Editoriale e video trasmissione a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
C’è sgomento e inquietudine tra i molti sostenitori di Roberto Vannacci, generale ed eurodeputato da oltre due anni, per quanto sta accadendo nelle ultime ore sul palcoscenico della politica italiana. Come sappiamo, Vannacci ha recentemente fondato il suo movimento, Futuro Nazionale, una realtà che sta registrando ottimi riscontri e percentuali analitiche che, con buona pace dei detrattori, non si fanno attendere. Eppure, in questi giorni, un’indagine giornalistica ha scatenato un vero e proprio ambaradan, sollevando dubbi e ire tra i militanti.
Il quotidiano Il Tempo è uscito in edicola con un titolo che sta facendo impazzare i social: “Il crack Renzi dietro l’operazione Vannacci”. Un retroscena che ipotizza un collegamento e un asse strategico tra il leader di Italia Viva e il Generale.
Salve a tutti da Emilia Urso Anfuso, dalla redazione della testata giornalistica Gli Scomunicati. Questa è l’informazione per chi non ha paura, e per chi ne ha troppa per parlare. Oggi affrontiamo questo caso perché sono moltissimi i lettori e gli ascoltatori che mi scrivono chiedendomi: “Ma come diamine è possibile che stia accadendo una cosa del genere?”.
Tra suggestioni giornalistiche e assenza di prove concrete
Mettiamo subito le cose in chiaro, con la precisione che contraddistingue il giornalismo d’inchiesta: ad oggi non esistono prove effettive o inconfutabili di un’alleanza ufficiale o di un accordo formale tra Matteo Renzi e Roberto Vannacci. Tuttavia, la stampa sta alimentando con insistenza queste voci, tanto che tra i colleghi – dotati di indubbia creatività – ha già iniziato a circolare il neologismo del “Generale Rensacci”, volto a suggerire la presenza della regia di Renzi dietro le ultime mosse dell’eurodeputato.
Se guardiamo ai fatti recenti, i due si sono mossi su binari paralleli, alimentando le speculazioni. Si parla di incontri riservati e di una presunta strategia di Renzi per favorire l’uscita definitiva del Generale dal Carroccio (avvenuta ormai da tempo) e propiziare la nascita di Futuro Nazionale.
Questa dinamica ha comprensibilmente innescato la durissima reazione della maggioranza di centrodestra. Diversi esponenti della coalizione di governo accusano Renzi e Vannacci di muoversi di concerto, sostenendo che la nuova formazione politica stia facendo da spalla alle opposizioni con l’unico obiettivo di indebolire l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Il gioco dei silenzi e la lezione del passato
Cosa c’è di vero? Ripeto: mancano prove documentali concrete. Dobbiamo però registrare un dato politico significativo: nessuno dei due protagonisti smentisce lo scenario. Matteo Renzi, ogni volta che viene interpellato pubblicamente sul tema, evita di negare e, anzi, ultimamente non lesina lodi nei confronti del Generale. Dal canto suo, Vannacci non smentisce, ma si limita a un sorrisetto ironico. Questo atteggiamento ambiguo ci autorizza a ipotizzare l’esistenza di una precisa strategia.
Ai sostenitori più calorosi di Roberto Vannacci, che spesso abbracciano la sua causa con molto idealismo, voglio dire una cosa: l’idealismo in politica è importante, ma non bisogna mai dimenticare il peso delle strategie. Pensare di procedere “puri e crudi”, da soli e senza stringere alleanze, in politica semplicemente non funziona.
Per comprendere il presente, la storia recente ci offre un esempio calzante. Quando Silvio Berlusconi dominava la scena politica, paventò e promise a lungo riforme e misure – come la cancellazione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, storico cavallo di battaglia richiesto da Confindustria – che tuttavia non concretizzò mai. Chi fu a realizzare concretamente quel provvedimento anni dopo? Fu proprio Matteo Renzi durante il suo governo. E cosa dovemmo svelare noi giornalisti in quell’occasione? Il celebre Patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi: un accordo strategico con punti ben precisi che l’allora Premier portò a compimento.
Grandi strategie oltre gli schieramenti
Le strategie esistono da sempre, sia a destra sia a sinistra. E d’altronde, non si può certo definire Matteo Renzi un uomo di sinistra, e ancor meno di sinistra radicale. Siamo di fronte a dinamiche geopolitiche e di posizionamento interno di alto livello. Su questo specifico tema, vi segnalo che ottimi colleghi hanno tracciato la realtà dei fatti attraverso libri-inchiesta molto interessanti sulla figura e sulle manovre di Renzi; vi consiglio di cercarli e leggerli, indipendentemente dalle vostre opinioni personali, perché un buon libro è sempre un ottimo strumento di comprensione.
Voi cosa ne pensate di questo scenario? Il box dei commenti è, come sempre, a vostra completa disposizione qui sotto per riflettere insieme.
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Grazie a tutti per l’attenzione e al prossimo appuntamento con Un tema al giorno.

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