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Francesco Facchinetti è ospite di Nunzia De Girolamo nella prima puntata della nuova stagione di Ciao Maschio, in onda sabato 3 ottobre alle 17.10 su Rai 1. Il conduttore e manager si racconta, senza filtri, tra il legame con Alessia Marcuzzi, la terapia di coppia e i momenti in cui ha pensato che il matrimonio fosse finito

Nel corso dell’intervista, De Girolamo gli ricorda che aveva definito Alessia Marcuzzi un amore «per sempre» e gli chiede se sia ancora così. «Assolutissimamente. È una donna che ho amato tantissimo. È una donna con cui ho avuto la mia prima figlia. Se lei dovesse chiamarmi stanotte alle 5 di mattina per andare a prenderla a piedi sul K2 dall’altra parte del mondo, io parto. Non ci penso neanche».
Alla domanda della conduttrice se sia mai successo, precisa: «Sì, è successo. Ma non solo con lei, anche con altre persone». E sulla possibilità che l’amore duri per sempre: «Assolutissimamente sì. io sono una persona presente per tutti».
Il confronto passa poi alla terapia di coppia con la moglie. «Hai mai pensato che fosse veramente finita tra voi due?», gli chiede Nunzia De Girolamo. «Sì, l’ho pensato. Poi è una cosa normale pensare che è veramente finita. Anche nel nostro DNA italiano c’è un po’ di sceneggiata in amore», risponde Facchinetti. ‘’Secondo me ogni tanto bisogna andare all’inferno. L’inferno è creativo. Ti aiuta a capire, a dare importanza alle cose che hai, a dare importanza a quello che sta succedendo nel rispetto della persona che hai davanti». Ma precisa: «Ovviamente bisogna sempre mantenere un confine».
Sul pensiero che la relazione sia finita, aggiunge: «Lo penso tante volte, mia moglie forse più di me. Mia moglie lo pensa più di me. Io magari sono un po’ più leggero».
Nel corso dell’intervista c’è spazio anche per il rapporto con il successo. Quando Nunzia De Girolamo gli chiede se abbia mai avuto paura che potesse finire, la risposta è: «No, ho cercato di farlo terminare più di una volta. Sono una persona che tende a costruire le cose e poi a trovare il modo di distruggerle», spiega. «È una sorta di esercizio di stile. Cerco di costruire la macchina perfetta e poi cerco di trovare il modo di sabotarla per cercare di ricostruirla». A cambiare la sua prospettiva è stata la paternità: «Quando sono diventato padre mi sono detto che forse questo metodo era un po’ sbagliato se vuoi essere un genitore».

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