Roberto Vannacci e Ilaria Salis: cosa fanno presso l’Europarlamento?

Roberto Vannacci e Ilaria Salis: cosa fanno presso l’Europarlamento?
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Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Diciamoci la verità: quando andiamo a votare per le europee, sappiamo davvero chi stiamo mandando a Bruxelles o a Strasburgo? O la verità è che i nostri voti finiscono in una specie di buco nero? Perché la sensazione, parliamoci chiaro, è quella di perdere totalmente il controllo su quello che un eurodeputato va a fare in quel luogo che, a un certo punto, diventa quasi un fantasma. Se ne parla, si discetta, ma alla fine si sa pochissimo.

Il problema è che spesso viviamo calati in una distanza enorme tra ciò che accade davvero lassù e ciò che noi pensiamo succeda. C’è un distacco profondo tra chi arriva su quelle poltrone e i cittadini italiani. Eppure, quegli europarlamentari rappresentano il nostro Paese. Quando a Bruxelles viene presa una decisione o viene varata una nuova direttiva, piaccia o no, ha un impatto gigantesco sulla nostra vita quotidiana. Ne subiamo le conseguenze tutti i giorni.

Usciamo dalle chiacchiere: ecco come funziona il gioco

Però, per dibattere seriamente e non fare la figura di quelli che parlano a vanvera, bisogna guardare le carte. Il Parlamento europeo si muove su un “triangolo istituzionale” regolato dal Trattato di Lisbona: Commissione, Parlamento e Consiglio europeo. E qui c’è un punto critico che in pochi dicono: a differenza del nostro Parlamento a Roma, quello europeo non ha il potere di iniziativa legislativa. Le leggi non le propone il Parlamento, le propone la Commissione Europea. Capite perché è importante scoprire, dati normativi alla mano, come funzionano le robe da quelle parti? (Vi lascio tutti i link utili qui sotto, nell’articolo 14 del Trattato c’è spiegato tutto, prendetevi cinque minuti per studiarlo).

Anche perché, specialmente ultimamente, stiamo toccando con mano una sfrontata impreparazione a ricoprire certi ruoli. Non parliamo di passanti, ma di persone che vanno in giro per il mondo a rappresentarci, vengono intervistate, firmano atti. L’altro giorno ho dovuto raccontarvi la figuraccia dell’eurodeputata Ilaria Salis, che si è mostrata totalmente disinformata perfino sulla politica di casa nostra.

Ora, io non voglio accanirmi, ma qui c’è un problema di contenuti. Non basta votare una persona perché ci sta simpatica o perché fa parte della nostra area culturale. Manifestare il dissenso contro il fascismo va benissimo, ma non può essere l’unico programma politico di un eurodeputato. Diciamolo chiaramente: con quello che guadagnano lassù (e lasciatemi fare uno sbuffo di stizza), la motivazione deve andare ben oltre l’ideologia. Credo che ormai lo stiano capendo persino i suoi stessi sostenitori.

Liberi tutti (anche di cambiare idea)

C’è un’altra cosa che dobbiamo sapere per evitare i classici commenti social basati su “cosa ha detto il fratello del cugino del verduraio”. Uso questa battuta perché a volte si leggono certe assurdità da mettersi le mani nei capelli.

L’articolo 2 del Regolamento interno del Parlamento europeo stabilisce il principio del mandato indipendente. Cosa significa? Che i deputati sono liberi, non hanno un mandato imperativo. Non è che il capo del partito o l’elettore da casa può imporre loro cosa votare. Nessuno può costringerli. Questa autonomia li protegge, certo, ma lascia anche campo libero alle loro personali iniziative.

I due estremi: Salis e Vannacci

E allora guardiamoli, i due estremi di questa politica che ci fanno chiacchierare di più.

Da una parte Ilaria Salis, a sinistra. Molti dicono, e non a torto, che la sua elezione sia stata solo un comodo escamotage per superare i suoi guai giudiziari all’estero grazie all’immunità. Lei si batte per i detenuti e per il diritto alla casa, ma poi propone cose che negano il diritto alla proprietà privata, come togliere gli appartamenti ai grandi proprietari immobiliari per darli a chi è in emergenza.

Dall’altra parte abbiamo il generale Roberto Vannacci, l’idolo della destra, nominato vicepresidente dei Patrioti per l’Europa. Le opposizioni non sopportano una sola parola di quello che dice, mentre i suoi fan si fanno bastare il fatto che parli tante lingue. Lui spinge forte sul tema della “remigrazione”. Attenzione, però: non confondiamo le sue proposte con le misure sui rimpatri approvate dall’Europarlamento lo scorso giugno, che sono procedure burocratiche semplificate. C’è tanta insofferenza in Italia per gli episodi di violenza legati a certi flussi migratori clandestini, e lui cavalca questa onda. Ma anche tra i suoi elettori qualcuno comincia a chiedere: “Va bene il patriottismo, va bene la remigrazione… ma concretamente di cos’altro si occupa il Generale?”

La cultura è l’unica arma

Ecco perché vi dico da anni che essere preparati, studiare e conoscere le leggi è l’unico modo per sconfiggere l’andazzo brutto e ignorante che alberga sui social, diventati ormai contenitori di “varie ed eventuali” senza logica.

Voi cosa ne pensate? Cosa ci sta a fare lì Ilaria Salis? È stata solo una strategia o sta portando risultati? E Vannacci vi rappresenta o dovrebbe iniziare ad affrontare i discorsi in un’altra maniera?

Aspetto le vostre riflessioni nei commenti qui sotto o nel box dei commenti che trovate sotto la video trasmissione che ho dedicato a questo tema e di cui, qui sotto, trovate il video e se vi piace questo modo di fare informazione – senza paura e senza padroni – iscrivetevi al canale. Aiuterete me e la testata giornalistica che ho fondato e che dirigo con orgoglio da vent’anni.

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