L’amore salvifico degli animali¹: quando gli animali ci guariscono

L’amore salvifico degli animali¹: quando gli animali ci guariscono
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Rubrica a cura di CLaudio Rao

Nello scorso mese di marzo, in “Animali e benessere”, avevamo riflettuto, insieme all’Ordine dei Medici Veterinari, su come gli animali ci aiutino a stare meglio. Scoprendo che la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico dipendono molto dal grado di connessione e vicinanza che riusciamo a mantenere con gli elementi naturali.

Ci eravamo così affacciati alla terapia, all’educazione e alle attività assistite con gli animali. Giusto come promemoria, avevamo notato che bastano 20 minuti in un ambiente verde per abbassare il nostro livello di cortisolo, il contatto con la terra attiva risposte antistress nel nostro sistema nervoso, la semplice presenza di un animale aumenta l’ossitocina, riduce la pressione sanguigna e migliora oggettivamente l’umore e che lavorare insieme in un contesto agricolo rafforza in noi i legami sociali, il senso di appartenenza e perfino la nostra autostima.

In altre occasioni abbiamo ugualmente visto l’utilità delle relazioni con un animale domestico per i nostri figli e nipoti.

Oggi vorrei riflettere su un’esperienza che – da oltre 25 anni – vede gli animali come supporto negli ospedali psichiatrici.

Mi riferisco ad Amiens, in Francia, nel cui ospedale “Philippe Pinel”, ben 259 pazienti hanno già beneficiato del supporto di un cane. L’obiettivo è aiutarli ad aprirsi al mondo esterno, guarendo più velocemente.

L’idea di mettere gli animali a contatto con i pazienti psichiatrici a scopo terapeutico si sta rivelando promettente.

In realtà, questa pratica terapeutica risale al 1792, quando i quaccheri protestanti inglesi decisero di mettere i pazienti in compagnia di conigli o galline di cui avrebbero dovuto prendersi cura. L’obiettivo era quello di indurre un maggiore controllo emotivo nei pazienti. Oggi diremmo “stimolarne l’empatia”.

In seguito e col tempo, alcune istituzioni iniziarono ad introdurre i cani per promuovere la socializzazione tra i pazienti.

Attualmente, oltre ai cani, animali come gatti, conigli, canarini, cavalli, lama e persino delfini vengono utilizzati in quella che è nota come terapia assistita o intervento assistito da animali. Questi animali vengono coinvolti per trattare disturbi mentali, come con persone vittime di ictus o con sindromi autistiche.

L’ippoterapia

L’ippoterapia presenta aspetti piuttosto interessanti e singolari. Il contatto con i cavalli consente un approccio terapeutico ludico, al di fuori delle strutture sanitarie. Si può suddividere in due pratiche: l’equitazione in sé, che permette di lavorare sul tono muscolare e sulla postura, e la cura dell’animale, che riguarda più l’aspetto emotivo e relazionale.

Sono numerose le persone che possono beneficiare dal contatto con i cavalli. Tra gli altri, coloro che sono affetti da paralisi cerebrale, dal morbo di Parkinson, dalla sindrome di Down, le vittime di ictus o le persone con autismo.

La magìa del cane

Gli effetti, nei bambini autistici messi a contatto con i cani sono fortemente positivi quando non addirittura spettacolari. In particolare relativamente ai disturbi della comunicazione, alle difficoltà nelle interazioni sociali ed ai comportamenti restrittivi o ripetitivi.

Il legame particolare con l’animale crea le condizioni per una cura a prescindere dalle parole, il che paradossalmente favorisce nel bambino l’acquisizione o il miglioramento delle proprie competenze verbali!

Anche le persone affette da depressione o disturbi psichiatrici, gli anziani col morbo di Alzheimer o con una perdita di autonomia vedono migliorare le loro abilità sociali con la presenza di un cane al loro fianco.

La componente relazionale

Una cosa troppo spesso marginalizzata (quando non bypassata) è che la malattia, ergo la cura, hanno una componente relazionale. Essere malati significa vedersi attribuire un ruolo diverso nella vita sociale. Fronte a ciò, i comportamenti degli altri cambiano.

Il malato cronico o incurabile può suscitare maggiore attenzione o, al contrario, timore. Le relazioni ne risultano asimmetriche e spesso si avverte una forma di isolamento.

Gli animali consentono all’essere umano malato e fragilizzato di sviluppare una comunicazione non verbale. L’animale è una presenza, un essere con cui si può parlare, anche in modo confuso, o a cui ci si può relazionare diversamente. Il suo effetto benefico risiede nello stimolo psico-affettivo e nello scambio che permette, ad esempio, di accarezzare un gatto generandone le fusa.

L’etologia ha ben evidenziato il fatto che gli animali, i cani in particolare, provano emozioni che possono essere associate a una forma di compassione. Il rapporto con l’animale crea, per così dire, le condizioni per una cura senza parole.

Per una persona marginalizzata e fragilizzata dalla malattia, entrare in relazione con un essere che considera bisognoso di soccorso o di attenzione è un fattore di miglioramento del suo stato. Negli esperimenti di laboratorio, i cani malconci, gracili o timidi attiravano un’attenzione particolare. La persona indebolita dalla malattia trovava nell’animale da soccorrere una possibilità di decentrarsi, inseme ad una rinnovata utilità sociale.

Amici animali

Se pensiamo a fiabe e favole, l’animale occupa, dalla notte dei tempi, un posto speciale nel nostro immaginario collettivo: Mowgli allevato dai lupi ne «Il libro della giungla», il Piccolo Principe che addomestica una volpe che diventerà per lui unica al mondo, Gulliver che conversa con gli intelligenti e civilizzati “Houyhnhnm”, nome dato ai cavalli in base al suono che emettono con le narici.

Le favole di Fedro, di Esopo o di La Fontaine, inoltre, come molte fiabe per bambini, mettono in scena gli animali per parlare meglio di noi uomini, dei nostri vizi e delle nostre virtù.

L’animale è dunque – non dimentichiamolo – un nostro simile, un compagno di strada con cui condividiamo reazioni ed emozioni.

¹ Il riferimento è al capitolo 3 del mio libro «Storie che aiutano a crescere», GAEditori.

QUI SOTTO: la video presentazione del nuovo libro del dottor Claudio Rao, dal titolo “Storie che aiutano a crescere”.

Prefazione e video presentazione a cura della giornalista Emilia Urso Anfuso:

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