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Intervista a Padre Maurizio Patriciello di Emilia Urso Anfuso
Dagli incontri in provincia di Vicenza al ricatto della paura: il racconto dettagliato di come un giovane reporter ha ingannato tutti e il tentativo inaccettabile di delegittimare il parroco anti-camorra.
C’è un limite oltre il quale l’informazione cessa di essere cronaca e diventa mistificazione spregiudicata. La vicenda che vede coinvolto Adriano Cappellari – il giovane giornalista vicentino che per mesi ha fabbricato falsi segnali d’allarme e presunti attentati arrivando a ottenere la scorta – non è solo una cronaca di mitomania: è una ferita aperta che tocca direttamente Padre Maurizio Patriciello e le più alte istituzioni dello Stato, tra cui la Premier Giorgia Meloni ma anche il nostro settore professionale, quello del giornalismo.
Ho incontrato Padre Maurizio Patriciello per approfondire questa situazione: qui sotto trovate l’intervista che ho ricavato dalla nostra chiacchierata.

Immagine fornita da Padre Maurizio Patriciello
Emilia Urso Anfuso: Maurizio, mi stavi raccontando la genesi di questo rapporto con Vittorio Cappellari. Vi siete conosciuti nel 2024 in provincia di Vicenza, ad Enego…
Padre Maurizio Patriciello: «Sì, Emilia. Ero stato invitato da Don Federico, un sacerdote di una bontà straordinaria. Lì c’era questo giovane di vent’anni, molto ben educato, cortese. Scriveva per un foglio locale, L’Altopiano. Tutto è iniziato in modo assolutamente semplice e lineare. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa c’era dietro.»
Emilia Urso Anfuso: Poi a febbraio 2026 ti arriva in parrocchia una lettera di minacce molto particolare…
Padre Maurizio Patriciello: «Esatto. Una lettera in rosso, stampatello, dove si minacciava di morte me, la Premier Giorgia Meloni e anche questo ragazzo, Adriano Cappellari. La mia prima reazione d’impulso è stata di appallottolarla e buttarla nel bidone. Poi però mi sono detto: ma che c’entra questo ragazzo? Perché minacciare lui? L’ho chiamato subito per metterlo in guardia, per dirgli di avvisare i Carabinieri. E lui mi rispose che una lettera uguale gli era arrivata a novembre, ma che la polizia gli aveva detto di stare zitto. Capisci? Io mi preoccupavo per la sua incolumità.»
Emilia Urso Anfuso: E dopo sono arrivati i video dell’attentato sotto casa sua e la foto a Caivano sull’altare…
Padre Maurizio Patriciello: «Il 3 marzo è venuto a Caivano con Don Federico ed è scattata quella foto sull’altare. Poi una notte mi invia la foto e il video di questo presunto attentato sotto casa sua. Quando a giugno gli hanno dato la scorta, io continuo a chiedergli nei messaggi: “Adriano, si è capito chi è la matrice? Si sa qualcosa?”. Ma per me era evidente che si trattava di un mitomane, non certo di dinamiche di camorra o di mafia che riguardassero lui. Eppure è stato capace di ingannare tutti: forze dell’ordine, prefettura, magistrati.»
Emilia Urso Anfuso: Quando la Procura di Vicenza ha scoperto la verità e gli ha sequestrato il telefono, qual è stato il tuo primo pensiero?
Padre Maurizio Patriciello: «Ho chiamato subito il padre, pover’uomo, era completamente distrutto. Sono tutti distrutti. Ma ti dico una cosa con tutto il cuore, Emilia: la mattina dopo mi sono alzato alle quattro del mattino, non riuscivo a dormire, e la prima cosa che ho provato, oltre all’amarezza, è stata la paura. Non per me, per questo giovane. Ho detto agli uomini della mia scorta: “Ma non è che adesso questo ragazzo, sommerso dalla vergogna, compie un gesto estremo?”. Per questo nel mio post ho scritto che il mio perdono per lui c’è già e che se ha bisogno la mia porta è aperta.»
Emilia Urso Anfuso: Nonostante la tua disponibilità, alcuni giornalisti di cronaca locale hanno colto l’occasione per lanciare ombre persino sulla tua di scorta e sulla tua credibilità.
Padre Maurizio Patriciello: «Vedi, c’è sempre qualcuno pronto a buttare tutto nel calderone. C’è chi ha iniziato a dire che adesso bisogna mettere in discussione anche la serietà della mia scorta o della mia storia. Questo è sciacallaggio. Io non rispondo mai alle provocazioni, ma scrivere quel testo è stato doveroso: ognuno deve pagarsi il proprio debito con la giustizia, ma non si può usare la menzogna di un singolo per infangare chi la scorta ce l’ha perché combatte i roghi tossici e la camorra ogni giorno sul campo.»
Emilia Urso Anfuso: Maurizio, tu sai che la mia stima e la mia vicinanza per te sono incrollabili. Cosa vuoi dire a chi cerca di infangare la verità?
Padre Maurizio Patriciello: «Che la verità non si svende. Io sono un prete, con tutti i miei difetti, ma la mia vita è trasparente. A te che fai da sempre giornalismo deontologicamente corretto, dico grazie, perché non lasci che la disinformazione e il veleno prendano il sopravvento. Noi andiamo avanti a testa alta.»
Video fornito da Padre Maurizio Patriciello
Grazie a te, Padre Patriciello, per la tua forza e bontà d’animo che ti fa procedere sempre avanti, pur con le costanti difficoltà che incontri sul tuo percorso.
ATTENZIONE: ho verificato sull’annuario dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Vittorio Cappellari NON è iscritto, non è quindi un collega giornalista. La Procura che indaga, lo indica infatto come “Un giovane freelance”, mai come “giornalista”, ma la verifica che ho fatto garantisce anche questa informazione.

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