Editoriale del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Sono bastati pochi anni, giusto una manciatina, per trasformare la società in qualcosa di molto distante da ciò che può essere fatto ricondurre a un sistema vivibile. Non parlo, in questo caso, di pressioni socio-economiche e politiche, no. Parlo di interazioni tra esseri umani.
Non dico che la situazione, qualche anno fa, fosse idilliaca, in special modo in un paese come l’Italia la cui popolazione, da molti anni, palesa una tendenza all’individualismo senza pari. Però, a dirla tutta, un conto è essere mediamente individualisti, un altro conto è diventare aggressivi, polemici, pronti alla lite e all’offesa, incapaci di dibattere e argomentare e incapaci, spesso, di prendere atto che certe situazioni sono, evidentemente, di piccola caratura per far scatenare conflitti. Invece…
Invece, lo dico da sociologa in questo caso, l’italiano medio – da nord a sud – sta dimostrando di non avere, di non conoscere gli strumenti per convivere in questa epoca che, se da un lato effettivamente è dura da vivere un po’ per tutti, dall’altro lato ritenevo che potesse presentare contenuti più evoluti rispetto a uno scenario che il pleistocene, a confronto, appare come un’Era altamente evoluta e la cui civiltà di gran lunga apprezzabile e condivisibile.
Aggressività in aumento: anche in Italia la situazione è grave
Guardiamoci intorno: l’italiano medio è un individuo che non vede l’ora di azzannare i propri simili. Accade ovunque e per qualsiasi sciocchezza. Brutta roba. Non è così che immaginavamo l’Era moderna, lo dico io ma lo diciamo in tanti.
D’altronde, con la cosiddetta “libertà del web”, il sistema nazionale e quello internazionale, hanno sdoganato (odio questo termine ma devo ammettere che è efficace) un sistema attraverso il quale, un colossale numero di persone e giorno dopo giorno, hanno perso quei limiti comportamentali che rendevano civile l’esistenza condivisa in società.
Questa “Libertà” col passare del tempo si è trasformata in “libertinaggio” inizialmente comunicativo per diventare poi maniera, comportamento, stile di vita. Libertà non si configura nel fare come meglio si crede, nel non rispettare le regole o, peggio, nel cercare costantemente di avere ragione e a prescindere rispetto ai nostri simili.
Il libertinaggio, invece, scadente elemento che dimostra quanto le persone meno preparate culturalmente trovino affascinante disconoscere i codici comportamentali riconducibili all’educazione, alle belle maniere e al saper porsi in maniera libera ma civile verso il prossimo. Coloro che ritengono che un ” vaffa” scritto o detto contro il primo che capita, contro esimi sconosciuti sui social, corrisponda al criterio di “Libertà”, di fatto hanno gettato il cervello alle ortiche ma ritengono, purtroppo, di aver fatto molti passi verso l’evoluzione della specie. Vai a spiegare a certa gente che hanno torto: più ragionano in maniera scorretta, più si convincono di aver ragione. Una guerra persa, meglio lasciar perdere e concentrarsi su altre faccende.
Un futuro inquietante ci attende
Oltre queste considerazioni, abbiamo di fronte un futuro alquanto inquietante: al di là dei conflitti tra le nazioni, al di là delle strategie economico-politiche su cui possiamo operare limitatamente e solo a livello di analisi o di opinione, dobbiamo affrontare IL grande problema, quello relativo al futuro e come lo vivremo, essendo immersi più o meno consapevolmente in una società che cambia si, ma non è detto che cambi in meglio.
Il cambiamento, lo rammento spesso ai miei lettori e ai miei telespettatori, non sempre configura un miglioramento e stando a quanto già osserviamo, viviamo e che a volte subiamo, non esistono elementi atti a far pensare che, nel medio e lungo termine, potremo assistere a quella evoluzione sociale che porterebbe l’umanità a un livello superiore, di conoscenza e quindi, a livello di comportamento.
La diffusione scellerata della connettività, data in pasto agli esseri umani con troppa facilità e senza un vero “manuale di istruzioni per non impazzire e per non restarne vittime”, sta continuando a contribuire all’eliminazione metodica dell’intelligenza, quella umana. L’elasticità neuronale, non più sollecitata dalla necessità di ricordare, di studiare, di mettere in interconnessione i neuroni e stimolare, di conseguenza, le sinapsi, sta grippando, letteralmente. Come un elastico che, dimenticato in fondo a un cassetto, nel corso degli anni perde le caratteristiche proprie del materiale con cui è costruito e se provi ad allungarlo…si spacca a causa della rigidità acquisita.
La rigidità di pensiero è sostenuta dall’iperconnessione al web
Rigidità, ecco ciò che sta avvenendo nel cervello di molti esseri umani, fondamentalmente a causa dell’uso smodato dei dispositivi elettronici collegati al web. Il cervello si irrigidisce, riceve molti stimoli ma tutti esterni e attraverso la convulsa visualizzazione di brevi filmati, notizie frammentarie e fotografie spesso senza senso. Contenuti che, invece di nutrire il cervello lo bloccano, lo incastrano, lo rendono incapace di intendere e di conseguenza, di volere.
Tutto questo, accade ormai da tempo a una maggioranza di persone e se analizziamo già solo la situazione a livello nazionale, quindi per ciò che riguarda l’Italia, non è un caso se il nostro paese è noto, ormai da anni, per l’aumento esponenziale di casi di analfabetismo funzionale, una vera e propria patologia che non permette, a chi ne è affetto, di comprendere un testo scritto oppure ciò che accade intorno a noi.
A conti fatti e a ben guardare, se proprio vogliamo parlare di guerra contro gli umani, esiste per caso una guerra peggiore di quella sottile, perversa, spietata e costante che opera contro la capacità intellettiva a operare scelte indipendenti, a sviluppare capacità critica oppure opinioni basate su contenuti di approfondimento reale? Ritengo che la risposta sia: NO. La guerra è questa e non è possibile sottrarsi a questo genere di bombardamento.
A voi la riflessione: il box dei commenti qui sotto è a vostra disposizione.

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