In nome del padre

In nome del padre

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

L’influenza del padre sullo sviluppo psicologico del bambino: tra passato e futuro.

La figura paterna ha subìto numerose trasformazioni nel corso dell’ultimo secolo. A lungo sottovalutata, l’influenza del padre si rivela ben più profonda di quanto si pensasse.

Noi meno giovani siamo passati dall’idea del padre come pater familias da cui tutta la famiglia prendeva il nome,alle nuove tendenze e sensibilità che ritengono superati questi ruoli e meramente culturali le polarità di maschile e femminile.

Nel mezzo, i nostri figli e nipoti con la loro realtà che ci interpella, talora drammaticamente.

Se si parla spesso dell’importanza del legame madre-figlio, si tende ad essere più evasivi su quello col padre.

Qual è il ruolo del padre nella formazione della personalità, dell’equilibrio emotivo e comportamenti affettivi dei propri figli?

Cosa ne pensano gli specialisti

Per Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, il ruolo del padre consiste essenzialmente nel fungere da figura terza per evitare una relazione fusionale con la madre e consentire al bambino di differenziarsi.

La Pedagogista Claudia Bevilacqua in un suo articolo sul ruolo  della figura paterna sulla costruzione della nostra identit๠ci offre delle riflessioni che condivido volentieri con i miei lettori.

Attraverso un interessante excursus che va da Winnicott, evocante «una presenza né autoritaria né assente che insegna al bambino a tollerare la frustrazione e a riconoscere i confini della propria esistenza», a Jung che ne fa «il principio di ordine e direzione nella psiche», fino a Lacan ed alla «funzione simbolica essenziale che aiuta il bambino a separarsi dalla simbiosi materna e ad accedere al linguaggio, alla cultura, alla legge».

Citando altresì Freire che «con il suo concetto di educazione dialogica ci ricorda che crescere significa sviluppare coscienza critica e autonomia» la dottoressa Bevilacqua ci ricorda che «Crescere senza una figura che rappresenti il limite, il confronto e la direzione significa costruire un’identità fragile, incapace di sostenere la complessità della vita adulta».

Padre: di nome o di fatto

La qualità del legame affettivo con il padre influenza in modo duraturo il modo in cui i ragazzi percepiscono l’impegno sentimentale.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale e interdisciplinare Evolutionary Psychological Science, un padre affettuoso e coinvolto rafforza la capacità dei figli di impegnarsi in modo sano nelle loro relazioni in età adulta.

Non si tratta solo di presenza fisica: è l’atteggiamento emotivo del padre che conta di più. Lo studio rivela che le madri non hanno lo stesso impatto sulle convinzioni dei ragazzi in materia di relazioni. Un’ulteriore prova del fatto che le figure paterne modellano punti di riferimento intimi e duraturi.

Più sorprendente ancora. Il tempo trascorso insieme gioca un ruolo fondamentale nella qualità delle relazioni padre-figlio, sia che si tratti del padre biologico che di un patrigno. La vicinanza affettiva si costruisce nella quotidianità condivisa. Questa dinamica relazionale va oltre il legame genetico. Un patrigno coinvolto e presente può offrire un sostegno profondo quanto quello di un padre biologico. È la costanza dell’investimento affettivo che alimenta il legame, più del DNA.

Un ruolo in evoluzione

In psicologia dunque, il ruolo del padre è essenziale per lo sviluppo del bambino, agendo, lo abbiamo visto, come colui che separa la diade madre-figlio dal loro iniziale stato di fusione affettiva, permettendo al bambino di differenziarsi.

Egli promuove l’apertura al mondo che incoraggia il figlio ad essere più autonomo, ad esplorare, a superare gli ostacoli ponendo così le basi della sua autostima. 

Il padre rappresenta una figura di autorità benevola e di sicurezza emotiva.

È ancora lui che, tendenzialmente, stabilisce limiti e regole, insegnando la pazienza e favorendo l’autorcontrollo attraverso la gestione di ansie e frustrazioni.

Il tutto fornendo una sensazione di protezione fisica ed emotiva.

Senza dimenticare che il padre funge da modello maschile per l’acquisizione dell’identità di genere e la costruzione dell’identità tout court, in particolare per i ragazzi.

Un ruolo in piena evoluzione. La paternità moderna si è allontanata dal modello patriarcale per essere più coinvolta emotivamente, partecipando alla vita quotidiana e creando una relazione diretta con il bambino fin dalla nascita.

Una voce singolare

Mentre molti esperti si interrogano sul ruolo del padre, talora fino a sottolinearne l’inadeguatezza, Marcel Rufo² in un libro non recentissimo («Chacun cherche un père», 2009ci offre una voce piuttosto singolare. Secondo lui, è proprio grazie alle fragilità paterne che il bambino può costruirsi.

Col passare del tempo, impara a convivere con suo padre così com’è nella realtà, anche se non dimentica mai del tutto l’eroe che gli ha trasmesso sogni di gloria e cerca di ritrovarlo in altre figure (i tanti “sostituti” del padre che lo aiuteranno a rafforzare la sua autostima).

Marcel Rufo mette in luce una verità essenziale: il padre è sempre un mosaico di immagini che mescolano realtà e immaginario. Ma questo mosaico non è mai completo e ognuno passa la vita a cercare il tassello mancante, quello che completerà il quadro.

¹ ll padre dimenticato: il ruolo pedagogico della figura paterna nella costruzione dell’identità. | LinkedIn

² Marcel Rufo (classe 1944) è un noto psichiatra infantile, neuropsichiatra e accademico francese, considerato uno dei massimi esperti dei problemi di infanzia, adolescenza e psicomotricità. 

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