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Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
L’elaborazione del lutto nei bambini è un processo complesso e delicato che varia profondamente in base alla loro età, ma anche alla loro maturità emotiva e cognitiva. E che va riconosciuto ed accompagnato.
Il lutto, secondo la definizione del Nuovo Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti¹ è uno «Stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che è stato parte integrante dell’esistenza». Dal chè si evince che il termine non definisce unicamente la morte di una persona cara, ma può includere una separazione genitoriale, un trasloco, il cambiamento di scuola o ambiente di vita e di lavoro. Lo stesso Galimberti precisa poco più in là: «La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili».
È evidente che ciascuno di noi ha affrontato diversi “lutti” nella propria vita.
In questo articolo, tuttavia, circoscriviamo il discorso al lutto dovuto alla perdita di una persona e ai nostri giovanissimi.
Aiutare i più piccoli ad attraversare questo vissuto
Spesso noi adulti dimentichiamo la necessità del bambino di venir aiutato e supportato. Se ci viene a mancare un parente, a noi adulti pare normale parlare dell’accaduto, esprimere il nostro dolore, parlare delle nostre emozioni, dei ricordi belli, brutti o nostalgici; cercare insieme di capire la malattia e gli effetti che hanno portato al decesso; consolarci gli uni con gli altri. Ma non solo. Riteniamo giusto e doveroso rendere un ultimo omaggio alla salma, andando a vederla, accompagnandola nei riti funebri fino alla sepoltura. Una modalità per avviare il processo di elaborazione del lutto.
Spesso tuttavia i bambini vengono “esclusi” e la loro necessità di elaborare il proprio lutto con un supporto adulto viene, per così dire, bypassata. Oppure, nel maldestro tentativo di proteggerli da angoscia e dolore, vengono tenuti all’oscuro, a volte perfino con l’inganno («E’ andato a vivere in un paese lontano…»).
Il nostro primo dovere è aiutarli a capire
Se al bambino vengono nascosti gli eventi reali che lo riguardano personalmente non dicendogli la verità, percependo più o meno confusamente l‘evento e capendo che qualcosa d’importante gli viene nascosto potrà incorrere in conseguenze anche abbastanza gravi. Ignorato nel suo vissuto si sentirà perso, dovrà sopperire con fantasie a quanto non riesce a capire, costruendo teorie anomale e perfino patogene sulla vita e sulla morte. La sua fiducia nell‘adulto sarà incrinata, imparerà a non fidarsi dei grandi e a nasconderci i propri sentimenti.
Non tacere né censurare la morte al bambino.
Un errore che possiamo fare è quello di tacere, negare o travestire la morte. Il bambino percepisce il nostro dolore, ma non ne capisce il senso; constata l’assenza del familiare, ma non se ne spiega la scomparsa («È andato via? Dove? Per quanto tempo?»). Dunque finisce per vivere – direttamente o indirettamente – le emozioni della perdita, ma senza poter loro attribuire un senso. Un vissuto terribile che non gli è dato condividere e per il quale non viene confortato né consolato!
La via è condividere e rassicurare
L’elaborazione del lutto è un’assoluta necessità. È nostro dovere aiutare il bambino.
Col linguaggio appropriato all’età, gli spiegheremo che la persona cara è morta, cercando di fargli capire che cosa sia il morire². Secondo età e sensibilità, anche accompagnarlo a vedere la salma e farlo partecipare al funerale possono rivelarsi azioni utili a questo fine.
È importante lasciare ai nostri bambini lo spazio per capire, per esprimere liberamente le proprie emozioni (dallo stupore alla curiosità; dal dolore all’angoscia, ma anche la paura, la rabbia, il senso di colpa e d’impotenza) senza sentirsene giudicati né aver paura di ferire noi adulti.
Se dovessimo scoprire che si crede responsabile o colpevole della morte del proprio caro, sarà indispensabile rassicurarlo, parlandogli dell’ineluttabilità della morte. Magari servendoci di qualche citazione o riferimento. Penso alla nota domanda proveniente dalla saggezza orientale: «Qual è il contrario di morte?». No, non è vita. È nascita, perché «La nascita e la morte sono entrambe due momenti della nostra vita».
Ricordiamoci che i momenti in cui ci si trova in famiglia a elaborare un lutto comune sono preziosi per tutti i partecipanti, anche e soprattutto per i bambini. E spesso rimangono nella memoria come momenti tristi ma, paradossalmente, anche felici.
Il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e condividere le proprie emozioni, specie quelle dolorose. Vedere che i grandi piangono può dargli sollievo e significare che anche il suo dolore è legittimo e degno di essere considerato.
‘ Op. Cit. Pag. 724
² Rinvio alla tematica “Morte, lutto, invecchiamento” (pagg. da 140 a 160) del mio libro «Storie che aiutano a crescere», GAEditori, 2026.
QUI SOTTO: la video presentazione, a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso (che ha curato la scrittura della prefazione) del nuovo libro di Claudio Rao

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