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Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
In psicologia, lungi dall’essere una semplice perdita di tempo, la noia è uno stato fondamentale. Funge da segnale di allarme interno che spinge il cervello a vagare con la mente, favorendo così la creatività, l’introspezione e lo sviluppo dell’autonomia.
In questo periodo estivo in cui il caldo e l’allentamento degli impegni ci spingono a decelerare, analizziamo un tabù dell’era moderna: la noia.
E se facesse bene alla nostra salute mentale?
Spesso percepita come un fenomeno negativo, secondo alcuni ricercatori la noia attiva aree cerebrali che favoriscono l’introspezione, la creatività e l’autostima. Reimparare ad annoiarsi potrebbe quindi aiutare a prevenire l’ansia e lo stress.
Da un punto di vista neurofisiologico, la noia attiva una vera e propria orchestrazione cerebrale. Quando un’attività smette di essere stimolante, come nel caso di un film poco avvincente, la nostra rete dell’attenzione, incaricata di filtrare gli stimoli rilevanti, riduce la propria attività. Parallelamente, anche la rete esecutiva, coinvolta nella concentrazione, rallenta.
È allora che interviene un’area cerebrale legata all’introspezione, che reindirizza la nostra attenzione verso i nostri pensieri interni, anziché verso il mondo esterno. Questo cambiamento neuronale ci spinge a riflettere, a fare il punto della situazione.
Fare una pausa per lasciare spazio alla creatività
La nostra società iperattiva, sovraccarica di informazioni, non lascia più molto spazio alla noia. Tra il lavoro, le attività familiari, le notifiche e i social network, siamo costantemente in movimento. Questo ritmo frenetico stimola continuamente il nostro sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta allo stress. Ciò, a lungo andare, può aumentare il rischio di ansia.
Al contrario, piccole dosi di noia potrebbero consentire di “resettare il nostro sistema nervoso”: un contrappeso necessario e benefico.
Secondo gli esperti, oziare di tanto in tanto favorisce:
- la creatività, creando un flusso di pensieri più libero;
- l’autonomia intellettuale, distaccandoci dagli stimoli esterni;
- la regolazione emotiva e l’autostima, favorendo un contatto con le nostre emozioni;
- la disintossicazione digitale, rompendo con la ricerca della gratificazione immediata;
- l’attenuazione dell’ansia, riducendo il surplus di stimoli sensoriali.
In un mondo in cui l’ansia non smette di crescere, soprattutto tra i più giovani, diventa essenziale concederci una pausa per ricaricarci.
Il giardino della noia
La maggior parte di noi si preoccupa quando vede il proprio bambino inattivo. L’idea è che nostro figlio debba sempre utilizzare il proprio tempo in modo “efficiente”.
Eppure la noia è segno di buona salute psichica!
È proprio in questo giardino, in questo spazio del non fare che si gioca tutto. Affrontare la noia permette al nostro bambino, figlio o allievo, di sviluppare immaginazione e creatività. Nei momenti di stasi in cui si lamenta di non sapere cosa fare, il bambino attinge alle proprie risorse interiori per inventare e creare.
Si tratta di un passo essenziale verso l’autonomia.
Anche a scuola, nei momenti di inattività alcuni bambini sviluppano una capacità di osservazione che costituisce un mezzo per scoprire, imparare e comprendere. Osservando e giocando, i bambini interiorizzano il mondo e costruiscono la propria identità. Questo tempo in cui il bambino smette di agire gli permette di non eludere le proprie emozioni e di lasciarle dispiegarsi nel proprio spazio interiore.
Ovviamente la noia non deve diventare uno stato permanente.
Ricordiamoci tuttavia che un’apparente inattività non è sinonimo di perdita di tempo, quanto piuttosto di apprendimento, di scoperta, di gioco, di sogno.
Come il vuoto stimola la fantasia
Il sogno è fondamentale per lo sviluppo del bambino. Attraverso l’immaginazione, egli riorganizza le proprie sensazioni e i propri sentimenti. Questo “stato” può anche aiutarlo a superare le proprie ansie, appropriandosene, per esprimerle attraverso il disegno o il gioco. Scoprirà così di poter attingere dentro di sé alle risorse necessarie per affrontare le difficoltà che incontra nella vita.
I momenti in cui il bambino sembra perso nei suoi pensieri sono momenti di recupero psichico in cui elabora ciò che assimila nel corso della giornata e della sua vita.
Inoltre, attraverso il gioco, esprime i propri desideri, i propri pensieri, i propri stati d’animo. Rievoca scene della vita (senza correre alcun rischio) e trova soluzioni ai propri problemi. Nello spazio del gioco, sperimenta la libertà di pensare autonomamente. Si costruisce e sviluppa la fiducia in se stesso.
Anche le fiabe sono potenti strumenti terapeutici. Identificandosi con i personaggi, il bambino si sente compreso. Rivive le proprie paure e riscopre i propri desideri, senza sensi di colpa.
La maggior parte della letteratura infantile odierna mi pare troppo legata alla realtà e non credo aiuti il bambino ad affrontare i propri conflitti interiori e le proprie emozioni, a volte violente.
Per questo, nelle mie “Storie che aiutano a crescere”¹, ho previsto di toccare tasti dolenti con leggerezza e fantasia invitando narratore e uditore a un ponte empatico e simpatetico capace di ossigenare i pensieri, favorendo incontri dentro le parole, le immagini, la voce e le emozioni.
Come insegnanti o come genitori non abbiamo sempre il tempo o le risorse necessarie per aiutare i ragazzi che si annoiano. Tuttavia, una volta capito il valore della noia, ci è possibile compiere scelte migliori, educativamente e socialmente; nell’interesse esclusivo dei nostri figli, ergo del nostro futuro.
¹ https://www.lafeltrinelli.it/storie-che-aiutano-a-crescere-libro-claudio-rao/e/9791257410049

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