I comici maestrini e la trappola del contro-endorsement: quando la TV gioca a fare la politica – Il caso Iacchetti

I comici maestrini e la trappola del contro-endorsement: quando la TV gioca a fare la politica – Il caso Iacchetti
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Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Care lettrici e cari lettori de Gli Scomunicati – L’informazione per chi non ha paura e per chi ne ha troppa, torniamo a parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che merita una riflessione schietta, senza peli sulla lingua. Parliamo di Enzo Iacchetti – per tutti “Enzino” – e di come certi personaggi dello spettacolo finiscano sempre più spesso al centro di un ingranaggio di propaganda (e contropropaganda) politica.

Sia chiara una cosa: Iacchetti è un comico, un volto amato e un artista che da anni entra nelle case degli italiani. Siamo in democrazia ed è sacrosanto che chiunque possa scegliere quali attori e comici amare e anche dire la propria è democratico. Ma quando un personaggio di tale visibilità usa la cassa di risonanza della TV per fare il maestrino o per lanciare attacchi ad alto impatto emotivo, c’è qualcosa nei meccanismi dell’informazione e della politica che smette di funzionare.

Dalle intemperanze verbali alla “gag” da cui doversi scusare

Per capire dove stiamo andando, facciamo un piccolo passo indietro. Tutti ricordiamo la bufera scoppiata lo scorso luglio 2026, quando Iacchetti, durante un evento pubblico, si lasciò andare a dichiarazioni pesantissime sul ministro della Salute Schillaci:

«Vorrei vedere il ministro andare in un ospedale pubblico e aver bisogno di una risonanza magnetica, sentirsi dire che la prima disponibilità è tra 8 mesi e vederlo morire prima, come accade a molti cittadini.»

Da giornalista d’inchiesta mi sono occupata a lungo, fornendo dati, informazioni utili e testimonianze, dei drammatici ritardi e delle liste d’attesa del nostro Servizio Sanitario Nazionale. È una ferita aperta che tocchiamo con mano ogni giorno. Ma le battaglie civili e la critica politica si fanno con continenza, numeri alla mano e rispetto istituzionale, non augurando la morte a nessuno in favore di camera.

In quell’occasione Iacchetti dovette chiedere scusa, visibilmente mortificato, parlando di una “gag mal riuscita”. Ecco: certi scivoloni non sono semplici battute uscite male, ma il sintomo di una comunicazione pubblica che ha del tutto perso il senso del limite e della misura.

L’attacco a Vannacci e la nascita del “contro-endorsement”

Veniamo all’episodio di queste ore. Ospedale che vai, salotto TV che trovi: nella recente puntata di Accordi e Disaccordi sul Nove, Iacchetti è tornato alla carica attaccando duramente Roberto Vannacci e il programma politico di Futuro Nazionale. Ha dichiarato di “vergognarsi” di quel programma, rispolverando l’immancabile e comodo richiamo al fascismo e agli anni ’30 e ’40.

Proprio ieri, 13 settembre, la notizia è apparsa in grande evidenza con un titolo emblematico su La Voce: “Iacchetti contro Vannacci: mi vergogno del suo programma”. Ma l’aspetto più interessante stava proprio nel sottopancia dell’articolo, dove si evidenziava come una frase pronunciata in TV diventi istantaneamente una cornice politica, moltiplicata dai social, dagli algoritmi e soprattutto dalla fiducia personale che la gente ripone nel personaggio.

Qui non siamo di fronte all’analisi di un politologo o di un giornalista geopolitico, ma a quello che possiamo definire un vero e proprio contro-endorsement. Vediamo sempre più spesso una certa politica — in particolare a sinistra — che invece di presentare programmi alternativi, soluzioni concrete e proposte d’ampio respiro, si limita a puntare il dito contro l’avversario. Non ti dicono più “vota per me perché ti offro questo piano”, ma “non votare per lui perché è il male”. E per farlo, ingaggiano o sfruttano la popolarità di volti simpatici al grande pubblico.

Paternalismo in TV e la corsa verso le urne

Con l’approssimarsi delle elezioni, la domanda s’impone da sola: quanto incide davvero l’opinione di una celebrità sulle scelte elettorali degli italiani?

Pensiamoci un attimo. Un conto è esprimere la propria opinione tra le mura di casa, a cena con i parenti o al bar con i colleghi. Un altro conto è sfruttare la familiarità costruita in decenni di prima serata televisiva per condizionare, più o meno direttamente, l’orientamento di chi ascolta. L’elettore che nutre simpatia per il comico di turno rischia di farsi trascinare non da un’analisi ragionata dei programmi, ma dall’emotività e dall’empatia verso il suo beniamino.

Si crea così una sorta di paternalismo televisivo: il personaggio famoso che, dall’alto della sua vetrina, sale in cattedra e spiega ai cittadini cosa è giusto e cosa è sbagliato votare.

Rispettiamo la storia, torniamo ai fatti concreti

È ora di dire basta ai comici che fanno i professori in TV. Non abbiamo bisogno di maestrini che ci spieghino la storia o che riducano la complessa realtà politica a una macchietta o a una patente di moralità.

I cittadini informati hanno diritto a un dibattito serio, basato sui fatti: cosa ha fatto un partito, cosa sta promettendo di fare, con quali coperture e come intende risolvere le urgenze reali del Paese — dalla sanità al lavoro, dal carovita alla sicurezza. La storia e la politica meritano rispetto, e gli italiani meritano di non essere trattati come pubblico da pilotare.

Ora la parola passa a voi

Come sapete, le mie analisi nascono per aprire un confronto schietto e democratico con tutti voi che leggete e seguite la nostra testata.

Pensate che le esternazioni di personaggi famosi come Iacchetti possano davvero spostare il vostro voto o quello delle persone che conoscete? O credete che ognuno debba fare il proprio mestiere, lasciando che la politica si faccia sui contenuti e non sulle battute da salotto?

Scrivetemi il vostro pensiero qui sotto nei commenti. Se l’articolo vi è piaciuto, lasciate un like e condividetelo per far crescere il nostro dibattito. L’appuntamento è per domani con una nuova puntata di Un tema al giorno!

Un saluto a tutti dalla redazione de «Gli Scomunicati»: l’informazione per chi non ha paura, per chi ne ha troppa.

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