Il giallo Ranucci e le accuse a Lavitola: se persino la vittima smonta il teorema dei PM…

Il giallo Ranucci e le accuse a Lavitola: se persino la vittima smonta il teorema dei PM…
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Editoriale e video trasmissione del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Ci sono storie di cronaca giudiziaria che, invece di chiarire i contorni di un reato, spalancano le porte a un labirinto di interrogativi dove la logica sembra andare a farsi benedire. Quella che sta ruotando attorno all’attentato dinamitardo subito lo scorso ottobre dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a Pomezia, è una di queste. Un caso che si è arricchito di un colpo di scena a dir poco surreale: l’iscrizione nel registro degli indagati – con l’accusa pesantissima di strage – di Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il presunto mandante dell’attentato subito da Ranucci.

Fin qui, nulla da eccepire anche nella percezione dell’opinione pubblica, che metabolizza il fatto in questo modo: il giornalista d’inchiesta scomodo riceve un’intimidazione. E invece no. Perché in questa storia, a far crollare il castello delle interpretazioni ovvie e dei teoremi preconfezionati, è proprio la presunta vittima.

L’interrogatorio e un’amicizia che spiazza la Procura

Ascoltato per circa due ore in Procura a Roma, l’imprenditore Valter Lavitola ha scelto la linea della cautela: si è infatti avvalso della facoltà di non rispondere in attesa di leggere tutte le carte (la cosiddetta discovery degli atti), ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee secche e accorate: “Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente”.

Ma la vera bomba – mi si conceda il termine – è arrivata dallo stesso Ranucci. Il giornalista, senza troppi giri di parole, ha spiazzato tutti definendo Lavitola “un amico vero” e dichiarando una totale e assoluta incredulità rispetto alle tesi dei magistrati: Sono stordito, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia. Quell’ordigno serviva a fermare una notizia per Report. Queste sono alcune delle dichiarazioni di Ranucci riportate dal quotidiano “La Repubblica

Un corto circuito clamoroso. La Procura accusa un uomo di aver tentato di far saltare in aria la famiglia di un giornalista, e quel giornalista risponde che l’accusato è una persona di assoluta fiducia.

Il grande mistero: chi si nasconde dietro il nome “Corrado”?

Se la pista del risentimento personale o della vendetta non regge all’affetto sbandierato tra i due, cosa c’è davvero dietro quell’attentato? È lo stesso Ranucci a tracciare una pista alternativa.

Lavitola, personaggio complesso e dalle mille vite, è tuttora un uomo in contatto con ambienti decisamente scottanti dal punto di vista giornalistico. Ranucci ipotizza che l’attentato non fosse diretto a colpire la sua persona per vendetta, ma a bloccare il flusso di informazioni prima che arrivasse alla redazione di Report. Una bomba per “silenziare” qualcuno che stava per parlare.

Un dettaglio inquietante emerge dalle intercettazioni degli esecutori materiali già finiti in manette. Uno di loro, parlando dello sviluppo delle indagini sul gruppo, si lascia sfuggire una frase emblematica: “Ci pagano perché non li facciamo arrivare a Corrado”.

Di conseguenza, la domanda sorge spontanea, ed è quella che ogni giornalista degno di questo nome dovrebbe farsi: chi è questo “Corrado”? Chi sta pagando nell’ombra per coprire i veri livelli superiori di questa storia?

Un ordigno per fermare le notizie

“Ho sempre detto che non credevo all’ipotesi del mandante politico. Quell’ordigno è stato messo lì in quel momento per fermare una notizia che doveva arrivare a noi” ha ribadito il conduttore di Report. Un’analisi lucida che sposta il focus dalle aule di tribunale ai segreti che qualcuno voleva disperatamente proteggere, a qualunque costo.

Mentre l’indagine ufficiale segue la sua strada formale ipotizzando il reato di strage, la sensazione netta è che la verità si nasconda molto più a fondo, in quel groviglio di contatti, notizie riservate e intermediari che la bomba di Pomezia doveva blindare. La solidarietà tra Ranucci e Lavitola dimostra che la realtà, spesso, è molto più complessa dei teoremi giudiziari. E noi, statene certi, continueremo a seguire questa storia, perché i conti, decisamente, non tornano.

Voi che cosa ne pensate di questo strano legame e dello sviluppo delle indagini? Il box dei commenti qui sotto è, come sempre, a vostra completa disposizione ma vi aspetto anche sul canale ufficiale YouTube del nostro giornale: qui sotto, infatti, trovate la puntata video della mia trasmissione quotidiana “Un tema al giorno” che ho dedicato al caso Ranucci-Lavitola

https://www.youtube.com/watch?v=4YobzsrRP2g

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