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Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Il dibattito sui flussi migratori continua a soffrire di una cronica e disarmante superficialità. L’ennesima riprova arriva dalle recenti esternazioni dell’eurodeputata Ilaria Salis che, dai suoi canali social, è tornata a commentare gli avvenimenti di Ceuta sostenendo che basterebbero «vie legali e sicure per migrare» e lo stop all’esternalizzazione delle frontiere per cancellare vittime e paure. Un discorso infarcito di richiami alla «ragione umanista e socialista» e alla coexistence oltre ogni confine che, ancora una volta, dimostra la totale distanza dalla realtà dei fatti.
I dossier europei e la realtà dei conti pubblici
Sulla carta sono tutti bei discorsi. Alla prova dei fatti, tuttavia, le dichiarazioni della Salis evidenziano una scarsa conoscenza — o una precisa volontà di ignorare — la complessità della macchina istituzionale ed economica. Negli ultimi dodici anni l’Italia ha dovuto affrontare complessi negoziati europei e vincoli stringenti, condizionati da conti pubblici fragili. Sedere all’Europarlamento richiede studio, analisi dei dossier e profonda conoscenza dei documenti ufficiali, non la semplice recita a memoria di slogan ideologici. Gestire i flussi migratori richiede pianificazione, coordinamento e risorse sostenibili, non l’illusione di un’accoglienza illimitata.
Semplificazioni ideologiche e la gravità dei paragoni storici
Ridurre la questione migratoria a uno scontro tra “buoni e cattivi” o a un dovere di umanità che solo una certa sinistra radicale possederebbe è pura propaganda. Siamo di fronte alla collaudata narrazione in stile “Boldrini Docet”, dove chi solleva dubbi viene bollato come privo di empatia. Ricordiamo bene quando la stessa Salis è arrivata a paragonare le imbarcazioni impiegate nelle rotte clandestine ai soccorritori che durante la Seconda Guerra Mondiale aiutavano i perseguitati a fuggire dal nazismo: un parallelo storicamente e giuridicamente inaccettabile, che finisce per strizzare l’occhio alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico d’esseri umani.
Il prezzo del buonismo: degrado urbano e abbandono sociale
L’Europa e l’Italia non hanno una capienza infinita. Promuovere un ingresso sistematico senza regole né piani d’integrazione reali non è solidarietà: è abbandono sociale. E le conseguenze non le pagano gli eurodeputati nelle aule di Strasburgo, ma i cittadini nei quartieri e nelle periferie, da nord a sud, costretti a convivere con degrado urbano, assenza di servizi e crescenti problemi di sicurezza. Persino quando esponenti dello spettacolo come Enzo Iacchetti intervengono nel dibattito dispensando ricette semplicistiche — per poi doversi scusare in lacrime per le castronerie affermate —, si comprende quanto la discussione sia priva di concretezza.
Dalla denuncia alle proposte: l’assenza di un piano concreto
Puntare il dito e denunciare le criticità è un esercizio fin troppo facile. Da un rappresentante votato nelle istituzioni europee è doveroso attendersi proposte legislative concrete e applicabili. Qual è la soluzione della Salis per garantire un’integrazione effettiva? Come intende affrontare il degrado e la gestione di chi resta irregolare sul territorio? Il quinquennio parlamentare scorre velocemente e, senza risposte operative e misurabili, la retorica dell’accoglienza rimane soltanto l’ennesimo specchietto per le allodole.
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