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Di Sergio Ragaini
Pensate a un’applicazione per Smartphone che consuma quasi il doppio delle risorse di tutte le altre messe assieme. Che consuma risorse e moli enormi di dati (Gigabyte e Gigabyte) anche quando non la utilizzate, e anche quando non gli date il consenso di funzionare. E che di fatto… non fa nulla.
Abbiamo appena descritto l’applicazione Facebook: un’applicazione che consuma moli enormi di dati e di risorse, anche senza il nostro consenso (anzi, addirittura con consenso negato, come vedremo) per non dare di fatto nulla in cambio. Io ho sperimentato tutto questo: dopo averla disinstallata, eliminandone ogni traccia… il mio smartphone è ringiovanito di almeno tre anni, trovandosi oltre 11 Gigabyte in più di memoria interna, e migliorando le sue prestazioni in modo davvero incredibile. Il modo di funzionare dell’applicazione Facebook si inserisce però perfettamente nella sua modalità di porsi nei confronti degli utenti: in modo verticale, autoritario, punitivo e senza offrire possibilità di replica. Potremmo quindi chiederci? Ma Facebook ci serve davvero? Ne abbiamo davvero bisogno? Almeno per qualcuno la risposta potrebbe essere negativa.
Parassiti: biologici e informatici
Partiamo così: definendo cos’è un parassita: in fondo, nel titolo parlavo proprio di questo. Per capire, in maniera semplice, che nello smartphone della maggior parte delle persone c’è un’applicazione che si comporta come tale. Anche contro il nostro consenso.
Come tutti i parassiti, lo scopo sarà eliminarla. E farlo nel modo più totale possibile, in modo che non ne rimanga assolutamente traccia.
Cos’è quindi un parassita? La definizione che la biologia ne dà è: “Un organismo animale o vegetale che vive a spese di un altro organismo vivente, detto ospite, da cui trae nutrimento e vantaggio provocandogli un danno biologico”.
Questa è la definizione “biologica” di parassita.
Passiamo ora all’informatica: in termini informatici, un’applicazione parassita è qualcosa che lavora nei nostri dispositivi, anche a nostra insaputa, sottraendo risorse e non restituendo nulla in cambio: o, riprendendo dalla biologia, creando danni.
Ho appena dato la definizione dell’applicazione Facebook. Un’applicazione parassita, che consuma risorse anche quando non la si usa. Che consuma una quantità di dati alla quale nessun’altra applicazione si avvicina nemmeno lontanamente. E che, in fondo, non restituisce nessun valore, a differenza di altre applicazioni, che sono molto meno “voraci” di risorse, e che danno invece molto valore a chi le usa. E che crea sicuramente danni, anche se fortunatamente non “irreversibili”, come vedremo.
In tal senso l’applicazione Facebook non si può definire “Malware”, in quanto non scarica codice dannoso. Il suo comportamento ne fa però un “parassita informatico”, perché, come vedremo, sottrae risorse anche contro la volontà dell’utente, e anche quando l’utente imposta esplicitamente di non farlo.
Procediamo quindi nella descrizione, anche in base alla mia esperienza, per capire come questa applicazione non solo consumi risorse, ma lo faccia anche, come dicevo poco fa, contro la nostra volontà, e contro la nostra richiesta di non farlo.
Il tutto si inserisce perfettamente, e ne parleremo anche alla fine, nelle modalità impositive e autoritarie che Facebook ha sempre dimostrato nei confronti degli utenti. Un autoritarismo che qui si esplica nel consumo abnorme di dati, nell’attività in background non richiesta (anzi, con richiesta esplicita di non esserci, come vedremo) e nella totale mancanza di rispetto nei confronti degli utenti e delle risorse dei loro dispositivi. Risorse che, come vedremo, usa a suo piacimento.
La mia esperienza in merito chiarirà molto bene perché, dove possibile, la scelta migliore sia liberarsi di questa applicazione: che crea, di fatto, solo problemi e, almeno talvolta, anche danni ai nostri dispositivi (e in questo è un vero “parassita”).
La mia esperienza: viaggio… e sorprese
In quel periodo mi trovavo in Polonia. Voglia di cambiare aria e viaggio in un Paese davvero bellissimo, accogliente e funzionale.
Come si sa, la quantità di dati utilizzabili in roaming UE è limitata. Anche se nel mio caso era (ed è visto che utilizzo sempre lo stesso gestore e ho lo stesso piano tariffario) di oltre 28 Gb. (Gigabyte), al mese, avendo un’offerta con WindTre a Gb. illimitati.
Controllando cosa accadeva a livello di consumo dati, ho però notato un consumo eccessivo di dati. Un consumo che mi ha portato ad aggiungere 5 Gb. di dati in Roaming UE, portando il totale a 33 Gb. Questi tipi di controlli non vengono solitamente effettuati quando si è sotto la propria rete, se si ha un’offerta a Gigabyte illimitati. Infatti, lì i dati non sono un problema. Dove, però, esiste un limite di consumo dati, allora si cerca di monitorare la situazione (vedremo poi che esaurire i dati disponibili, in Unione Europea, non è poi così grave. Tuttavia, avere una soglia dati porta indubbiamente a monitorarli).
Come dicevo, quindi, ho visto che stavo consumando molti dati. Non capivo come mai: in fondo, utilizzavo lo smartphone solo per cose specifiche, come la navigazione e l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Scambiavo qualche immagine con gli amici è vero, ma nessuna di queste operazioni era tale da giustificare questo consumo di dati.
Gli smartphone permettono, anche se nessuno usa, almeno abitualmente, questa opzione, di verificare non solo il consumo complessivo di dati, ma anche il consumo di dati per applicazione. In questo modo potevo verificare quale applicazione consumava così tanti dati.
La sequenza di comandi per controllare il consumo dati per applicazione varia da smartphone a smartphone. Il mio Oppo A94 5G ha questa opzione, aprendo le Impostazioni, sotto Rete Mobile/Utilizzo dati/Utilizzo dati per applicazione. Comunque, ogni marca avrà il suo percorso.
La cosa è però, almeno credo, sempre fattibile.
Ho aperto quindi la videata del consumo dati per applicazione. E ho quindi svelato il problema. Il consumo era relativo al periodo 11 luglio – 10 agosto 2026. Periodo in cui ero in Polonia. L’immagine la potete trovare a questo indirizzo.
Quello che potete vedere è uno screenshot dei dati di alcune applicazioni: sostanzialmente quelle che hanno consumato di più. Come potete vedere, il consumo totale di dati è stato di 47,63 Gb. (Gigabyte). A questo punto, ho avuto una vera “sorpresa”. Andiamola subito a vedere.
Facebook: un “vampiro” informatico
La sorpresa di cui vi parlavo, come potete vedere, è stata che l’applicazione Facebook aveva consumato ben 29,34 GB di dati, pari al 61,57% del consumo totale.
Al secondo posto, molto, molto staccata, c’era Dropbox, con un consumo di 2,81 Gb. Tuttavia, questo consumo era dovuto al fatto che l’avevo utilizzata per caricare le mie foto (quelle del viaggio), anche su rete mobile: infatti, Dropbox è il mio cloud di riferimento (vale a dire, per chi non sapesse di cosa si tratta, il mio spazio virtuale, dove carico il mio materiale). Quindi, quelli erano dati relativi al caricamento di materiale da parte mia. Quindi un consumo “utile”. Si noti qui come Facebook abbia consumato 10,44 volte, quindi oltre 10 volte, i dati di un’applicazione utilizzata come Dropbox… utilizzata appunto per caricare materiale.
Andiamo ora a vedere le voci successive: troviamo Copilot con 1,62 Gb.
Copilot, per chi non lo sapesse, è un Chatbot di Intelligenza Artificiale, da me molto utilizzato. E, durante il viaggio, l’avevo utilizzato moltissimo. Io utilizzavo, infatti, Copilot tantissimo, per dialogare su varie tematiche, riflettere, pianificare itinerari, chiedere informazioni e così via. Anche, inviando foto, per chiedere informazioni su luoghi dove mi trovavo, per chiedere il funzionamento di apparecchiature elettroniche che trovavo sul mio percorso, e anche per chiedere informazioni sul cibo che trovavo, chiedendo consigli su cosa mangiare. Mi ha, quindi, assistito moltissimo durante il mio viaggio, diventando un assistente davvero a 360°, oltre che un compagno di riflessioni e analisi. E il suo consumo dati è stato 18,11 volte inferiore a quello di Facebook.
Alla posizione successiva troviamo il consumo dati di 1,16 Gb. di Google Maps.
Google Maps è, e credo che sia noto a quasi tutti, il software “per eccellenza” che si usa per la navigazione: automobilistica e pedonale. Avendo informazioni “in tempo reale”, ha quasi completamente “rimpiazzato”, grazie all’utility “Adroid Auto”, che si interfaccia con le centraline che montano diverse auto moderne, i prodotti per la navigazione, quali Ton Ton e Garmin.
Nel mio caso, muovendomi a piedi o con mezzi pubblici, Google Maps è stato uno strumento davvero notevole per la navigazione e l’orientamento. Mi portava nei luoghi, mi diceva che mezzi prendere, mi suggeriva percorsi.
Ricordiamo che il Gps, proprio per sua natura, non è adatto alla navigazione pedonale, perché lo spostamento troppo lento rende problematico il capire la direzione in cui si sta camminando. Il navigatore di Google fa quindi veri e propri miracoli. Però mi ha sempre portato a destinazioni, facendomi “navigare” anche attraverso sentieri nei parchi e percorsi particolari.
Eppure aveva consumato solo 1,16 Gb di dati: 25,29 volte meno di Facebook.
Le applicazioni che seguono, Google Chrome e Whatsapp, sono applicazioni di uso comune. Google Chrome è il programma per navigare in Internet da me utilizzato. Quindi, in quegli 1,16 Gb, c’è tutta la ricerca e la navigazione web, anche relativa a luoghi e strutture.
Whatsapp, poi, è un arcinoto servizio di messaggistica, con il quale ho scambiato e “aperto” dati.
Eppure, il consumo di queste applicazioni è stato minimo. Whatsapp crea problemi di altro tipo, quali quello di “riempire” la memoria dello smartphone. Magari ne parleremo in un altro articolo. Purtroppo appartiene ancora al “Mondo Meta” (quello di Facebook), e ne condivide la filosofia. Però, almeno il suo consumo di dati non è paragonabile a quello di Facebook. Occorre però dire che la sua funzione è diversa.
Pongo l’accento anche su Play Store, con 769,92 Mb., quindi con circa 0,77 Gb. di consumo dati.
Play Store, su Android, è l’utility che gestisce le applicazioni: il download di nuove applicazioni ma anche il loro aggiornamento. Io ho impostato l’aggiornamento automatico su qualsiasi rete (e non, come in alcune impostazioni, solo sotto rete WiFi), quindi anche in Roaming. Di conseguenza, Play Store ha anche aggiornato applicazioni in background. Tenendo conto che spesso gli aggiornamenti sono frequenti, e che le applicazioni sul mio smartphone sono molte, il consumo dati è stato davvero minimo, e quantificabile in oltre 38 volte inferiore a quello di Facebook.
Tra le applicazioni evidenziate, ne risultano anche due che non ho mai utilizzato: Prime Video (consumo di 830,70 Mb.) e Instagram (consumo di 789,94 Mb.).
Prime Video è un’applicazione di Amazon, riservata agli abbonati “Amazon Prime” (tra cui ci sono io). È un archivio di film e serie televisive, su vari argomenti. Io non ho mai utilizzato Amazon Prime durante quel periodo. Probabilmente ha caricato qualche contenuto in background. Con un consumo rilevabile, ma non paragonabile a quello di Facebook.
Instagram è una nota applicazione, legata a un noto servizio per la pubblicazione di contenuti multimediali. Non l’ho mai utilizzata: risolta comunque un consumo dati di 789,94 Mb. Un consumo rilevabile, ma non esorbitante. Comunque, anche Instagram è di Meta… non aggiungo altro.
Ovviamente, dopo queste, seguono altre applicazioni, che per ragioni di “spazio nello screenshot” non ho evidenziato, e che comunque hanno causato un consumo dati inferiore a quelle evidenziate. Quelle che ho messo in evidenza sono quelle applicazioni che hanno utilizzato più dati.
A parte le situazioni di “consumo passivo” che ho segnalato, le altre situazioni sono tutte di “consumo attivo”, e legato ad applicazioni utili, che mi hanno supportato, e che comunque hanno svolto compiti utili anche in Background, quali Play Store.
A proposito di “consumo attivo”, cito un esempio relativo a un altro periodo. Dall’11 agosto al momento in cui sto scrivendo (7 settembre), l’applicazione “Spotify” ha consumato complessivamente 2,76 Gb. di dati. L’ho utilizzata moltissimo per ascoltare Podcast per ore. Eppure il consumo è stato molto inferiore a quello di Facebook. In proiezione sul mese risultano 3,06 Gb. di consumo dati, vale a dire 9,59 volte meno di Facebook: quasi 10 volte di meno per un compito ben diverso di quello di Facebook.
Eppure è un’applicazione che è stata utilizzata per ore e ore!
Facebook, quindi, ha consumato una mole di dati davvero enormemente superiore a tutte le altre applicazioni (come fatto notare, quasi il doppio di tutte le altre applicazioni messe assieme). Come fatto notare, molte applicazioni tra quelle evidenziate hanno svolto un compito davvero molto utile in quel mese. Restituendo servizi e valore per i dati utilizzati. Chiediamoci ora cosa ha “restituito” Facebook in cambio dell’enorme mole di dati utilizzati. In pratica, cosa avevo fatto con Facebook per causare quel consumo dati, e che valore quel consumo mi ha restituito.
Allora: avevo guardato qualcosa, qualche reel per qualche secondo, avevo guardato un po’ di profili, e navigato un po’. Tutto qui. Quindi, di fatto non ho fatto nulla di rilevante. E, sicuramente, non ho avuto alcun “valore” reale dal suo utilizzo.
Quindi, senza di fatto fare nulla, e sicuramente nulla di utile, Facebook ha consumato 29,34 Gb. di dati: come dicevo, oltre 10 volte i dati utilizzati da Dropbox, da me realmente utilizzato per caricare materiale, oltre 18 volte i dati di Copilot, che mi ha assistito praticamente in ogni situazione, e oltre 25 volte i dati di Google Maps, che mi ha portato a destinazione ovunque, compiendo davvero “miracoli” per superare i limiti fisiologici del Gps nella navigazione pedonale. E addirittura oltre 38 volte di più di Play Store, che ha monitorato gli aggiornamenti e aggiornato tutte le applicazioni in Background. Di fatto, quindi, per questo enorme consumo di dati Facebook non ha restituito alcun valore.
Insomma: Facebook aveva consumato quasi tutti i dati disponibili per la “soglia” … senza dare nulla in cambio.
Questo, però, è ancora nulla, anche se il consumo dati evidenziato mostra un comportamento da applicazione che “prosciuga” le risorse dello smartphone: vedremo che il comportamento dell’applicazione Facebook va ben al di là di questo, arrivando a consumare dati anche quando non la si usa… e contro la nostra volontà. Il racconto prosegue!
Consumo dati… anche quando non lo vogliamo
Dopo il riscontro di cui ho parlato poco fa, per poter “neutralizzare” l’applicazione Facebook, avevo deciso per la sua “chiusura forzata”. Per farlo, basta andare sull’elenco delle applicazioni dello Smartphone. Questo è accessibile, dopo avere aperto le impostazioni, da “Gestione Applicazioni” o simili. L’accesso cambia a seconda della marca e del modello di smartphone, ma tutti gli smartphone hanno la possibilità di visualizzare l’elenco delle applicazioni installate e le loro relative proprietà. Individuata, nell’elenco delle applicazioni, l’applicazione Facebook (solitamente si può utilizzare la barra di ricerca per trovarla, utile se avete molte applicazioni, che comunque di solito sono elencate in ordine alfabetico), cliccate su “arresto forzato” o su “forza arresto”. Sarete avvisati che potrebbero esserci dei problemi a compiere questa operazione: in realtà i problemi, e tra poco capirete quanti, ci saranno se non la bloccherete!
Questo arresto avviene “sulla carta”, e soltanto per quella sessione di lavoro. Facebook, infatti, si riavvia automaticamente al riavvio dello smartphone. Se, quindi, lo spegnete, questa applicazione lavorerà ancora in background, consumando dati. Ne parleremo a breve.
In sintesi, comunque, se, dopo avere riavviato o riacceso lo smartphone, non la bloccherete nuovamente “di forza” (con l’arresto forzato appunto) questa continuerà a consumare dati, lavorando “sullo sfondo”.
Ci possiamo qui chiedere quanti dati consuma quando non la si utilizza. Il racconto che segue, relativo alla mia esperienza personale, dirà davvero quanti dati consuma. Proseguiamo quindi il racconto.
Una mattina, quella del 19 agosto, mentre mi trovavo sempre in Polonia (sarei ritornato il 25, con arrivo il 26 a Milano), accendo lo smartphone. Di notte lo spengo sempre, perché è buona norma farlo “riposare” un po’ (quello di spegnerlo almeno un po’ al giorno è un consiglio che do a tutti).
Riaccendendolo, lo lascio fermo un po’. È sempre buona norma, se si riaccende lo smartphone dopo alcune ore, lasciarlo lì per 3-5 minuti. Infatti, deve caricare diversi contenuti in background: utilizzarlo subito potrebbe causare un blocco, con relativo “bootloop” (vale a dire un successivo blocco sulla schermata di avvio) costringendovi a un arresto forzato (che di solito si ottiene premendo simultaneamente Ctrl e Volume su, oppure tenendo premuto a lungo il tasto di accensione/spegnimento), che non vi farà perdere dati (almeno in linea di massima), ma che è sempre meglio evitare.
Dopo, quindi, avere atteso un po’ (in questo caso più dei 5 minuti), faccio il controllo dati, in questo caso quelli consumati in Roaming UE, per controllare quanti dati mi rimangono da utilizzare. E vedo un consumo anomalo di dati in quel giorno.
Verificando, vedo che in quel giorno avevo consumato oltre 4 Gb di dati. Il consumo dati di Facebook era altissimo: complessivamente, dal 12 agosto, 5,4 Gb.
Nell’immagine che potete trovare a questo indirizzo, potete vedere il picco di consumo dati nella giornata del 19 agosto, e che risulta in 4,67 Gb. Eppure, non avevo utilizzato l’applicazione Facebook.
E così, anche grazie alle domande fatte all’Intelligenza Artificiale, ho scoperto cosa stava accadendo: Facebook consuma dati anche se non stiamo utilizzandola. Non ne consuma, anche se non ne sono così sicuro, se l’abbiamo arrestata mediante “arresto forzato” (vedremo perché non ne sono sicuro): se però questa è attiva, il consumo dati è presente, perché l’applicazione lavora in background. Infatti, i moduli Meta (Meta, per ricordarlo, è la struttura che gestisce Facebook, ma anche Instagram e Whatsapp, come già accennato) dell’applicazione continuano a caricare contenuti anche ad applicazione chiusa. Che, comunque, come dicevo, quando avviamo o riavviamo lo smartphone, si riavvia. In effetti, mi sono ricordato che, quando avevo acceso lo smartphone, non avevo eseguito l’arresto forzato, avendolo lasciato lì per un po’. L’operazione di arresto forzato avviene solo per quella sessione di lavoro, come ricevo poco fa: se anche solo si riavvia lo Smartphone, Facebook ripartirà, e continuerà a lavorare in background.
Un’applicazione che rimane attiva… anche quando si indica che non lo rimanga
Qui, però, c’è da segnalare un’altra cosa molto grave dell’applicazione, che secondo me è qualcosa di ben oltre il limite dove un applicazione può spingersi. Verificando le impostazioni dell’applicazione Facebook, avevo visto che era attiva l’opzione “Sospendi attività se inutilizzata”. A questo punto come si può spiegare il consumo dati, quando avevo impostato la sospensione della sua attività?
È presto detto: Facebook registra tutti i suoi processi come “critici”, vale a dire come processi che non possono essere interrotti. Come, insomma, se fossero processi di Sistema, essenziali al funzionamento del Sistema Operativo. Così facendo “bypassa” la richiesta di non funzionare in Background, e rimane comunque attiva… come fosse un processo di sistema, appunto, necessario per il funzionamento dello smartphone. Mentre, in realtà… non fa assolutamente nulla.
Questa è una violazione delle indicazioni della persona, e una totale mancanza di rispetto nei confronti dell’utente e delle sue attrezzature e risorse informatiche.
Come dicevo, credo che siamo già oltre il limite oltre il quale un’applicazione può spingersi.
Registrare i propri processi, come abbiamo visto inutili, rispetto ad altre applicazioni che restituiscono valore, come essenziali per il funzionamento del Sistema Operativo, bypassando la sospensione imposta dall’utente, va al di là di qualsiasi limite, direi.
Ed è proprio per questo che non sono così sicuro, come dicevo, che l’arresto forzato la blocchi del tutto: un’applicazione che funziona anche quando viene “sospesa”, registrando i suoi processi come critici, potrebbe “bypassare” anche l’arresto forzato. Questa è solo un ‘ipotesi: ma forse non è così inverosimile, visto quello che fa l’applicazione Facebook.
Disinstallazione: la soluzione migliore… dove questo è possibile. Fate però una buona e totale disinstallazione… in modo da non lasciarne traccia
A questo punto, ho deciso di disinstallare l’applicazione. Un’applicazione che non rispetta la volontà degli utenti, e le loro risorse informatiche, consumando grandi quantità di dati, contro la volontà dell’utente stesso, senza peraltro restituire valore, non merita, almeno credo, di stare sullo smartphone.
Per la disinstallazione, però, non ho scelto il normale “disinstallatore” dello smarpthone, vale a dire l’opzione “disinstalla” del gestore applicazioni. Questa disinstallazione può lasciare tracce dell’applicazione… e un’applicazione così “invasiva”, che lascia “moduli” ovunque, che registra processi come critici e così via, deve essere disinstallata a fondo, senza che ne resti traccia.
Ho quindi deciso di utilizzare l’applicazione “Google Files” (nota anche cone “Files di Google”). Questa esegue una disinstallazione molto più “profonda” delle applicazioni, rispetto al disinstallatore standard: infatti, cancella tutti i residui e tutti i moduli Meta che lavorano in background, eliminandone ogni traccia.
Per farlo, si apre l’applicazione “Files di Google” (se avete un dispositivo Android, dovrebbe essere preinstallata: altrimenti installatela dal Google Play Store) e si sceglie la voce “Applicazioni”: verrà visualizzato l’elenco delle applicazioni installate sul vostro smartphone. Si individua poi l’applicazione che si vuole disinstallare, in questo caso Facebook, si clicca sui tre puntini a lato di questa e si seleziona “disinstalla”. A questo punto si lascia lavorare Google Files: l’operazione richiederà forse anche alcuni minuti. Di cose da eliminare ce ne sono, e qui ve ne state rendendo conto! E questo tempo necessario alla disinstallazione vi dirà quanto in profondità vada a lavorare questa applicazione… e il suo lavoro non è di certo benefico per il vostro dispositivo!
Al termine del lavoro, visualizzerete il messaggio “disinstallazione completata”. L’applicazione però vi apparirà ancora in elenco. Vi basterà riavviare l’applicazione Files di Google, però, per non vederla più.
Ora riavviate il dispositivo: è l’ultima tappa per togliervi definitivamente qualsiasi residuo di questa applicazione.
Un dispositivo che “rinasce”
Dopo avere riavviato lo smartphone, come sempre l’ho lasciato lì qualche minuto (è comunque sempre buona norma attendere che tutti i processi si siano riavviati). Dopo averlo ripreso in mano, ho avuto subito una sorpresa positiva: controllando lo spazio disponibile nella memoria interna, ho visto che si erano “liberati” ben 11 Gb di memoria. Questi poi sarebbero addirittura aumentati. Insomma: prima della disinstallazione dell’applicazione Facebook avevo un dispositivo quasi sempre “al limite” dell’occupazione di memoria: mi sono poi ritrovato un dispositivo al 75% di occupazione della memoria interna, o anche meno.
Noterò poi che il dispositivo era più veloce, scaldava meno e consumava meno batteria. Usandolo, mi sembrava ringiovanito di 3 anni: invece che essere un dispositivo di oltre 4 anni e 7 mesi (l’età dello smartphone in quel momento), mi sembrava di avere tra le mani un dispositivo di un anno e mezzo di vita.
Avevo proprio eliminato un “parassita” dallo smartrpohone: e questo è completamente “rinato”. E ora continua a funzionare molto meglio, a consumare meno batteria, a essere molto più veloce e a scaldare molto meno. Come dicevo, pare tornato indietro di anni.
Avevo terminato i Gigabyte disponibili…fortunatamente, in Unione Europea non è così grave!
Facebook, comunque, mi aveva letteralmente “mangiato” tutti i Gb. disponibili in Roaming UE.
Infatti, mi era arrivato il messaggio che i Gb. per navigare in Roaming UE eranbo terminati.
Fortunatamente, in Unione Europea ogni Gb. supplementare in più costa 1,342 euro. Insomma, un Gb. di dati costa circa quanto un caffè.
Quindi, fortunatamente, il danno era stato relativo. Se invece avessi usufruito di qualche convenzione “Extra UE” (ovviamente questo se mi fossi trovato fuori Unione Europea), questo avrebbe potuto significare il non potere più utilizzare la connessione dati, se non sotto eventuale WiFi. In quel caso, Facebook avrebbe davvero creato problemi, visto che in molti casi, quando si viaggia, oggi lo Smartphone è uno strumento essenziale, oltre che per navigare, per prenotazioni, acquisto biglietti e così via. E fuori UE i dati supplementari avrebbero avuto ben altro costo!
Fortunatamente, però, ero in Unione Europea, e il problema non è stato così rilevante. Soprattutto perché, da quel momento in poi, l’applicazione Facebook avrebbe finito di creare consumi abnormi di dati, e di mantenere lo smartphone costantemente sotto sforzo, e con grande utilizzo di memoria interna e di risorse: visto che, fortunatamente, l’avevo rimossa, e in modo davvero da non poterer più creare problemi.
Terminata la mia esperienza, vediamo ora una conseguenza dell’applicazione di Facebook, legata in qualche modo alla mia esperienza, che interessa molti… e dove molti non si capacitano di cosa stia accadendo… e che riguarda proprio l’avere consumato tutti i dati disponibili.
Per vedere di cosa si tratta, vi basterà proseguire!
“Ho finito i Giga”: lo si sente spesso… e forse ora si sa il motivo!
“Ho finito i Giga”. Questa frase, da parte di chi non ha un piano tariffario a Giga (diminutivo di “Gigabyte”) illimitati, come il mio, è abbastanza comune. I “Giga” finiscono, e spesso prima che finisca il mese.
L’utente a cui questo accade… non sa perché stia accadendo. “In fondo non ho fatto così tanto!”, dirà, “Eppure i giga sono finiti!”.
Ricordando quanto ho scritto, il “colpevole” di questa “fine anticipata dei Giga” è forse stato individuato. Se l’utente che ha “finito i giga” andrà a guardare il consumo dati per applicazione, scoprirà che l’applicazione responsabile di questo “esaurimento anticipato dei giga disponibili” è quasi sicuramente Facebook. Come visto, consuma quasi il doppio di dati di tutte le altre applicazioni messe assieme. Basta guardare qualche reel, visitare qualche profilo, dei quali precarica subito anche tutti i contenuti video, per vedere “svanire” i propri Giga in poco tempo.
Dopo che vi sarete “liberati” dell’applicazione facebook (tra poco vedrete se lo potete fare) vedrete che i “giga” non finiranno più: anzi, finirete il mese che ne avrete ancora una buona scorta! Provare per credere!
Disinstallare l’applicazione Facebook: scelta consigliata… ma non sempre lo si può fare. Vediamo perché
Da quello che ho detto poco fa, il mio consiglio è quello di disinstallare il prima possibile l’applicazione Facebook: come visto, e credo ampiamente dimostrato, è un’applicazione parassita, che non dà nulla e toglie moltissimo. La sua disinstallazione ridarà nuova vita al vostro dispositivo.
Se la disinstallate, usate come detto Google Files: è, al momento, tra i disinstallatori più profondi che ci siano. E un’applicazione come Facebook, che lavora anche in profondità (e, come detto, non è una “profondità” benefica), necessita di una disinstallazione profonda. Dopo che l’avrete disinstallata, e avrete riavviato lo smartphone (operazione altamente consigliata dopo la disinstallazione) vedrete che il vostro smartphone ringiovanirà di anni: sarà più veloce, consumerà meno batteria e avrà la memoria interna decisamente più libera (io, come dicevo, ho visto “liberarsi” oltre 11 Gigabyte di memoria interna “in un soffio”).
Naturalmente, tutto questo avverrà se la disinstallazione sarà possibile. Alcune marche di smatrpohone, infatti, hanno accordi con Meta, e installano Facebook direttamente nel Firmware dello smartphone.
Forse alcuni di voi non sanno cos’è il firmware. Il nome deriva dall’unione delle parole inglesi firm (stabile, fisso) e ware (componente). Si tratta di un “software per hardware”: un insieme di istruzioni permanenti o semi-permanenti che risiedono in una memoria non volatile (come ROM o Flash) del dispositivo.
Ecco: alcuni smartphone installano Facebook direttamente nel firmware. In questo caso, Facebook sarà un componente di fatto “fisso” dello smartphone. Di conseguenza non sarà disinstallabile.
Tra gli smartphone dove questo succede vi sono i dispositivi Samsung.
In questo caso, non potendola disinstallare, bloccatene l’uso con “Forza Arresto”, individuandola dall’elenco applicazioni. Dovrebbe bloccare la maggior parte di processi (come abbiamo visto, il condizionale è d’obbligo). Se riavviate lo smartphone, o se lo accendete dopo averlo spento per un po’, ricordate di ripetere la procedura di arresto forzato: altrimenti l’applicazione rimarrà aperta, perché all’avvio si riaprirà (come descritto in precedenza, me ne sono accorto mio malgrado: però questo mi ha portato poi a liberarmene).
Per tutti gli altri (vale a dire per i possessori di smartphone in cui Facebook non è di fatto un “componente di Sistema”), la disinstallazione è l’opzione che consiglio: il vostro dispositivo, come fatto notare, acquisterà nuova vita.
E, come fatto notare, si libererà tantissimo spazio. Avevo già in passato scritto un articolo su come liberare spazio nel vostro dispositivo: lo potete trovare a questo indirizzo. La disinstallazione di Facebook completa perfettamente questo discorso, visto lo spazio che si libererà!
Ora passiamo ad alcune riflessioni generali su Facebook. Che faranno capire come il comportamento dell’applicazione Facebook si inserisca perfettamente nel modo di funzionare di Facebook, e di gestire i rapporti con gli utenti.
Ci rivolgeremo poi agli utenti che vogliono continuare a utilizzare Facebook da dispositivo mobile, mostrando come fare senza avere un parassita informatico che lavora nel loro smartphone.
Chiuderemo poi con una domanda: “Ma Facebook serve veramente?”. La risposta, come vedremo, sarà in alcuni casi negativa.
Ma Facebook ha mai rispettato gli utenti? Direi di no!
Quello che ho descritto mostra, senza dubbio, una totale mancanza di rispetto da parte di Facebook degli utenti e delle loro risorse.
Tuttavia, questo modo di fare si inserisce perfettamente nel comportamento che Facebook ha sempre avuto nei confronti degli utenti. Facebook, infatti, ha sempre avuto una gestione molto “verticale” del potere informatico. È una struttura che non si è mai posta in maniera dialogica, ma impositiva.
Ricordo ne modalità di Facebook ancora nel 2008-2009, quando avevo cominciato a utilizzarlo: account disattivati, e talvolta non più riattivati, per motivi di fatto inesistenti.
Ricordiamo che, quando ci si iscrive a Facebook, tra le clausole ce n’è una che afferma che Facebook si riserva di chiudere un account senza fornire spiegazioni. A qualcuno è già accaduto: a un amico di un mio amico era stato chiuso l’account di Facebook… dando come motivazione “Per motivi logistici”.
Qualcuno poi ricorderà (era il 2013) il periodo in cui Facebook pretendeva che si aggiungessero solo utenti che si conoscevano di persona. Mandando minacce e punizioni a chi aggiungeva persone che non conosceva. Con la minaccia di impedire definitivamente di aggiungere contatti.
E chi ricorda i post “che non rispettavano gli standard della comunità”, e che comportavano blocchi delle attività come pubblicare contenuti, magari per settimane o addirittura per mesi (per alcuni anche 2 o 3 mesi)? Quali erano in realtà questi standard? Non si sa davvero quali fossero!
Della mentalità “verticale”, punitiva e poco dialogica di Facebook avevo parlato in alcuni articoli per questo Giornale. Per esempio, ne avevo parlato in questo articolo, dove trattavo della mentalità punitiva di Facebook, e in questo articolo, dove avevo parlavo anche delle possibili alternative.
Insomma: stiamo parlando di una struttura che non ha mai dialogato con gli utenti, che ha sempre imposto dall’alto, senza possibilità di replica. Il fatto che la sua applicazione ufficiale non rispetti i dispositivi e le volontà degli utenti, quindi, è solo una conseguenza di una struttura che non ha mai rispettato gli utenti, ponendosi in posizione mai dialogica ma solo impositiva. Tutto torna.
Per chi vuole continuare a usare Facebook da Smartphone
Qualcuno, però, potrebbe volere continuare a utilizzare Facebook da smartphone. Sono quelle persone che, magari, lo usano per la loro attività, o per promuovere i loro eventi.
In quel caso, potete utilizzare la versione Web di Facebook, che è ottimizzata anche per dispositivo mobile. Basta che vi colleghiate al sito di Facebook, www.facebook.com, e che entriate con le vostre credenziali.
La versione web è… solo una pagina web. Non ha moduli precaricati in background, non esegue operazioni contro la vostra volontà. Funziona solo finché la pagina è aperta.
Se volete essere sicuri, quando chiudete la pagina cancellate la cache del vostro programma di navigazione. Potete farlo con applicazioni come “1 Tap Cleaner”, di cui parlavo anche nel mio articolo su come svuotare la memoria, oppure tenendo premuta l’icona del programma che usate per navigare in rete da Smartphone (solitamente Google Chrome, ma magari usate altro, ad esempio Opera, Firefox o Edge), selezionare la “i” cerchiata di informazioni, poi “gestione memoria” e “cancella cache”.
Usando Facebook in versione Web, potrete comunque operare, evitando di avere un “parassita” nello smartphone.
Ma… Facebook serve davvero? Forse no, visto che non è nemmeno affidabile!
A questo punto, a meno che non utilizzate la piattaforma per lavoro o simili, come detto prima… Facebook serve davvero?
Come detto, è un Social verticale, impositivo, non dialogico, punitivo, che esercita potere in maniera impropria, che chiude profili senza motivazione, che blocca per settimane senza diritto di replica… e l’elenco potrebbe continuare.
Aggiungiamo anche che sempre più le bacheche di Facebook sono diventate bacheche passive, dove ognuno scrive post e commenta poco quelli degli altri.
E quando i post sono di valore, e ricevono molte reazioni e molti commenti… talvolta ci pensa Facebook a rovinare tutto. Ad esempio, avevo fatto, alcuni mesi fa (esattamente il 27 giugno), un post sul passaggio da Mac Os a Linux, che aveva avuto molti commenti (sul tema avevo scritto di recente un articolo in due parti. Le potete trovare qui e qui)… e Facebook me l’ha “rotto”, nel senso che non potevo più rispondere ai commenti. Era il post forse con più reazioni tra quelli fatti sino a quel momento… e Facebook me lo “rompe”, rendendo anche la situazione “imbarazzante”: infatti ricevevo molti commenti ai quali non potevo rispondere: situazione sicuramente fastidiosa.
Questo dice tutto, credo! Oltre a essere un Social punitivo, è anche inefficiente, e ha un’architettura di anni e anni fa, con moduli aggiunti senza ripensarne la struttura. I risultati sono quelli appena descritti.
Anche dal punto di vista lavorativo, affidare il proprio lavoro e la propria attività a una struttura che, magari, “rompe” post essenziali, impedendo magari di rispondere a commenti di clienti e collaboratori direi che non è il caso!
Magari in futuro scriverò un articolo per parlare proprio delle alternative a Facebook, che, come visto, oltre a essere “vorace” di risorse, non è nemmeno affidabile.
A questo punto…. Ha ancora senso utilizzarlo?
Personalmente, non lo sto utilizzando da quando ho disinstallato l’applicazione, almeno da Smartphone. Lo utilizzo qualche volta da Pc: dove è solo una pagina web, anche se mal progettata (non è certo progettata per ottimizzare le risorse!).
E, devo dire, non ne sento la mancanza: in fondo, quella su Facebook è una comunicazione caotica e sovente poco significativa.
Personalmente non mi manca. E di certo non manca al mio smartphone, che pare ringiovanito di anni, senza un “parassita informatico” al suo interno.
Chiedetevi quindi se Facebook vi serve davvero. Qualcuno avrà risposta affermativa, come dicevo: in quel caso può usare la versione Web. Gli altri… forse capiranno che anche il suo uso è un “parassita”: toglie energie, che potrebbero essere usate in modo migliore, e più costruttivo. Ne sa sicuramente qualcosa chi passa tempo, magari, guardando reel, accorgendosi che, dopo averli guardati, ha passato del tempo senza fare nulla.
Pensateci e vedrete che, forse, la risposta sarà proprio… che non vi serve.
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