Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
Attualmente facciamo di tutto per evitare ai nostri figli delusioni ed insuccessi. La parola frustrazione sembra bandita dalle nostre famiglie e perfino dalle nostre scuole. Il bambino, pensiamo, va sempre incoraggiato e convinto che tutto vada per il meglio e che lui sia bravo “a prescindere”.
Eppure la frustrazione nei bambini è una reazione emotiva normale ed essenziale per il loro sviluppo. Li aiuta a regolare le proprie emozioni, a sviluppare la resilienza e ad adattarsi alla vita sociale.
Secondo il noto Dizionario di Psicologia di Galimberti (pag. 543), mia referenza insieme a quello di Pedagogia Clinica di Guido Pesci², la frustrazione è una «Situazione interna o esterna che non consente di conseguire un soddisfacimento o di raggiungere uno scopo. Il termine è stato introdotto da Sigmund Freud che riteneva la frustrazione utile per lo sviluppo dell’Io e per il suo adattamento alla realtà».
È importante distinguere chiaramente la frustrazione dalla privazione, poiché quest’ultima deriva da maltrattamenti. Per frustrazione si intende il soddisfacimento ragionevolmente ritardato dei vari bisogni di una persona. Quindi può anche riguardare bisogni primari, come l’alimentazione o il sonno.
Quando il neonato si sveglia perché ha fame, deve affrontare un periodo di attesa prima di poter soddisfare il proprio bisogno. Anche se i genitori sono molto reattivi, non possono evitare un momento di leggero stress o d’insoddisfazione. Questo non solo è inevitabile, ma anche normale, e persino benefico per lo sviluppo del bambino.
Fin dalla più tenera età, il neonato si abitua a non trovare una soddisfazione immediata dei propri bisogni. Secondo gli psichiatri «In questa fase, le brevi frustrazioni sono necessarie perché stimolano lo sviluppo delle funzioni mentali»; da queste frustrazioni deriverà l’acquisizione dell’autonomia.
La frustrazione motore di resilienza
Capita spesso che il bambino i cui desideri non vengono soddisfatti prenda l’iniziativa di fare da solo. Il genitore è occupato? Non importa, il piccolo decide di provarci da solo!
Assicurandosi di mettere il bambino in situazioni di autonomia adatte alle sue capacità, così facendo, il genitore lo aiuta a diventare più indipendente. I bambini cosiddetti “intraprendenti” sono quelli a cui è stato permesso di provare e fare a modo loro.
Affidando ad un bambino compiti domestici semplici e sicuri, gli si darà anche l’opportunità di affermarsi e di impegnarsi fisicamente in un’azione. Un esempio? Pulire il tavolo o nel spazzare via qualche briciola. Il risultato non deve essere perfetto. E coinvolgere i propri figli in questo è un buon modo per avvicinarli alla perseveranza e al miglioramento. Ovviamente alcuni compiti piacciono loro più di altri (accendere la lavatrice o chiudere la porta a chiave) perché fare come i grandi è una promessa di crescita molto gratificante.
Insomma, la frustrazione fa parte della vita quotidiana; quando il bambino la sperimenta, sviluppa la sua capacità di resilienza per affrontare le prove e gli imprevisti della vita.
Ricordiamoci che un bambino poco abituato a subire dinieghi non ha gli strumenti sufficienti per affrontare la frustrazione. Si arrabbia alla minima occasione, si chiude in se stesso, tiene il broncio, piange. Lotta contro il desiderio che lo travolge e prova angoscia ed impotenza.
Altra cosa importante è accompagnare il bambino nel suo sviluppo psicomotorio. Le frustrazioni legate all’incapacità di portare a termine un compito (infilarsi i calzini, comporre un puzzle, arrampicarsi sulla scaletta dello scivolo) fanno riaffiorare in lui il senso di impotenza. Incoraggiandolo e accompagnandolo nello sviluppo motorio con attività e materiali adeguati alla sua età, lo aiuteremo a progredire e ad acquisire fiducia in se stesso.
Ricordiamoci che la frustrazione agisce come motore motivazionale.
Come stabilire dei limiti favorendo l’autonomia del bambino
- Stabilire regole chiare
Il bambino ha bisogno di punti di riferimento precisi. L’instaurazione di un’organizzazione familiare e dei suoi rituali lo rassicura e gli offre un contesto stabile in cui crescere. Le regole dei genitori fungono da guida, stabilendo dei limiti.
La regola deve essere espressa in termini comprensibili al bambino. Dovrà essere spiegata e, se necessario, affissa e rappresentata con un disegno.
Integrando le regole e rispettandole, il bambino si adatta al suo ambiente e cerca soluzioni intermedie per raggiungere i suoi scopi. Comprendendo perché è pericoloso agire in un certo modo, sviluppa il suo pensiero logico e riesce a risolvere più facilmente le situazioni problematiche.
- Coltivare il dialogo per mantenere un rapporto di fiducia
Molto spesso il bambino è tentato di attribuire ai genitori la responsabilità delle proprie frustrazioni. In fondo sono loro che si oppongono ai suoi bisogni e desideri.
Per uscire da questa spirale negativa il dialogo è la via migliore per coltivare un rapporto di qualità col proprio figlio. Un dialogo che non implichi una negoziazione continua dei limiti, naturalmente. Una volta stabilita e interiorizzata, la regola non deve più essere spiegata né giustificata.
La comunicazione può anche comportare conversazioni più profonde legate alla spiritualità, ai valori morali e sociali condivisi dai genitori.
Quando si affrontano con un bambino piccolo questioni educative di grande rilevanza gli si dimostra che lo si considera una persona, un membro della famiglia a tutti gli effetti.
Un dialogo costante e attento accompagna e incoraggia il bambino nella costruzione di sé.
- Gestire le emozioni legate alla frustrazione
Noi genitori dobbiamo insegnare ai nostri figli a riconoscere e analizzare le proprie emozioni.
Insegnar loro ad esprimere ciò che provano e a moderare le proprie reazioni. La frustrazione non deve essere repressa, a rischio di creare disturbi psicologici. Deve poter essere ascoltata per poter essere gestita. Quindi, se il bambino manifesta una forte agitazione di fronte ad un rifiuto, bisogna trovare il tempo di ascoltarlo.
Il genitore deve dimostrare di aver compreso il desiderio di proprio figlio. Senza sminuirlo. Proprio come nella vita degli adulti, aiutarlo a capire che i desideri non sempre si realizzano e, in ogni caso, raramente nell’immediato.
Lasciare che il bambino provi la frustrazione significa quindi rendergli un servizio per la sua futura vita da adulto.
D’altra parte, la gestione del fallimento riveste un ruolo altrettanto fondamentale per prepararsi ad affrontare le prove della vita. Per avere successo, spesso è necessario aver superato diverse delusioni. Ricordate la citazione attribuita a Nelson Mandela? «Non fallisco mai: o ci riesco o imparo».
Lavorare sulla fiducia in se stessi per superare la frustrazione
Se nostro figlio sceglierà un’attività extrascolastica che gli piace e in cui può realizzarsi, questo gli permetterà di relativizzare certi insuccessi e di confrontarsi con esigenze diverse da quelle della scuola o della famiglia.
In particolare, le attività ispirate alle arti dello spettacolo offrono innumerevoli possibilità: dal teatro all’improvvisazione, al circo; dal mimo ai burattini; fino al canto, alla danza, alla corale, o alla pratica di uno strumento. Tutte attività che insegnano la perseveranza, la pazienza e sviluppano la capacità di attenzione.
Il concetto di «disciplina» è molto presente, poiché queste attività richiedono allenamento.
Quando il bambino ha abbastanza fiducia in se stesso, può correre rischi calcolati per superare i propri limiti. Anche se prova ancora frustrazione, saprà che è passeggera e che finirà per trovare una soluzione.
Concludendo, ricordiamoci che la frustrazione è una reazione psicologica normale nel bambino che impara e che cresce. Per acquisire autonomia, deve ottenere vittorie su se stesso, senza scoraggiarsi.
In definitiva, come abbiamo spiegato, la frustrazione funge da leva motivazionale e permette al bambino di sviluppare le proprie risorse mentali e la propria resilienza fronte alle avversità.
¹ Suggerisco la lettura del libro di Asha Phillips, I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, 2013.
² U. Galimberti, Nuovo Dizionario di Psicologia Psichiatria Psicoanalisi Neuroscienze, Feltrinelli, Milano 2021 e G. Pesci, M. Mani, Dizionario di Pedagogia Clinica, Armando Editore, Roma,
QUI SOTTO: la video presentazione, a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso, del nuovo libro di Claudio Rao

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