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Editoriale a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Gianni Alemanno è tornato in libertà. L’ex sindaco della capitale ha varcato la soglia del carcere di Rebibbia, dove ha scontato una pena detentiva di un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni. Una reclusione definitiva giunta al termine a seguito del mancato rispetto delle prescrizioni relative all’affidamento ai servizi sociali, misura alternativa che era stata inizialmente prevista dopo le condanne nate dalle storiche inchieste sui patti illeciti e l’abuso d’ufficio nel tessuto capitolino (all’interno del maxi-filone un tempo noto come “Mondo di Mezzo”).
I dettagli formali della sua scarcerazione evidenziano uno sconto di pena pari a 39 giorni, riconosciuto dal Tribunale di Sorveglianza a causa delle note condizioni strutturali di sovraffollamento e trattamento degradante dell’istituto penitenziario romano. Un provvedimento che riaccende i riflettori sulla condizione disastrosa dei penitenziari italiani e sullo scandalo collaterale delle circa quaranta strutture carcerarie edificate sul territorio nazionale, costate milioni di euro di denaro pubblico, ma rimaste clamorosamente inutilizzate.
Il patto politico a cena: «Sarò l’ideologo del Movimento»
Ad attendere l’ex primo cittadino ai cancelli di Rebibbia non c’erano soltanto taccuini e telecamere, ma anche uno zoccolo duro di circa duecento militanti e sostenitori di Futuro Nazionale, la neonata formazione politica guidata dal generale ed eurodeputato Roberto Vannacci. Tra bandiere tricolori e striscioni recanti lo slogan «Gianni uno di noi», Alemanno ha risposto senza sottrarsi alle domande della stampa, blindando subito il suo futuro immediato: «Stasera vedrò il generale Vannacci, ceneremo insieme per fare due chiacchiere».
L’incontro, che ha assunto immediatamente i contorni di un vertice politico-operativo di primo piano, si è consumato poche ore dopo in un ristorante sardo nella zona nord della capitale, “Sa Cardiga”. Al tavolo, oltre ai due leader, sedevano i quadri dirigenti e i principali sostenitori del movimento.
Sebbene Alemanno abbia categoricamente escluso una sua nuova ricandidatura in prima persona alle prossime elezioni politiche previste per il prossimo anno, il vertice ha sancito un vero e proprio patto d’azione. L’ex sindaco opererà “dietro le quinte”, assumendo il ruolo di consigliere strategico e ideologo di punta di Futuro Nazionale, mettendo a disposizione del generale la propria lunga esperienza amministrativa, organizzativa e la sua storica conoscenza della destra sociale italiana.
Dall’altro lato, la posizione del Generale è stata netta. In un videomessaggio registrato mentre si recava alla stazione ferroviaria per raggiungere la capitale, Vannacci ha blindato l’alleanza commentando: «Ha pagato il suo debito con la giustizia».
Lo scontro con le opposizioni e il “doppio pesismo” della sinistra
Come ampiamente prevedibile, l’asse politico tra il generale eurodeputato e l’ex detenuto eccellente ha scatenato un’ondata di indignazione e ironia da parte di tutto lo schieramento delle opposizioni, che accusano il movimento di voler rimettere in circolo figure segnate da gravi precedenti giudiziari, nonostante Alemanno continui a dichiararsi totalmente estraneo alle dinamiche mafiose di quella pagina di cronaca.
Questa reazione, tuttavia, ha innescato un duro contrattacco sul fronte dei sostenitori di Futuro Nazionale. Da ambienti vicini ai due leader viene infatti sollevata un’accusa di forte incoerenza e “doppio pesismo” rivolta proprio alla sinistra più o meno radicale. Gli analisti d’area ricordano come il mondo progressista non abbia avuto remore a trarre dalle aule giudiziarie estere – e nello specifico dall’Ungheria – l’attuale eurodeputata Ilaria Salis. Una figura che, pur non avendo subito condanne in terra magiara (grazie all’immunità parlamentare ottenuta per bloccare l’iter del processo prima del giudizio), vanta comunque nel proprio casellario giudiziale italiano ben quattro condanne passate in giudicato. Un parallelismo, viene sottolineato, che evidenzia come Alemanno abbia quantomeno affrontato l’intero percorso giudiziario, incassato la condanna e interamente espiato la propria pena di fronte alla legge.
Scenari futuri e scetticismo tra i moderati
Nonostante l’entusiasmo sollevato all’interno della base militante di Futuro Nazionale, che vede in questo accordo la scossa necessaria per ricompattare l’area identitaria in un momento storico complesso, l’operazione non manca di suscitare scetticismo e perplessità tra gli analisti politici e gli ambienti più moderati del centrodestra.
Il dubbio principale riguarda la tempestività e la convenienza strategica di un simile apparentamento a lungo termine, soprattutto in vista della delicata campagna elettorale per le politiche del prossimo anno. L’ombra delle inchieste passate rischia infatti di diventare un bersaglio facile per i detrattori, appesantendo la corsa del movimento di Vannacci verso l’elettorato più moderato.
Il dibattito resta aperto: Al di là delle appartenenze ideologiche, il caso solleva una questione di principio cruciale per la nostra democrazia. È politicamente legittimo che un cittadino che ha interamente scontato la propria pena torni a esercitare un ruolo attivo, seppur strategico e dietro le quinte, nella vita pubblica del Paese? Oppure l’opportunità politica imporrebbe un passo indietro definitivo per chiunque abbia riportato condanne penali? La parola passa ora agli elettori, veri e unici giudici dello scacchiere politico nazionale che si appresta a tornare alle urne.
QUI SOTTO: la video trasmissione che ho dedicato al tema dell’editoriale di oggi
Foto di copertina: ANSA https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/06/24/vannacci-a-cena-con-alemanno-alcuni-ospiti-brindano-al-grido-di-a-noi_9a6d5e50-a18a-4f8b-ad8b-c6739c871923.html

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