|
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
In Italia abbiamo morti ammazzati di Serie A e morti ammazzati di Serie B. Ormai non è più una provocazione, possiamo tranquillamente iniziare a pensarlo. Specialmente se guardiamo a quello che è successo il 19 luglio scorso a Eboli, con l’omicidio del giornalista salernitano Luigi Luca Esposito.
Bisogna abituarsi a usare le parole e i termini giusti: Luigi Esposito ha fatto una fine orribile. È stato selvaggiamente malmenato e poi dato alle fiamme. Bruciato. E da chi? Da un ragazzo tunisino di 26 anni, Ridha Rahmouni, che ha confessato questo delitto terribile.
E qui entriamo nel primo punto su cui dobbiamo sviluppare una riflessione seria. Stiamo parlando dell’ennesimo extracomunitario irregolare sul nostro territorio. Un uomo sul cui capo pendeva un obbligo di rimpatrio, un decreto di espulsione che però – come accade puntualmente nel nostro Paese – non è mai stato fatto rispettare. Sta ancora qui, e adesso dobbiamo pure prendercene carico noi per capire cosa sia successo e come andrà avanti questa brutta storia.
La macchina del fango e la difesa del reo confesso
Mentre si tiene l’udienza di convalida del fermo nel carcere di Salerno, cosa scopriamo? Scopriamo che la linea difensiva del tunisino (portata avanti dal suo legale Giovanni Mauri) punta già a tirare in ballo il “mondo delle frequentazioni” della vittima e l’omicidio a sfondo religioso, di presunti incontri a pagamento che Esposito gli avrebbe proposto e che lui non voleva assecondare.
Capito il paradosso? Un reo confesso sostiene di aver massacrato di botte e dato fuoco a un uomo – probabilmente mentre era ancora vivo – perché gli avrebbe fatto delle avances. E noi dovremmo pure assistere a questa narrazione che tenta quasi di giustificare tanta ferocia senza che qualche sindaco si indigni, senza una sensibilizzazione massiva contro la violenza che certi irregolari nel nostro paese stanno usando contro di noi…
Due pesi e due misure: il cortocircuito di Bologna
Ma la domanda vera, quella che fa venire il fegato marcio e che vorrei porre a chi ci governa e a chi fa opinione, è un’altra: com’è possibile che per Fakir si sia mosso il mondo, e per Luigi Esposito non si sia mossa manco una foglia?
Nel caso di Fakir abbiamo visto la politica locale e nazionale stracciarsi le vesti. A Bologna hanno scatenato un caos primordiale, una manifestazione finita con circa 70 poliziotti feriti perché malmenati dai contestatori. Fakir – parliamoci chiaro, per quello che è emerso – era una persona che la famiglia non seguiva più da tempo, che usava e spacciava droga. Eppure è diventato istantaneamente un simbolo. Il sindaco Lepore ha chiamato a raccolta i cittadini in piazza, subito si sono diffuse le narrazioni sulle “forze dell’ordine cattive” addirittura “omicide” mentre l’autopsia, effettuata in ben sei ore di lavoro, non è ancora stata depositata, ma si è già urlato all’assassinio da parte dei poliziotti.
Avete visto i filmati della sorella di Fakir? Certa stampa vi ha raccontato che “chiedeva giustizia”. No, andatevi a vedere i video che vi cito: chiedeva vendetta, lo ha urlato più volte.
Qui sotto trovate un mio articolo/indagine attraverso il quale ho fatto emergere tutti i passi che si sono susseguiti e fornendovi prove inconfutabili: dal video della sorella di Fakir che urla “Voglio VENDETTA”! alla quasi immediata trasformazione mediatica delle sue dichiarazioni, trasformate in “Voglio GIUSTIZIA”! e una serie di altre ambiguità:
Intanto, per fare il loro lavoro, gli agenti di polizia sono costretti a comprarsi la bodycam di tasca propria pur di avere una prova per poter dire: “Guardate che io non ho picchiato/ammazzato”. Perché per la sicurezza i soldi non ci sono mai, ma per cestinarli nei soliti rivoli della burocrazia o nelle tasche della politica si trovano sempre.
Non abbiamo più tempo
Allora ve lo chiedo di nuovo, a costo di sembrare noiosa: come mai per Fakir le piazze s’infiammano e si aggrediscono gli agenti, mentre per un giornalista italiano trucidato da un irregolare con decreto di espulsione si osserva un silenzio tombale?
Nessun politico di destra, di sinistra, verdi, gialli o a pois che abbia fatto una marcia, detto una parola, nessuno ha sbattuto i pugni sul tavolo. Niente. Zero. Anzi, si corre già alle conclusioni a tutela del reo confesso.
Io ve lo dico con estrema franchezza, e scusatemi anche la stanchezza, ma a furia di raccontare queste cose passa davvero la voglia: peggio di così il nostro Paese non può finire. C’è gente che la fa facile, c’è la Boldrini che ci dice che di irregolari ne abbiamo persino pochi, c’è chi li vorrebbe regolarizzare tutti, come sta per avvenire in Spagna, ma la realtà ci mette davanti a una sicurezza a pezzi.
Molti lettori mi chiedono: “Ma dove arriveremo, dove andremo a finire”? Io la risposta ce l’ho, ed è amara: il tempo è già finito.
QUI SOTTO trovate la video puntata che ho dedicato all’omicidio di Luigi Esposito: se accedete sul canale YouTube ufficiale della nostra testata giornalistica, mettete un “LIke” al video e iscrivetevi per ricevere gli aggiornamenti

Lascia un commento