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Editoriale e video trasmissione del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Ci risiamo. Quando si parla di flussi migratori e sicurezza, ciclicamente assistiamo al ritorno di certe narrative che, definire distanti dalla realtà, è un generoso eufemismo. Questa volta l’uscita a vuoto porta la firma di Ginevra Bompiani. Parliamo di un’intellettuale di peso, saggista, scrittrice e traduttrice, figlia dello storico editore Valentino. Eppure, durante una sua recente ospitata a L’aria che tira, se n’è uscita con dichiarazioni che lasciano profondamente interdetto chiunque mastichi un minimo di cronaca e di realtà.
A dire il vero, non è una novità. È una tesi che la dottoressa Bompiani aveva già espresso tempo fa — e di cui avevo già discusso qui sul canale nella mia trasmissione quotidiana Un tema al giorno — e che ricalca fedelmente quanto sostenuto dall’eurodeputata Ilaria Salis.
Il bersaglio condiviso? Il contrasto all’immigrazione clandestina, osteggiato con una foga quasi aggressiva. Ma il vero punto nodale, e decisamente grave, è un altro: la pretesa di far passare i barconi che trasportano migranti sul nostro territorio non come l’ultimo anello di una catena criminale, bensì come una sorta di “taxi del mare”, imbarcazioni provvidenziali guidate da anime pie che aiutano poveri disperati a salvarsi la vita.
La mistificazione della realtà e il danno culturale
No, dottoressa Bompiani. No, onorevole Salis. Non funziona esattamente così.
Dichiarazioni del genere, veicolate con leggerezza nei salotti televisivi, creano un danno enorme. Disorientano quella fetta di italiani che magari non ha il tempo o gli strumenti per approfondire, convincendoli che dietro quegli sbarchi ci sia solo solidarietà. La realtà, quella vera che noi giornalisti d’inchiesta documentiamo da anni, racconta tutt’altro: racconta di organizzazioni malavitose internazionali che guadagnano miliardi sulla pelle di queste persone. Disperati che pagano mazzette astronomiche, spesso migliaia di euro, per essere stipati su carrette del mare.
Sia chiaro: molti di loro sono vittime incolpevoli. Ma la cronaca ci impone anche il dovere della verità, ricordandoci che tra chi arriva non mancano soggetti tutt’altro che inclini a una vita onesta e trasparente. Liquidare tutto con un sentimentalismo da salotto fa male alla nazione e fa male, in primis, agli stessi extracomunitari che si vorrebbe difendere.
Cosa sta succedendo a sinistra? Il rischio reale è che, a forza di retorica, si finisca per “candeggiare” le cosche malavitose. Quelle stesse mafie che gestiscono l’intera filiera della tratta, fino all’ultimo miglio.
Tra retorica e istituzioni: il contrasto è netto
Proprio in queste ore mi trovavo in Campidoglio in veste di moderatrice a un convegno. Accanto a me sedevano relatori della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Quando si discute con chi la legalità la tutela sul campo ogni giorno, il quadro emerge in tutta la sua drammatica chiarezza.
Non si possono accettare narrazioni bizzarre come quella dell’onorevole Salis, che è arrivata a paragonare i trafficanti di uomini a coloro che, durante la Seconda Guerra Mondiale, nascondevano gli ebrei per salvarli dalla persecuzione nazista. Un paragone storicamente e moralmente inaccettabile.
Le cose sono due: o figure come Bompiani e Salis ignorano totalmente l’Abc del funzionamento delle reti criminali transnazionali, oppure siamo di fronte a una precisa narrazione ideologica che rifiuta i fatti. E onestamente, non so quale delle due ipotesi sia la peggiore.
Per chi vuole capire davvero: un consiglio di lettura
Per chi avesse davvero voglia di capire come funziona il business dell’immigrazione clandestina — e per fortuna esistono ottimi libri inchiesta sul tema (magari non editi da Bompiani, sia chiaro, la mia non è una polemica editoriale!) — consiglio vivamente una lettura illuminante.
Si intitola “Confessioni di un trafficante di uomini”, scritto a quattro mani da due stimati colleghi giornalisti d’inchiesta, Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci. È un’indagine magistrale che descrive dall’interno i trasbordi, i flussi e le logiche spietate di quello che io chiamo “l’ultimo miglio” sui barconi.
QU SOTTO: la video trasmissione che ho dedicato alle dichiarazioni di Ginevra Bompiani
La parola ai lettori
Siamo davanti a uno scenario inquietante, in cui si tenta di normalizzare l’illegalità spacciandola per filantropia. Di fronte a certe uscite televisive, confesso che a volte verrebbe da alzare le braccia. Ma il silenzio sarebbe una colpa.
Voi cosa ne pensate di queste dichiarazioni? Perché, secondo voi, certa intellighenzia si ostina a voler mistificare la realtà dei fatti?
Lasciate il vostro commento qui sotto, la discussione è aperta.
***Foto di copertina: dal video contenuto in questo servizio di Rai Cultura https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Ginevra-Bompiani-il-piacere-del-libro-6e757d58-317a-44c9-ad8c-0ef60b9c2f6c.html

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