Capitano dell’esercito Pasquale Trabucco: continua il suo percorso per il riconoscimento degli effetti civili del 4 novembre

Capitano dell’esercito Pasquale Trabucco: continua il suo percorso per il riconoscimento degli effetti civili del 4 novembre
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Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso e lettera aperta di Pasquale Trabucco alle istituzioni

Il capitano dell’esercito Pasquale Trabucco è emerso sulle cronache nazionali nel 2018, quando compì una memorabile traversata dell’Italia a piedi. No, niente Guinness dei Primati, niente da vantare sui social per acchiappare like. Trabucco, presidente del Comitato Nazionale 4 Novembre, col suo gesto volle sensibilizzare le istituzioni nazionali per il ripristino della festività nazionale del 4 novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

La festività era stata soppressa durante il periodo dell’Austerity degli anni ’70 e mai più riattivata. Col suo gesto estremo, il capitano Pasquale Trabucco è riuscito a porre la giusta attenzione su un tema, più che sulla festività, che deve accomunarci tutti in un solo abbraccio: quello di un popolo che ogni giorno perde la memoria di cosa sia un popolo unito.

Grazie a lui e alle persone a lui vicine in questa volontà di tornare alla corretta il 4 novembre è tornato ad essere giorno di memoria storica, ma non è sufficiente: mancano gli effetti civili. Significa che il 4 novembre viene nuovamente ricordato ma le attività commerciali restano aperte, l’Italia non si ferma in ricordo dei suoi Caduti, dell’Armistizio di Villa Giusti (entrato in vigore il 4 novembre del 1918) che consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale.

Con il Regio decreto n.1354 del 23 ottobre 1922, il 4 Novembre fu dichiarato Festa nazionale.

Anni ’70, crisi economica e Austerity: un pezzo così importante della nostra fu derubricato a giornata qualunque. Il problema è che, finito quel periodo, nessuno ha pensato di ripristinare la giornata.

Trabucco quindi, non soddisfatto del mero riconoscimento dell’esistenza della giornata in questione, lo scorso anno ha compiuto un’alta estrema camminata, stavolta partendo dal Mausoleo di Adriano – Castel Santangelo – fino al Vallo di Adriano in Scozia, un percorso di circa 2.300 Km per sensibilizzare le istituzioni italiane e l’opinione pubblica, non solo sul ripristino degli effetti civili del 4 novembre, ma anche per l’equiparazione delle vittime del terrorismo alle vittime di servizio, anche civile.

Chi tutela la sicurezza delle persone, in qualsiasi ambito esse agiscano, meritano i dovuti riconoscimenti, è questo il criterio alla base del lungo percorso affrontato dal capitano lo scorso anno.

Qui sotto trovate una mia video trasmissione, registrata lo scorso anno, per parlare proprio dell’impresa in questione:

Lo scorso 9 Luglio, il capitano Pasquale Trabucco aveva anche denunciato una situazione atipica che si svolge da qualche tempo presso il MIlite Ignoto: qui sotto trovate l’articolo che spiega l’accaduto:

Per non spegnere la luce sull’importanza del pieno riconoscimento del 4 novembre ma anche della dignità del nostro Paese, che si sta perdendo goccia dopo goccia in un processo di cancellazione di criteri in via di disfacimento, Pasquale Trabucco continua col suo incessante impegno, il più recente dei quali racconta egli stesso attraverso lo scritto che ha inviato alla nostra redazione e che trovate di seguito: il nostro Paese non ha più bisogno di parole, ma di fatti e persone in grado di realizzarli.

QUI SOTTO un video di Pasquale Trabucco registrato il 20 luglio mentre percorreva le 52 gallerie del Pasubio:

Prima di lasciarvi alla lettura della sua lettera aperta alle istituzioni e dopo aver riflettuto su quanto Trabucco ha fatto di recente con l’intenzione di far emergere l’urgenza di tornare alla capacità di fare, di compiere azioni che valichino le troppe parole in politica, vi riporto un passo di una serie di dichiarazioni che ha rilasciato in queste ore:

Pasubio: le 52 gallerie. Un cammino nella memoria – di Pasquale Trabucco

Oggi ho voluto mettermi alla prova. Quando sono uscito dalla ventesima galleria ero stanco, sudato, con il fiato corto. Ed è stato proprio in quel momento che ho pensato agli uomini che, nel 1917, scavarono queste 52 gallerie nella roccia.

I genieri della 33ª Compagnia Minatori, insieme ai lavoratori militarizzati, compirono un’impresa straordinaria che ancora oggi suscita ammirazione e riconoscenza.

Noi oggi le percorriamo per scelta. Loro le costruirono in guerra. È stato impossibile non ripensare ai recenti fatti dell’Altare della Patria.

Mentre qualcuno organizza banchetti in un luogo che è il sacrario della memoria nazionale, c’è chi continua a salire fin quassù per rendere omaggio, con il proprio impegno, a coloro che ci hanno consegnato l’Italia di oggi.

Centinaia di genieri e lavoratori militarizzati, con mezzi infinitamente più modesti dei nostri, affrontarono ogni giorno una fatica che oggi facciamo perfino fatica a immaginare.

Per questo rivolgo un invito ai nostri parlamentari, ai rappresentanti del Governo e a tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche.

Venite qui.

Percorrete queste 52 Gallerie. Affrontate la salita, il caldo, la fatica e il silenzio di queste montagne. Solo allora potrete comprendere, almeno in parte, cosa è costata l’Italia che oggi abbiamo.

Emilia Urso Anfuso – Direttore responsabile

Lettera aperta alle istituzioni – Del capitano dell’esercito Pasquale Trabucco

Ci sono viaggi che iniziano con uno zaino in spalla e terminano con il ritorno a casa. Altri, invece, continuano a vivere dentro di noi, perché non ci lasciano soltanto il ricordo dei luoghi visitati, ma una comprensione più profonda della nostra storia. Quella vissuta in questi giorni non è stata una semplice escursione tra montagne, forti e sacrari. È stato un cammino attraverso oltre un secolo di storia italiana, un percorso che mi ha portato dai cimiteri militari austro-ungarici di Laghi e Tonezza del Cimone fino ai luoghi simbolo della Grande Guerra, della Guerra di Liberazione e della Guerra Fredda, per concludersi a Levico Terme insieme ai gloriosi Verdi di Gorizia del 28° Reggimento Fanteria “Pavia”.

Tutto è iniziato a Laghi e Tonezza del Cimone, dove si trovano due cimiteri militari austro-ungarici che l’Associazione Nazionale del Fante contribuisce a custodire. Ogni anno delegazioni austriache tornano in questi luoghi indossando le uniformi storiche per rendere omaggio ai propri Caduti. È un’immagine che invita a riflettere. Un tempo quei soldati erano avversari sul campo di battaglia, oggi italiani e austriaci si ritrovano davanti alle stesse tombe. La storia non cambia, ma cambia il modo di guardarla. Il tempo ha trasformato l’antico nemico in un uomo da ricordare, perché davanti alla morte non esistono più fronti contrapposti, ma esseri umani che hanno sacrificato la propria vita.

Da qui è iniziato il mio cammino nei luoghi della Grande Guerra. Ho percorso la Strada delle 52 Gallerie, straordinaria opera del Genio Militare italiano costruita in condizioni estreme; ho reso omaggio ai Caduti custoditi nel Sacrario Militare di Asiago; ho visitato il Forte Interrotto, dove il suono del cosiddetto organo del vento sembrava restituire voce al silenzio della montagna; ho attraversato le tre gallerie, le trincee e i camminamenti del Monte Cengio; mi sono fermato all’Ossario del Pasubio, visitato proprio nell’anno del suo centenario. Entrando in quell’ossario, davanti alle ossa ancora visibili dei Caduti, il pensiero è tornato spontaneamente all’Ossario di Padula, che ho raccontato nel mio libro “L’ombra della vittoria. Il fante tradito”. Le ossa non hanno ideologie. Ricordano soltanto il prezzo pagato da chi combatté e ci chiedono di non dimenticare mai quanto alto sia stato il costo della pace.

Il giorno successivo il percorso è proseguito tra la Forra del Lupo, Forte Dosso delle Somme, Forte Belvedere-Gschwent, straordinaria opera fortificata austro-ungarica tra le meglio conservate dell’intero fronte alpino, Malga Zonta e Base Tuono. In poche ore mi sono trovato ad attraversare tre grandi pagine della nostra storia. La Grande Guerra, la Guerra di Liberazione e la Guerra Fredda. Tre epoche diverse, tre generazioni diverse, ma un unico filo conduttore: il servizio alla Patria.

A Malga Zonta il pensiero va naturalmente alla Resistenza. Ma ricordare quella stagione significa ricordarla nella sua completezza. Dopo l’8 settembre 1943 circa 300.000 militari italiani dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica continuarono a combattere nelle Forze Armate Cobelligeranti. Molti altri militari entrarono nelle formazioni della Resistenza. Molti partigiani erano essi stessi militari e, in numerose formazioni, ufficiali e sottufficiali del Regio Esercito ne assunsero il comando, mettendo la propria esperienza al servizio della liberazione dell’Italia. 

Anche questa è una pagina della nostra storia che merita di essere conosciuta.

A Base Tuono la storia cambia ancora

I missili Nike Hercules oggi non rappresentano più uno strumento operativo, ma continuano a ricordare gli anni della Guerra Fredda, quando la pace veniva difesa attraverso la deterrenza, la vigilanza e la preparazione delle Forze Armate. In pochi giorni ho avuto la possibilità di attraversare oltre un secolo di storia militare italiana, comprendendo ancora una volta quanto ogni epoca abbia lasciato un’eredità che appartiene a tutti noi.

Il viaggio si è concluso a Levico Terme, nel 160° anniversario della Battaglia di Levico, insieme al Gruppo Reggimentale del 28° Reggimento Fanteria “Pavia” di A.N.F., i gloriosi Verdi di Gorizia. Quel nome nasce dall’8 agosto 1916, quando il sottotenente Aurelio Baruzzi, Medaglia d’Oro al Valor Militare del 28° Reggimento, guidò l’azione che contribuì alla conquista di Gorizia, facendo sventolare il Tricolore sulla città e consegnando quel reparto alla storia dell’Esercito Italiano. Da allora il 28° porta con orgoglio il nome di “Verdi di Gorizia”. Nel 2004 il Reggimento ha assunto la specialità delle Comunicazioni Operative. Sono cambiati i compiti, si sono evoluti gli strumenti e anche i distintivi, ma sono rimasti il nome, la Bandiera di Guerra, le tradizioni e i valori costruiti da generazioni di fanti.

Per me quel momento ha avuto anche un significato profondamente personale. Ho avuto l’onore di essere alfiere della Bandiera di Guerra del 28° Reggimento Fanteria “Pavia”. Portare quella Bandiera è stato uno degli onori più grandi della mia vita militare. Ritrovarmi ancora una volta accanto a loro ha riportato alla mente anni di servizio, di impegno, di sacrificio e di appartenenza che continuano a rappresentare una parte importante della mia vita.

In questi giorni molti mi hanno chiesto come abbia affrontato sentieri, forti e montagne dopo un periodo nel quale avevo necessariamente ridotto gli allenamenti. La risposta è semplice. Il corpo conserva la memoria della fatica, ma ancora di più la conserva lo spirito. Negli ultimi mesi il mio tempo è stato dedicato soprattutto all’impegno per il ripristino degli effetti civili del 4 Novembre e alle responsabilità assunte nell’Associazione Nazionale del Fante. Ho camminato meno, ma non ho mai smesso di credere negli ideali che mi accompagnano da una vita. Durante il corso di Counseling dedicai la mia tesi alla resilienza del militare prima, durante e dopo le missioni operative. In questi giorni quella parola ha trovato ancora una volta conferma. La resilienza non significa soltanto resistere. Significa rialzarsi, ripartire e continuare il proprio cammino anche quando gli impegni sembrano averci allontanato da ciò che amiamo.

Ripensando a questa settimana mi sono reso conto di aver attraversato non soltanto montagne e fortificazioni, ma oltre un secolo della nostra storia. Dai Caduti della Grande Guerra ai protagonisti della Guerra di Liberazione, fino ai militari che durante la Guerra Fredda hanno vegliato silenziosamente sulla sicurezza dell’Italia. Cambiano le uniformi, cambiano le armi, cambiano le generazioni, ma resta immutato il senso del servizio, del dovere e dell’amore per la Patria.

Sono convinto che la storia d’Italia non debba essere raccontata a capitoli separati. La Grande Guerra, la Guerra di Liberazione e la Guerra Fredda sono pagine diverse dello stesso libro. Per comprenderle davvero bisogna leggerle tutte, senza pregiudizi e senza contrapposizioni ideologiche, ricordando il contributo di chi ha servito il nostro Paese in uniforme e di quanti hanno sacrificato la propria vita perché oggi potessimo vivere in una Nazione libera. Allo stesso modo, vedere oggi italiani e austriaci riuniti davanti ai cimiteri militari di Laghi e Tonezza dimostra che la memoria può diventare un ponte tra popoli che un tempo si affrontavano in battaglia.

Porto con me immagini che non dimenticherò: il silenzio delle 52 Gallerie, il Sacrario di Asiago, il Forte Interrotto, il Monte Cengio, l’Ossario del Pasubio nel suo centenario, la maestosità del Forte Belvedere-Gschwent, Malga Zonta, Base Tuono e il ritrovarmi ancora  con il mio Reggimento. Sono immagini diverse, ma unite da un unico filo conduttore: la volontà di trasmettere alle nuove generazioni il valore della memoria e della storia.

Conclusioni

Per tutto questo il 4 Novembre non appartiene soltanto al passato. È la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate e rappresenta una parte essenziale della nostra identità. Proprio per questo continuo a credere che debba ritrovare pienamente anche i suoi effetti civili, affinché non sia soltanto una ricorrenza da ricordare, ma un patrimonio da vivere e da trasmettere.

Il 4 Novembre continua a ricordarcelo.

Pasquale Trabucco


Presidente del Comitato Nazionale per il ripristino della Festa del 4 Novembre
Vice Presidente Nazionale Associazione Nazionale del Fante

N.B. Sul profilo ufficiale troverete i video del recente percorso affrontato dal capitano Pasquale Trabucco: https://www.facebook.com/T del recente percorso affrontato dal capitano Pasquale Trabucco: https://www.facebook.com/TrabuccoPasquale

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