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Editoriale e video trasmissione del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Per noi italiani la casa non è mai stata un semplice investimento finanziario. Il “mattone” rappresenta il sacrificio di una vita, la certezza da lasciare qualcosa in eredità ai figli. Non è un caso se l’81,6% delle famiglie italiane vive in un’abitazione di proprietà, una percentuale altissima che stacca nettamente la media europea, ferma al 68,4%.
Eppure, da qualche tempo, intorno a questa certezza si respira un’aria pesante. Un allarme, a tratti sottile e a tratti sbandierato, che tocca una corda sensibilissima: il rischio concreto di vedere aggredito, svalutato o persino scosso il diritto alla proprietà privata.
Ma quanto c’è di vero e quanto è psicosi? Proviamo a fare ordine, partendo dai fatti.
Lo spettro delle “liste di requisizione” e il paradosso italiano
La nostra Costituzione, all’articolo 42, riconosce e garantisce la proprietà privata, pur legandola a una funzione sociale. Ma i venti che soffiano dall’Europarlamento, specialmente da certe frange della sinistra radicale, evocano scenari diversi. Pensiamo alle recenti uscite di eurodeputate come Ilaria Salis, che ha ipotizzato la creazione di vere e proprie “liste” dei grandi proprietari (chi possiede dieci o più appartamenti) per censire gli immobili sfitti e destinarli all’emergenza abitativa.
L’allarmismo è immediato. Ma prima di gridare all’esproprio proletario, dovremmo guardare a un altro disastro, tutto nostrano, che ho documentato in una mia recente video-inchiesta con i dati ufficiali di Confedilizia.
Il vero scandalo italiano non è la mancanza di case, ma la loro gestione.
Da nord a sud, l’edilizia popolare è al collasso. Ci sono migliaia di appartamenti pubblici vuoti, non assegnati, che i Comuni lasciano letteralmente sfasciare e autodistruggersi, accampando la scusa della mancanza di fondi per le ristrutturazioni. Viene da chiedersi: perché non ci si è mossi prima per evitare il degrado urbano, invece di scaricare l’ansia dell’emergenza abitativa sui privati?
La direttiva “Case Green”: se la requisizione diventa svalutazione
L’ansia più profonda, però, non arriva dalle provocazioni politiche, ma dalle direttive europee. Parliamo della ormai celebre EPBD (Energy Performance of Buildings Directive), la direttiva sulle “Case Green” (UE 24/1275). L’obiettivo finale è la neutralità climatica entro il 2050, con uno step intermedio tassativo: gli Stati membri devono ridurre il consumo energetico del parco immobiliare residenziale del 16% entro il 2030.
Diciamolo chiaramente per stoppare le fake news: non esiste un rischio di requisizione immediata da parte di Bruxelles per chi non si adegua. Il pericolo reale è molto più subdolo ed economico: una svalutazione di massa.
Chi non potrà permettersi gli ingenti costi di ristrutturazione per saltare di classe energetica si ritroverà in mano un immobile dal valore letteralmente stracciato sul mercato. Una vera e propria mazzata sul patrimonio delle famiglie della classe media.
Quando la proprietà viene “sospesa”: i precedenti
La tutela del godimento dei propri beni esiste ed è sancita dall’articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, ma lo stesso articolo ammette l’espropriazione per causa di pubblico interesse. E l’Italia ha dimostrato che in casi eccezionali lo strumento scatta.
Durante la mia lunga inchiesta sul piano vaccinale e la gestione pandemica – un lavoro indipendente durato tre anni e mezzo – andai a spulciare i decreti dell’epoca. All’articolo 6 del decreto “Cura Italia” varato dal Governo Conte, era prevista la possibilità di requisire strutture e immobili privati per fare spazio all’emergenza sanitaria. I precedenti normativi esistono, ma restano legati a scenari di crisi eccezionale. Oggi, il vero rischio sul tavolo non è lo Stato che bussa alla porta per prendersi le chiavi, ma un sistema che rischia di impoverire il cittadino svalutando il suo investimento più grande.
E voi, come vi state preparando?
I parametri europei del 2030 sono dietro l’angolo e molti proprietari si stanno già rimboccando le maniche, non senza difficoltà.
La domanda ora la faccio a voi, che mi seguite sempre qui sul giornale e sul nostro canale YouTube ufficiale: avete già iniziato ad adeguare le vostre case? Quali intoppi state trovando? Ma soprattutto, se avete altre priorità economiche in questo momento, come pensate di affrontare questa scadenza? Temete il crollo del valore del vostro immobile?
Il box dei commenti qui sotto è a vostra disposizione ma potete commentare anche attraverso il box dei commenti sulla trasmissione video che ho registrato per voi e che trovate qui sotto: raccontatemi la vostra storia.
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