Legge elettorale, il “Melonellum” spacca la maggioranza: Lega e Forza Italia frenano sui ballottaggi

Un'urna elettorale trasparente posizionata su un tavolo di fronte all'emiciclo di un'aula parlamentare con i deputati seduti ai banchi.
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Di Emanuele La Fonte

ROMA – Il cammino della nuova riforma elettorale si fa improvvisamente in salita per Palazzo Chigi. Il testo teorizzato da Fratelli d’Italia per garantire stabilità e governance al Paese, già ribattezzato Melonellum, ha fatto registrare la prima vera battuta d’arresto all’interno della stessa coalizione di governo. A frenare con decisione sono stati i capigruppo di Lega e Forza Italia, contrari alle modifiche sull’impianto dei ballottaggi e sul premio di maggioranza.

Il nodo del contendere riguarda la proposta di cancellare il secondo turno per l’elezione diretta nei comuni e la rimodulazione delle soglie di sbarramento nazionali. Se FdI spinge per un sistema che blindi il risultato fin dal primo turno premiando le coalizioni più strutturate, gli alleati temono una penalizzazione dell’elettorato moderato e una contrazione della rappresentanza dei territori. “Le regole del gioco si scrivono insieme e non si improvvisano”, trapela dagli ambienti vicini alla segreteria leghista, mentre da Forza Italia si ribadisce la necessità di tutelare il bipolarismo senza forzature maggioritarie.

Le opposizioni, dal canto loro, denunciano quello che definiscono “un blitz antidemocratico coordinato per mascherare il calo nei sondaggi”. Il presidente della Commissione Affari Costituzionali ha provato a gettare acqua sul fuoco assicurando che il testo base subirà ampie modifiche durante l’esame parlamentare, ma il segnale politico resta chiaro: il confronto sulla legge elettorale rischia di trasformarsi nel primo vero test di tenuta per l’esecutivo al rientro dalla pausa estiva.

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