Caio Giulio Cesare Mussolini: i suoi libri censurati su Amazon. Tra algoritmi , “Cancel Culture” e il fantasma dell’apologia…

Caio Giulio Cesare Mussolini: i suoi libri censurati su Amazon.  Tra algoritmi , “Cancel Culture” e il fantasma dell’apologia…
Getting your Trinity Audio player ready...

Editoriale e video trasmissione del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

Si chiama Caio Giulio Cesare Mussolini. E sì, è il pronipote diretto di Benito Mussolini (suo nonno era Vittorio, figlio del Duce). Al di là del legame di consanguineità e del peso di un cognome che definire “complesso” è un eufemismo, Caio è un professionista, un manager e un autore di saggi storici. Una persona che ho avuto modo di conoscere personalmente tempo fa, proprio per approfondire la sua attività e la sua particolare condizione umana e professionale. Oggi quell’incontro e la sua produzione editoriale tornano prepotentemente al centro delle cronache, ma per ragioni decisamente inquietanti.

In questi giorni, infatti, è esploso un vero caso editoriale e giornalistico di cui si sta parlando molto – a partire da un approfondito pezzo con intervista pubblicato da Il Foglio e a una recente video intervista che Caio Mussolini ha concesso al collega Francesco Borgonovo. La notizia è di quelle che devono far riflettere: la trilogia firmata da Caio Giulio Cesare Mussolini, intitolata “Mussolini e il fascismo. L’altra storia” (divisa in tre volumi), è stata improvvisamente sospesa dalla vendita su Amazon.

Prima di cedere alla tentazione del riflesso condizionato, prima di gridare preventivamente all’apologia del fascismo, è necessario fermarsi, respirare e analizzare i fatti a mente fredda. Che cosa significa, legalmente ed editorialmente, fare “apologia”? Nel nostro ordinamento, questo reato è disciplinato in modo estremamente preciso dall’articolo 4 della Legge Scelba (Legge 20 giugno 1952, n. 645).

La Legge Scelba e il discrimine della saggistica storica

Andando a leggere il testo legislativo, emerge con chiarezza una distinzione fondamentale che troppo spesso viene ignorata nel dibattito pubblico. L’apologia punibile non coincide con la mera trattazione di fatti storici o con il racconto memorialistico di ciò che, come nel caso di Caio Mussolini, un autore ha sentito narrare all’interno della propria famiglia fin dall’infanzia.

Il reato di apologia di fascismo si configura quando vi è un incitamento pubblico, una spinta concreta finalizzata alla riorganizzazione del disciolto partito fascista, o alla glorificazione di esponenti, principi e metodi del fascismo con modalità idonee a provocare tale ricostituzione.

La saggistica e lo studio storico non possono strutturalmente costituire apologia, a meno che l’opera non si trasformi in un manuale operativo o in un manifesto d’azione volto a sovvertire l’ordine democratico. Ma questo, a quanto si apprende, non è affatto il contenuto dei tre tomi in questione.

Nei tre volumi di Caio Giulio Cesare Mussolini trova spazio una raccolta di testimonianze, un approfondimento storiografico basato su una prospettiva interna, quella di un discendente diretto. Se si fa una rapida verifica sui marketplace digitali, a partire dalla stessa Amazon, si contano a migliaia i titoli, i saggi e i tomi dedicati al fascismo, molti dei quali scritti da prospettive radicalmente differenti o contenenti documenti d’epoca originali.

Per quale motivo, dunque, colpire l’opera di Caio Mussolini mentre l’intero scibile editoriale sul tema resta legittimamente accessibile?

L’ombra della Cancel Culture e della Woke Culture

L’assenza di una motivazione ufficiale da parte della piattaforma fa ipotizzare la presenza di segnalazioni massive coordinate, alle quali i sistemi automatizzati di Amazon rispondono spesso con un blocco preventivo e standardizzato. Ma dietro la facciata tecnica dell’algoritmo si intravvede un fenomeno culturale molto più profondo e pervasivo, che sta investendo l’Occidente: la cancel culture (la cultura della cancellazione) unita a derive della cosiddetta woke culture.

Siamo di fronte alla tendenza a voler cancellare o nascondere la complessità della storia, arrivando a colpire le persone non per le loro azioni odierne, ma per il loro albero genealogico. È normale che un professionista, un manager stimato, debba subire ripercussioni personali e professionali e avere problemi per il solo fatto di essere consanguineo di un personaggio storico vissuto un secolo fa?

La storia italiana recente ci mostra quanto questa dinamica sia complessa e talvolta ingiusta. Si pensi a Emanuele Filiberto di Savoia, che ho conosciuto altrettanto bene e che si è trovato nella posizione di dover chiedere pubblicamente scusa per atti politici e leggi infami firmate dai suoi antenati decenni prima che lui nascesse. Esiste un limite sottile tra la doverosa memoria storica e la colpevolizzazione ereditaria di chi, oggi, non ha alcuna responsabilità per gli errori del passato. Doveva scusarsi pubblicamente, Emanuele Filiberto? A mio parere, no. Ha scelto di farlo per la pressione, anche di tipo mediatico, che a un certo punto ha investito lui in quanto erede di quella dinastia.

Verso un confronto a mente fredda

Se rinunciamo alla lucidità e permettiamo che l’esclusione editoriale avvenga per via algoritmica o per il peso di un cognome, significa che siamo immersi in un periodo storico culturalmente inquietante. Il rispetto dovuto alla persona e al professionista odierno non dovrebbe mai essere subordinato a logiche di censura preventiva.

Proprio in questi giorni, avevo già programmato un incontro con Caio Giulio Cesare Mussolini e a brevissimo vi offrirò una nuova e approfondita intervista per fare chiarezza su questa vicenda e analizzare lo stato dell’arte del provvedimento di Amazon.

QUI SOTTO: la video trasmissione che ho dedicato a questa situazione

Come di consueto, per la nostra rubrica video “Un tema al giorno” che conduco quotidianamente sul canale YouTube nufficiale del nostro giornale, vi invito a farmi sapere la vostra opinione nel box dei commenti.

Ritenete corretto escludere dai circuiti di vendita i libri scritti dal pronipote di Benito Mussolini in assenza di reati acclarati, o reputate che si tratti di una pericolosa deriva censoria? Cerchiamo di ragionare a mente fredda e tranquilla, senza esagitazioni di sorta.

Il dibattito è aperto.

Lascia un commento

Your email address will not be published.