere un protettivo polmonare e delle vie respiratorie in presenza di un virus che attacca proprio quelle è molto importante, direi!

Con questo mi sono preparato, con nessuna precauzione ulteriore, tranne il lavarmi le mani un po’ più spesso del solito, e magari cercando di evitare i luoghi affollati, preferendo spazi aperti (che però, in maniera davvero assurda ed incomprensibile, sono stati chiusi).

Non so se nella mia vita questo virus sia mai arrivato: non avendo alcuna intenzione di sottopormi a test sierologici, non lo saprò mai. Forse è arrivato, come dico nella mia poesia: 

“Lo incontreremo in tanti, forse lo abbiamo già incontrato, ma non l’abbiamo riconosciuto. O, forse, non sapevamo nemmeno che esisteva. Forse è già stato in noi, ed è volato via, e nemmeno ce ne siamo accorti.

Forse è fuggito, magari rimanendo un po’, o solo un soffio di vento. Ma noi non l’abbiamo visto… non lo vediamo mai. “

Ecco: forse è stato parte della mia vita, ma non lo sapevo. Sono convinto, come lo stesso citato Stefano Montanari sosteneva, che sia stato parte di praticamente tutti noi. 

Forse è stato parte della mia vita, ma non lo sapevo, ed è volato via, del tutto irriconosciuto. E va bene così: non ho fatto nulla per impedire che giungesse: è giunto ed è andato, come capita spesso.

e, forse, è stato proprio il mio “dargli la mano” a far sì che non mi abbia fatto nulla. Gli ho dato la mano, invece che urlargli dietro: “Vai via, mostro”. E quello è giunto e se ne è andato, come un soffio di vento.

In fondo, alla fine, concludo con: “Lo incontreremo… ma non possiamo temerlo. In fondo lui… non è nemmeno vivo!”.

Credo che questo dica molto: guardiamo le cose in faccia per quello che sono, senza i filtri deformanti dell’informazione ufficiale, che ha troppo stravolto la realtà delle cose, e comprendiamo che nulla di pericoloso, di preoccupante esiste per le nostre vite. Va tutto bene, quindi: non c’è nulla di terribile.

Per ora e per il futuro, per i prossimi virus che credo arriveranno (il nostro futuro è sicuramente, o quasi, “virale”, almeno secondo le mie previsioni) prepariamoci ad accoglierli, invece che a respingerli. Per scoprire, magari, che ci lasceranno come un soffio di vento, che non fa nulla. E, forse, ci renderà ancora più forti, come spesso accade. 

Viviamo così, quindi, e secondo me abbiamo trovato la chiave giusta per sorridere al divenire. E anche ai virus che verranno. 

Riferimenti: 

La citata poesia è parte della raccolta: “Cronache dall’esilio”, scritta durante i giorni del lockdown.

La potete trovare, in versione elettronica e cartacea, a questo indirizzo:

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