L’ombra della guerra ibrida russa sull’Italia: Tajani lancia l’allarme, esplode il caso visti

Sala riunioni di Palazzo Chigi con bandiere dell'Italia e dell'Unione Europea posizionate su un tavolo centrale.
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Di Emanuele La Fonte

Non solo attacchi cibernetici, ma droni nei cieli europei, minacce ai cavi sottomarini del Mediterraneo e il rischio concreto di ingerenze sulle prossime tornate elettorali. Dal vertice dei ministri degli Esteri europei a Wicklow, Antonio Tajani mette in chiaro le cose: «L’Italia non è al riparo» dalle ritorsioni e dalle provocazioni di Mosca.

A spingere le opposizioni alla dote di interrogazioni urgenti verso Farnesina e Viminale non è però solo la retorica della prevenzione, ma un fatto specifico finito sui tavoli delle intelligence continentali: l’attacco sventato all’aeroporto tedesco di Lipsia-Halle. Il sospetto che il soggetto al centro dell’inchiesta tedesca abbia ottenuto un visto d’ingresso rilasciato dalle nostre rappresentanze consolari ha riaperto il fronte della sicurezza ai confini. Se da un lato fonti investigative italiane precisano che l’uomo non sarebbe mai transitato dal territorio nazionale, le minoranze pretendono di fare luce sui protocolli di verifica per l’emissione dei visti Schengen in aree a rischio.

In Parlamento la maggioranza prova intanto a stringere i tempi sul pacchetto di protezione delle infrastrutture critiche: dai nodi energetici alle reti dati strategiche. Con l’avvicinarsi della sessione autunnale e delle prossime scadenze elettorali, la difesa della sovranità digitale e la prevenzione della disinformazione si trasformano da dossier tecnici nel primo terreno di scontro politico della stagione.

***Immagine di copertina creata con Gemini AI

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