|
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
La condotta e certe posizioni dell’eurodeputata Ilaria Salis, eletta tra le fila di Alleanza Verdi e Sinistra, spingono di frequente a parlarne. D’altra parte, si tratta di un’europarlamentare e quindi, è bene che emergano il suo comportamento, le dichiarazioni, le proposte che avanza.
Da sempre attestata su posizioni ideologiche radicali — fautrice dell’abolizione delle carceri, critica verso gli strumenti di contenimento in dotazione alle forze dell’ordine come il taser e storicamente contigua ad ambienti dell’antagonismo e dei centri sociali —, l’onorevole Salis ci regala ciclicamente esempi lampanti di come la retorica della politica politicante crolli miseramente di fronte alla prova della realtà.
La doppia morale dei diritti del lavoro e la stangata da 300mila euro
Per comprendere il quadro, occorre fare un passo indietro ed esaminare i fatti di cronaca degli ultimi mesi. La paladina dei diritti dei lavoratori, che ha fatto della difesa degli ultimi la propria bandiera elettorale, è finita al centro di una dura controversia giudiziaria. Nel luglio 2026, il Giudice del Lavoro Franco Caroleo ha emesso una sentenza di primo grado che ha condannato l’eurodeputata a risarcire per oltre 300.000 euro (oltre a circa 10.000 euro di spese legali) due suoi ex collaboratori europarlamentari.
I due assistenti, che avevano lavorato attivamente anche alla sua campagna elettorale, erano stati assunti con contratti aventi scadenza naturale a fine mandato nel 2029, ma sono stati licenziati improvvisamente e — secondo l’organo giudicante — “senza giusta causa”.
Di fronte a una pronuncia di questa portata, la linea difensiva pubblica dell’onorevole è stata la medesima sfoderata in diverse altre circostanze: la presunta mancata ricezione della notifica degli atti processuali, motivo per cui è risultata persino contumace in primo grado. Una giustificazione che lascia perplessi, quasi si trattasse di una figura introvabile o priva di domicilio istituzionale noto.
Strasburgo e Roma: quando la stizza istituzionale invoca lo “scudo” della sicurezza
L’episodio simbolo di questo stridente doppiopesismo si è consumato pochi giorni fa, nella seconda metà di settembre 2026, prima a Strasburgo tra i corridoi del Parlamento Europeo e successivamente a Roma. Una giornalista del programma Quarta Repubblica (condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4), accompagnata dal cineoperatore, ha cercato di rivolgere all’eurodeputata alcune legittime domande sul caso del licenziamento e sul maxi-risarcimento.
La reazione dell’onorevole non è stata quella di un rappresentante delle istituzioni disposto a chiarire la propria posizione dinanzi all’opinione pubblica. Stizzita, alla prima richiesta d’intervista ha liquidato l’inviata con un lapidario “Mi lasci lavorare”, per poi invocare ad alta voce l’intervento immediato degli agenti di sicurezza e della polizia all’esterno dell’aula plenaria: “Sicurezza, sicurezza, ho bisogno! C’è un problema con questa donna, la dovete allontanare”.
La medesima scena di fuga dalle domande dei cronisti si è poi ripetuta a Roma, dove la Salis ha di nuovo sollecitato l’intervento delle forze dell’ordine per schermarsi da un semplice microfono.
La polizia “cattiva” ma utile al momento del bisogno
È qui che il paradosso si fa aberrante. Quando le forze dell’ordine svolgono il proprio dovere di presidio del territorio e mantenimento dell’ordine pubblico, vengono spesso dipinte da certa retorica militante come apparati repressivi da smantellare, disarmare o privare di strumenti di difesa. Quando si teorizza la società ideale, si invoca l’abolizione delle carceri e il ridimensionamento della polizia.
Tuttavia, non appena un libero cronista nell’esercizio del diritto di cronaca pone domande scomode su una sentenza di lavoro, la polizia in divisa trasfigura improvvisamente in un provvidenziale “scudo” a tutela dell’autorità e della comoda incolumità del parlamentare di turno. Chi fino a ieri strizzava l’occhio agli attivisti e alla militanza di strada, non chiama i centri sociali in aiuto: chiama la polizia di Stato.
Il fossato tra il Palazzo e i cittadini: il caso Vespa e la parabola del potere
Questa condotta rivela quanto l’ingresso nelle stanze del potere modifichi rapidamente atteggiamenti e percezioni. Ma la cittadinanza non è sprovveduta. Gli italiani notano queste incongruenze e soffrono l’aumento di questo solco odioso tra i cittadini — tartassati dalle tasse e privi di servizi adeguati — e una classe politica o un’élite culturale che applica regolarmente due pesi e due misure.
È un costume che non riguarda un solo colore politico o una singola figura. Basti pensare a quanto accaduto di recente con altri volti noti dell’informazione di Stato, come Bruno Vespa, che ci ha tenuto a far sapere alla nazione di essere stato operato in tempi record al Gemelli di Roma a seguito di una caduta per poi presentarsi la sera stessa in onda a Porta a Porta e 5 Minuti. Quando il privilegio viene esibito e la disparità di trattamento rispetto ai cittadini comuni diventa la norma, si getta unicamente benzina sul fuoco del malcontento generale.
Riprendere la realtà dei fatti
In qualità di giornalisti abbiamo il dovere d’informare ma anche il diritto di criticare, sempre con la massima educazione ovviamente.
L’opinione è altra cosa e spetta a voi lettori e cittadini, che siete il cuore del nostro lavoro. Ma una cosa va detta chiaramente: le istituzioni si rispettano quando si risponde con trasparenza dei propri atti, non quando si usa la polizia come un personale cordone sanitario per evitare le domande dei cronisti e della popolazione
QUI SOTTO: la puntata della mia videotrasmissione quotidiana che ho dedicato al fatto di cui ho scritto nell’editoriale di oggi
***Immagine di copertina da Il Giornale: https://www.ilgiornale.it/news/quindi-oggi/salis-invoca-la-polizia-per-cacciare-i-giornalisti-la-battuta-di-vannacci-e-mattarella-quindi-oggi/

Lascia un commento