Indagine: Più Libri più Liberi 2026: cultura o “patentino” ideologico? Il caso dei finanziamenti pubblici

Indagine: Più Libri più Liberi 2026: cultura o “patentino” ideologico? Il caso dei finanziamenti pubblici
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Indagine a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso

È scoppiata una nuova bagarre nell’edizione 2026 di Più Libri più Liberi, la storica kermesse della piccola e media editoria che si tiene annualmente a Roma.

Che cosa è successo? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e ricordare quanto accaduto lo scorso anno, quando gli espositori si scagliarono collettivamente e ferocemente contro uno stand di editori indipendenti considerati “sgraditi”. Riparleremo tra poco dei motivi di quel dissenso, ma in questa puntata voglio farvi scoprire perché ritengo ambiguo e inquietante il fatto che oggi, per partecipare a una fiera che dovrebbe essere il tempio della cultura, venga richiesto una sorta di “tesserino antifascista”.

La cultura può davvero nutrirsi di negazioni storiche? Può piegarsi alle logiche della woke culture e della cancel culture? Purtroppo è esattamente ciò che sta accadendo.

Il precedente del 2025 e lo spettro della Cancel Culture

Nell’edizione 2025 della fiera, gli inviati della sezione cultura del mio giornale si sono recati sul posto per realizzare una serie di reportage. Già allora c’erano state avvisaglie di contrasto. Parliamo di criteri di esclusione decisamente particolari in un’epoca come la nostra, in cui il fascismo è fortunatamente alle nostre spalle da oltre ottant’anni. Eppure, si avverte ancora il bisogno di pretendere dichiarazioni di antifascismo. Una pretesa decisamente fuori dalle righe, e adesso vi spiego perché.

L’anno scorso, autori e case editrici diffusero un comunicato in cui si dichiaravano “sorpresi” nello scoprire che tra gli stand avesse trovato spazio la casa editrice Passaggio al Bosco, il cui catalogo – secondo l’accusa – si baserebbe sull’esaltazione di figure del pantheon nazifascista e antisemita. È ovvio che la questione abbia fatto discutere. Tuttavia, la storia può essere raccontata in modi diversi: esistono libri che narrano e analizzano l’epoca del fascismo e del nazismo senza per questo esaltarla.

Coloro che vorrebbero usare il cancellino sulla storia hanno abbracciato una cancel culture estrema. Ricorderete quando, in epoca recente, si pretese persino di cancellare la produzione dei cioccolatini Moretti per non disturbare lo “strapoliticamente corretto”. Quello che, come ha giustamente ricordato l’intellettuale di sinistra Luca Ricolfi nel suo libro, è diventato ormai il “follemente corretto”.

La denuncia del Premier e il nodo della trasparenza

Nell’ambaradan che si è creato in queste ore, è intervenuta anche il Premier Giorgia Meloni. Con un post (che trovate linkato qui sotto) ha giustamente denunciato una situazione inaccettabile: è mai possibile che in una Repubblica democratica si debba tollerare la richiesta di un “patentino ideologico” per partecipare a una kermesse culturale?

Spesso a noi giornalisti, alla Premier o a intellettuali non allineati a sinistra viene posta la domanda: “Ti dichiari antifascista?”.

Ma che razza di domanda è? Il fascismo appartiene al passato, con tutto il carico di tragica negatività e di morte che ha inflitto al nostro Paese. La domanda non dovrebbe vertere sul passato, perché oggi non vediamo regimi fascisti all’orizzonte, non riconducibili a quanto, nel passato, è accaduto e meno male, aggiungo.

Vediamo, invece, molta chiusura e opposizione da parte della sinistra radicale, che sembra voler impedire persino la lettura di testi storici. Cancellare il passato non permette alle giovani generazioni di comprendere gli errori commessi. Impedire l’esposizione di libri che parlano di quell’epoca terribile non aiuta l’evoluzione democratica; al contrario, crea solo opposizioni ideologiche assurde, come sta accadendo per l’edizione 2026 di Più Libri più Liberi.

Dopo un iniziale ripensamento, l’organizzazione ha infatti confermato la linea dura: senza una sorta di “tesserino antifascista”, lì non si mette piede.

Chi paga la fiera? I numeri (nascosti) dei contributi pubblici

A questo punto è necessario fare un discorso chiaro sui finanziamenti.

Più Libri più Liberi è un’organizzazione puramente privata? Gli organizzatori attingono esclusivamente dalle proprie tasche e possono quindi decidere liberamente chi accogliere? Assolutamente no. Se è vero che il promotore principale è l’AIE (Associazione Italiana Editori), il supporto pubblico è massiccio. Parliamo del Comune di Roma (Roma Capitale), del Centro per il libro e la lettura (sotto l’egida del Ministero della Cultura), delle Biblioteche di Roma e di EUR Spa.

Qui sorge un problema di trasparenza. Nonostante la legge in vigore imponga la massima trasparenza sugli aiuti pubblici, quantificare l’importo esatto ricevuto nelle scorse edizioni è un’impresa, poiché i bilanci dettagliati non vengono resi pubblici in modo chiaro. I sostegni economici e logistici vengono spesso frammentati tra supporto logistico e sovvenzioni dirette, rendendo difficile l’accesso ai dati aggregati.

Ricordo che la legge sulla trasparenza, che obbliga alla pubblicazione di queste cifre, è la Legge 124 del 2017 (vi lascio il link in descrizione). I flussi finanziari dovrebbero essere pubblicizzati chiaramente dal soggetto giuridico ricevente, ovvero l’AIE. Invece, per far emergere questi dati, noi giornalisti d’inchiesta dobbiamo fare i salti mortali, scontrandoci spesso con lo scetticismo di chi pensa che i fondi non siano pubblici. La legge c’è, ma spesso si trova l’escamotage per non pubblicare ciò che si dovrebbe, inclusi i vantaggi in natura come l’uso di beni pubblici a tariffe agevolate.

Da una ricerca effettuata sul Registro Nazionale degli Aiuti di Stato (RNA) e sui documenti ufficiali delle edizioni 2024 e 2025, sono riuscita a risalire a cifre indicative:

  • Ministero della Cultura: eroga un contributo istituzionale diretto, tramite convenzione con l’AIE, che si attesta storicamente su una base di 150.000 euro ad annualità.
  • Fondi per l’internazionalizzazione: stanziamenti in sinergia con l’ICE Agenzia per finanziare il Right Center (l’area per la compravendita dei diritti editoriali con l’estero e l’ospitalità dei buyer stranieri).
  • Regione Lazio e Roma Capitale: i piani finanziari territoriali stanziano contributi diretti pari a 75.000 euro per ciascun ente.

Siamo già a una base di 300.000 euro di contributi diretti. A questi si aggiungono poi i cofinanziamenti per attività correlate tramite aziende controllate e istituzioni comunali (come l’Istituzione Biblioteche di Roma), le cui cifre esatte restano fumose. In sintesi, un’edizione ordinaria riceve una base istituzionale stimata tra i 225.000 e i 300.000 euro in denaro, a cui si sommano numerosi altri rivoli indiretti che faticano a emergere pubblicamente.

Una riflessione necessaria

Tutto questo dovrebbe essere oggetto di un’analisi attenta da parte delle istituzioni e dei colleghi giornalisti. Quando si ascoltano dichiarazioni del tipo: “Vuoi esporre? Allora serve il tesserino antifascista”, si sta imponendo un blocco totale all’accesso alla cultura. Significa decretare che la cultura è libera solo se ispirata a un’ideologia di sinistra o di sinistra radicale, escludendo il centro e la destra.

Considerando che la Regione e il Comune attingono dalle tasse di tutti i contribuenti, per quale motivo i cittadini che non la pensano come la sinistra radicale dovrebbero accettare una simile discriminazione? Se non si beneficiasse di denaro pubblico, ognuno sarebbe libero di fare ciò che vuole (anche se resterebbe inquietante l’idea di escludere la cultura di destra). Ma quando i fondi arrivano dal Ministero, dalla Regione e dal Comune, non è accettabile arrogarsi il diritto di decidere chi può esporre in base a un tesserino ideologico.

Il fascismo – lo ribadisco chiaramente – è un periodo oscuro e terribile che appartiene al passato. Oggi le domande da fare dovrebbero riguardare l’attualità. Dovremmo chiederci, ad esempio, come mai l’intolleranza e l’oppressione del pensiero stiano crescendo proprio a sinistra, dove si impedisce alle persone di parlare e di esporre libri che fanno parte del patrimonio culturale di questa nazione.

Spazio ai commenti!

Il box dei commenti che trovate qui sotto è a vostra disposizione ma potete anche commentare direttamente nel box dei commenti che trovate nella puntata video su YouTube che avete trovato all’inizio di questa indagine: vi aspetto per riflettere insieme. (Se non siete ancora iscritti al canale ufficiale YouTube, fatelo per sostenere la visibilità di questa testata giornalistica che ho fondato e dirigo da ben 20 anni. È una testata regolarmente iscritta presso la sezione stampa del Tribunale, e la sua indipendenza è garantita dal fatto che la finanzio io stessa. Solo da un anno potete supportarci anche tramite gli abbonamenti sul canale o con una donazione (da 1 euro in su) tramite il tasto dedicato che trovate in tutti gli articoli su www.gliiscomunicati)

QUI SOTTO i link di accesso ai documenti che confermano i finanziamenti pubblici:

Regione Lazio: https://www.regione.lazio.it/sites/default/files/documentazione/2025/CUL-DD-G13688-21-10-2025_0.pdf https://regione.lazio.it/sites/default/files/documentazione/2026/CUL-DD-G04232-31-03-2026.pdf
https://www.lazioinnova.it/laziointernational/2025/10/24/manifestazione-di-interesse-piu-libri-piu-liberi-2025/
Ministero della Cultura: https://trasparenza.cultura.gov.it/archivio38_sovvenzioni-e-vantaggi-economici_0_1527_48_1.html
Comune di Roma: https://www.comune.roma.it/web/it/notizia/pi-libri-pi-liberi-fiera-editoria-2024.page

La sezione dedicata alla consultazione pubblica per la trasparenza si trova al seguente link:

***Foto di copertina: dal sito ufficiale di Più Libri Più Liberi alla sezione “Materiali” https://plpl.it/materiali/

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