Uno studio britannico sottolinea le difficoltà dei ragazzi e delle ragazze tra i 18 e i 25 anni che si affacciano al mondo del lavoro: riguardano la resilienza, la capacità di lavorare in squadra e addirittura le conversazioni telefoniche, sgradite a un talento su 4. “Guai però a cedere alla colpevolizzazione delle nuove generazioni. La chiave di lettura deve rimanere la valorizzazione delle differenze che questa generazione porta. Accanto a un accompagnamento al ‘risveglio’ e allo sviluppo di quella parte di competenze umane e relazionali che, nell’epoca dell’avvento dell’AI, quasi paradossalmente sono ancora più determinanti”, spiega Francesca Verderio di Zeta Service, realtà italiana leader nella consulenza e servizi HR e payroll
