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Editoriale a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Abbiamo assistito a scene di guerriglia urbana che sembravano uscite da un set cinematografico. Si stava forse girando un film d’azione nella Capitale? Quando mai. Purtroppo, la sera del primo luglio si è consumato qualcosa che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere. Il teatro dell’evento è largo Gaetana Agnesi, quella splendida terrazza panoramica che si affaccia direttamente sul Colosseo, un monumento patrimonio dell’UNESCO che tutto il mondo ci invidia. Lì, in un luogo simbolo della storia, si sono vissuti momenti di puro panico a causa di un festino degenerato in rivolta.
Intorno alle 22:00, un gruppo di giovani di origine egiziana si è riunito sulla terrazza per festeggiare il compleanno di un ventunenne. Fin qui, direte voi, nulla di strano. Festeggiare un compleanno per strada è una cosa normale, persino carina. Ma quella che doveva essere una serata di svago si è trasformata rapidamente in un incubo agghiacciante. Da giornalista d’inchiesta, il mio compito non è fare l’opinionista, ma attenermi rigorosamente ai fatti accertati dalle forze dell’ordine intervenute sul posto.
Fuochi d’artificio ad altezza d’uomo e agenti accerchiati
La situazione è precipitata quando il gruppo, per celebrare il festeggiato, ha deciso di accendere e sparare fuochi d’artificio posizionandoli ad altezza d’uomo. Non si è trattato di ballare o mettere un po’ di musica per strada, ma di un comportamento pericolosissimo, attuato tra i passanti e a ridosso delle mura storiche di un sito archeologico blindato, dove qualsiasi uso di materiale esplodente è severamente vietato dalle norme di pubblica sicurezza.
Di fronte a questo palese pericolo, è intervenuta immediatamente una pattuglia della Polizia Locale di Roma Capitale, seguita poco dopo da una della Polizia di Stato per supportare le operazioni di identificazione. A quel punto è scattata una reazione inaccettabile: nel giro di pochi minuti i poliziotti sono stati letteralmente accerchiati. Un gruppo di circa quaranta persone si è stretto attorno alle forze dell’ordine con atteggiamento ostile, facendo pressioni violente per impedire lo svolgimento dei controlli.
Ne è nato un tafferuglio di forte intensità. Un’auto di servizio dei vigili urbani è stata presa d’assalto e danneggiata mentre un agente cercava faticosamente di spostarla in sicurezza (sui social era circolata la voce di un tentato furto del mezzo, ma i fatti dicono che l’agente stava solo tentando di sottrarlo alla devastazione). Il bilancio, provvisorio ma pesante, parla di due agenti della polizia locale feriti e trasportati in ospedale, tre persone fermate nell’immediatezza e circa venticinque identificazioni successive su cui le indagini faranno piena luce.
Dalla “percezione” alla realtà: l’atto d’accusa ai sindaci
Questo grave episodio impone una riflessione politica e amministrativa seria. Per troppo tempo, sindaci di grandi città come Roberto Gualtieri a Roma o Giuseppe Sala a Milano hanno derubricato le denunce sulla sicurezza a una mera “percezione del degrado” o “percezione del pericolo” da parte dei cittadini. Ma davanti a poliziotti aggrediti e mandati in ospedale al Colosseo, la teoria della percezione crolla miseramente. Il pericolo è reale, evidente ed è esploso.
Dopo l’accaduto, il sindaco Gualtieri ha finalmente dovuto prendere atto della gravità della situazione, rilasciando dichiarazioni in cui sottolinea il “tempestivo intervento congiunto delle forze dell’ordine” e annunciando, d’intesa con il prefetto Lamberto Giannini, un immediato rafforzamento dei presidi nell’area del Colosseo e di largo Agnesi nell’ambito del “piano notte”.
Ben venga il ravvedimento, sindaco Gualtieri, ma i cittadini e i tantissimi turisti che affollano la Capitale meritano di più. Se quelle persone si sono sentite così libere di organizzare un simile far west e di aggredire le divise, significa che fino a oggi è mancata una reale percezione della presenza dello Stato e delle regole. E il degrado non è confinato solo alla terrazza del Colosseo, ma è diffuso a macchia di leopardo in tutta la città.
Il dovere della trasparenza e la funzione della statistica
In un’inchiesta seria le cose vanno chiamate con il loro nome. Non abbraccerò mai quel sistema d’informazione politically correct che tende a nascondere o censurare l’etnia o la nazionalità di chi commette un reato. Se a sbagliare è un italiano lo dico, se è un milanese lo dico, se è un egiziano o un somalo lo dico. Indicare la nazionalità non significa fare discriminazione, ma fare statistica.
Il nostro Paese è da anni interessato da flussi migratori complessi, e avere dati trasparenti serve al Ministero e alle istituzioni per comprendere i fenomeni e stabilire regole comportamentali chiare. Chi vi parla difenderà e tutelerà sempre le persone che si comportano lecitamente, a partire dai tantissimi extracomunitari che in Italia lavorano onestamente, rispettano le regole e pagano le tasse. Proprio per tutelare loro e tutti i cittadini, non si può mostrare alcuna tolleranza verso chi scambia la libertà con il libertinaggio comportamentale e l’illegalità.
I sindaci devono agire subito e con presidi capillari, superando la logica dell’emergenza post-evento. Non si può attendere il ferimento dei nostri agenti per accorgersi che le piazze storiche sono fuori controllo.
La parola ai lettori
La gestione della sicurezza nelle nostre città è ormai arrivata a un punto di svolta. Il cambio di rotta del sindaco Gualtieri è strutturale o è solo una reazione tardiva a un fatto di cronaca non più nascondibile? È necessario introdurre presidi fissi nei punti sensibili delle nostre città e quali misure concrete chiedereste ai vostri amministratori locali per tornare a passeggiare tranquilli?
Esprimete la vostra opinione nei commenti e raccontate le vostre esperienze. Vi ringrazio per l’attenzione. Ci vediamo alla prossima puntata di Un tema al giorno per continuare a fare informazione libera, senza paura e sempre ancorata ai fatti.
QUI SOTTO: la puntata della video trasmissione che ho dedicato a questo tema, potete commentare direttamente su YouTube

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