L’uso politico delle parole: la sinistra radicale evoca il “fascismo” e la “deportazione” per fuggire dal dibattito: il caso Ilaria Salis

L’uso politico delle parole: la sinistra radicale evoca il “fascismo” e la “deportazione” per fuggire dal dibattito: il caso Ilaria Salis
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Editoriale e video trasmissione a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

«Le parole sono importanti». Lo ricordava il regista e attore Nanni Moretti in una celebre scena del suo film Palombella rossa, e mai come oggi quel monito appare attuale e necessario. Quando si utilizzano determinati termini per modificare artificialmente la percezione della realtà, ci troviamo di fronte a un’operazione di assoluta gravità. Modificare, normalizzare e imporre una specifica terminologia significa, in qualche modo, manipolare il pensiero collettivo.

Proprio a questo tema – a quella strategia comunicativa capace di spingere intere popolazioni a cambiare idea – ho dedicato il mio recente saggio dal titolo “Le finestre di Overton. Come non cadere nelle trappole di questa strategia e continuare a pensare con la propria testa” (disponibile, come quasi tutte le mie precedenti opere, su Amazon).

Una riflessione che si rende quanto mai urgente in un’epoca critica come quella attuale, in cui una modernità che prometteva progresso e civiltà sembra invece scivolare all’indietro, impoverendo la percezione delle cose e il dibattito pubblico.

L’esempio più plastico di questa deriva è rintracciabile in un recente post pubblicato su X dall’eurodeputata Ilaria Salis. Commentando l’approvazione del nuovo regolamento rimpatri da parte della Commissione per le libertà civili del Parlamento europeo, Salis ha scritto: «Il fascismo si insinua nelle pieghe della democrazia, in primis sulla pelle delle persone migranti […] aprendo la strada a una nuova crudele stagione di deportazioni».

Il caos migratorio e le responsabilità storiche

Davanti a tali affermazioni, è necessario ristabilire l’ordine dei fatti. La gestione – o meglio, la mancata gestione – dei flussi migratori in Italia affonda le radici in precise scelte politiche che partono dagli anni Ottanta, ma che hanno trovato il loro culmine in tempi ben più recenti. Parliamo, ad esempio, del governo Renzi (2014-2016) – pur con tutte le prudenze del caso nel collocare quell’esperienza all’interno del perimetro della sinistra tradizionale. Fu proprio quel governo a negoziare con l’Unione Europea una maggiore elasticità sui nostri conti pubblici in cambio dell’accettazione, sul territorio italiano, di tutti i flussi migratori.

Una responsabilità totale e globale nei confronti degli altri Stati membri che grava sul nostro Paese ancora oggi. In assenza di un sistema di accoglienza strutturato e degno di questo nome, si è generato un caos che danneggia in primis gli stessi migranti – condannati spesso all’irregolarità – e che si abbatte inevitabilmente sulla sicurezza del nostro territorio.

“Deportazioni” e “Fascismo”: la distorsione della realtà

Cara eurodeputata Ilaria Salis, quando si parla di regolamento rimpatri non si sta parlando di “deportazioni”. Si sta parlando dell’applicazione della legge nei confronti di persone che permangono sul territorio nazionale in modo irregolare o che continuano a delinquere.

L’onorevole Salis, che da un paio d’anni declama le proprie idee in totale libertà grazie proprio a quelle regole democratiche italiane ed europee che le hanno permesso di sedere all’Europarlamento, sembra voler perseguire un modello utopico e rischioso: la cancellazione delle carceri e la delegittimazione dei magistrati che tentano di condannare chi compie reati. Ma come si può, su queste basi, evocare lo spettro del fascismo e delle “crudeli stagioni di deportazione”?

Il fascismo storico è qualcosa che l’Italia si è fortunatamente – e lo ripeto tre volte: fortunatamente – lasciata alle spalle ottant’anni fa. Perché, allora, la sinistra radicale continua a evocarlo? Forse perché, esauriti i contenuti concreti, l’antifascismo ideologico rimane l’unico criterio di propaganda rimasto.

Qual è il vero volto dell’intolleranza?

Se proprio dobbiamo interrogarci su cosa sia il “fascismo” oggi, dovremmo forse guardare alla tendenza, tipica di certa sinistra radicale, di non permettere agli altri di parlare, di manifestare il proprio pensiero o di alimentare un sano dibattito politico e geopolitico. Il vero autoritarismo si annida nell’incapacità di argomentare e nel rifiuto del confronto.

Da mesi si attendono dall’eurodeputata Salis proposte alternative concrete. Non ne sono arrivate sulla gestione della sicurezza, né sul tema dell’emergenza abitativa. Su quest’ultimo punto, la sinistra preferisce invocare liste di “grandi proprietari immobiliari” da espropriare, piuttosto che guardare ai dati reali: come emerso da una mia recente video-inchiesta, sono migliaia le case popolari lasciate sfitte ed inutilizzate dagli stessi Comuni, i quali poi speculano politicamente sull’emergenza.

Oggi, perfino una buona fetta di intellettuali di sinistra inizia a chiedersi cosa stia accadendo all’interno della propria area politica, dove il dissenso non è più tollerato. Evocare “deportazioni” e “fascismi” è una strategia retorica che non fa altro che logorare un sistema democratico già fragile. Ed è un paradosso evidente: il vero atteggiamento illiberale, oggi, appartiene a chi chiude la porta a ogni forma di dialogo e di libero ragionamento.

QUI SOTTO: la video trasmissione del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso dedicata al tema dell’editoriale di oggi

RIFERIMENTI:

Il post di Ilaria Salis in cui parla di “deportazioni”: https://x.com/SalisIlaria/status/2066…

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