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Qualche settimana fa abbiamo parlato del disordine in adolescenza. Fronte all’interesse di alcuni lettori, torniamo a riflettere su quest’età così complessa e controversa.
La disorganizzazione e il sovraccarico cognitivo non riguardano solo la sfera professionale di noi adulti.
Non di rado mi è capitato di sentire i genitori lamentarsi dei propri ragazzi: «Si dimentica tutto, la sua scrivania è un disastro, non sa mai da dove cominciare… è normale ?»
Nei più giovani, la scuola e la casa possono sembrare ad un vero e proprio campo di battaglia interiore.
Il cervello dell’adolescente in questi casi assomiglia ad una scatola in disordine, dove ogni compito vuole essere il più importante ma finisce spesso sepolto sotto gli altri.
Il mio professore di Psicologia dell’età evolutiva, Silvio Stella, psicanalista milanese, ci spiegava che in adolescenza il limite tra “normale” e “patologico” è molto sottile e non sempre facile da definire. Allora, come distinguere ciò che rientra nel normale sviluppo da ciò che richiede un intervento specialistico?
Da diversi anni, gli appuntamenti con noi pedagogisti e soprattutto con gli psicologi per bambini e adolescenti si stanno moltiplicando, in particolare per questioni relative alla gestione del tempo, alla memorizzazione, all’organizzazione e allo stress.
Disorganizzazione e sovraccarico cognitivo… concretamente
Per il sovraccarico cognitivo, immaginiamo un adolescente, con il quaderno aperto, lo sguardo perso nel vuoto. Dieci compiti da consegnare, tre interrogazioni da preparare, il cellulare che vibra, le notifiche che lampeggiano. La sua testa è come un computer con troppi file aperti: nulla viene visualizzato chiaramente, tutto va a rilento.
La disorganizzazione, quanto ad essa, si traduce più concretamente nei gesti quotidiani: dimenticanze ricorrenti (oggetti, compiti, appuntamenti), priorità sbagliate, ritardi, spazio di lavoro ingombro.
Il sovraccarico cognitivo corrisponde ad un accumulo di compiti, sollecitazioni emotive e sensoriali che il cervello fatica a gestire contemporaneamente. Un po’ come voler fare giochi di destrezza con dieci palline quando si hanno solo due mani.
Questo sovraccarico è amplificato da alcuni fattori:
• Le crescenti richieste scolastiche e sociali (più lezioni, più aspettative di autonomia, prime responsabilità);
• Le capacità di pianificare, organizzare, memorizzare ancora “immature”;
• L’onnipresenza di schermi (pc, tablet, smartphone) sempre accesi, fonte di distrazione e interruzioni.
Il sovraccarico cognitivo è tutt’altro che una moda o una scusa. In realtàindica un divario tra ciò che oggi si chiede a un adolescente e i veri “strumenti” di cui dispone per affrontarlo.
Disorganizzazione e sovraccarico hanno un effetto valanga sulla vita dei nostri adolescenti.
Quali domande dobbiamo porci noi genitori, insegnanti, educatori?
• Mio figlio dimentica regolarmente il materiale scolastico o i compiti?
• Rimanda costantemente alcuni compiti al giorno dopo?
• Dice spesso che “non sa da dove cominciare”?
• Sembra sopraffatto da semplici istruzioni o confuso di fronte a più richieste?
• Si innervosisce o si stanca di fronte al lavoro scolastico?
Nel caso di più risposte positive, possiamo ragionevolmente supporre una disorganizzazione o un sovraccarico cognitivo.
Perché emerge in adolescenza?
C’è una ragione biologica, a volte poco conosciuta, che spiega perché la disorganizzazione spesso fa la sua comparsa (o si accentua) durante la preadolescenza e l’adolescenza ed è il cervello.
Durante gli anni delle medie e delle superiori, la parte anteriore del cervello (corteccia prefrontale), è in piena trasformazione.
Essa costituisce il centro nevralgico delle nostre capacità di organizzazione, pianificazione e attenzione. Ma la sua maturazione richiede tempo! Cosa che noi adulti non sempre capiamo.
Inoltre, in questa fase dell’età evolutiva, il nostro ragazzo vive:
• Una gestione emotiva altalenante;
• Dei ritmi del sonno spesso caotici;
• La voglia di provare di tutto, con i rischi annessi e connessi.
Una miscellanea che rende difficile gestire la vita quotidiana. Ricordiamoci i nostri anni di scuola media o superiore! Non è sempre una questione di mancanza di volontà. È che lo strumento “pianificazione” è ancora in fase di costruzione.
Inoltre, c’è l’ambiente. La pressione scolastica, la paura del fallimento, il desiderio di soddisfare le aspettative dei genitori e di quei professori con cui si identifica. Alcuni studenti, poi, sono ancora più vulnerabili di altri.
In alcuni casi, la disorganizzazione non è solo un “tratto caratteriale”, ma il sintomo di una difficoltà più profonda. È il caso, in particolare, dei disturbi dello sviluppo neurologico, come l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione con o senza Iperattività) o dei disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disortografia, ecc.). In questi casi un aiuto esterno è fortemente raccomandato.
Prendiamo umilmente atto, come adulti ed educatori, che la disorganizzazione non è una scelta, ma il risultato di un vero e proprio “disallineamento”, temporaneo o duraturo, tra le esigenze e le reali capacità del cervello. Nessuno sfugge davvero a questo percorso e alcuni lo vivono molto più difficilmente di altri.
Una ragazzina diciassettenne mi confidò una volta: « A volte esco per andare a scuola senza la borsa da ginnastica perché penso a non dimenticare il compito di italiano… così, non ho né l’uno né l’altro. Mi sento una fallita ».
Dietro tutto ciò si può nascondere una grande sofferenza. A volte è sufficiente farsi aiutare per rimettere ordine… nella testa e nella vita!
Cosa possiamo fare per aiutarli?
Se la disorganizzazione diventa fonte di conflitti familiari, ripetuti insuccessi scolastici o chiusura in se stessi, non bisogna esitare a rivolgersi ad un pedagogista o ad uno psicologo specializzati in problematiche adolescenziali.
A volte il nostro adolescente ha semplicemente bisogno di imparare a utilizzare i suoi “strumenti” cerebrali in modo diverso, con strategie adeguate.
Ecco alcuni spunti di accompagnamento suggeriti dai professionisti del settore:
• Notare le informazioni: meglio attaccare post-it ovunque piuttosto che cercare di ricordare tutto. Utilizzare agende cartacee o digitali, liste di controllo, calendari settimanali colorati.
• Attivare routine come punti di riferimento, creando automatismi nel momento di alzarsi, di andare a letto, di preparare lo zaino… Allenare il proprio “cervello organizzatore” come un atleta che ripete il suo movimento di salto ogni mattina.
• Fare un pochino di ordine sulla scrivania. Meno oggetti, più chiarezza. Questo richiede aiuto e pazienza da parte di noi adulti (spesso necessita di tempi lunghi) .
• Fissare un lavoro a tappe: suddividere i compiti o le attività più impegnative in mini-obiettivi (es. “Cosa devo fare prima di cena?”)
• Limitare le sollecitazioni multiple: durante i compiti, spegnere il telefono, stabilire dei momenti senza tablet né pc; non fare tutto contemporaneamente, evitare di fare tante cose insieme (mangiare, ripassare e chattare nello stesso tempo, per esempio).
• Noi adulti dobbiamo imparare a valorizzare ogni successo, anche minimo, per rafforzare la sua fiducia ed autostima.
Il ruolo della famiglia è essenziale: nella vita quotidiana, deve accompagnare senza sostituirsi. È importante anche lasciare che il nostro adolescente sperimenti le conseguenze delle sue dimenticanze, evitando un inutile sovraccarico di rimproveri.
Inoltre, il team educativo – insegnanti, educatori scolastici – può anche prevedere delle misure di sostegno. Dalla doppia copia dei libri di testo all’uso di agende digitali su tablet, passando per tempi adattati per la consegna dei compiti.
È possibile prevenire disorganizzazione e sovraccarico cognitivo?
Le parole d’ordine? Educazione e prevenzione. Non si nasce organizzati, lo si diventa! E non è mai troppo presto, né troppo tardi per aiutare nostro figlio a migliorare.
Ecco alcuni suggerimenti pratici ed immediati:
• Dare l’esempio: la routine, l’agenda, l’organizzazione della mattinata… Se noi genitori siamo sopraffatti, il messaggio non passa;
• Spiegare, senza infantilizzare: dimenticare non è grave. Ma si può lavorare sulla preparazione, la pianificazione, il “pensare a domani”;
• Rendere rituale il riordino: dieci minuti ogni sera per preparare insieme le cose o individuare ciò che manca;
• Incoraggiare piuttosto che punire: un complimento per lo sforzo di aver pensato alle chiavi, ad esempio, vale più di un rimprovero;
• Fare una pausa: se il ragazzino si sente sopraffatto, lasciamogli riprendere fiato. Il cervello ha bisogno di scaricarsi. Il sovraccarico cognitivo, a volte, si combatte semplicemente con un po’ di riposo;
• Informarsi, lasciarci aiutare: esistono numerose risorse locali, professionisti a scuola, in ASL, in privato.
Un altro punto essenziale: l’organizzazione è come un muscolo. Più ci si allena, meno ci si stanca. E più il giovane viene valorizzato nei suoi sforzi, più osa affrontare compiti complessi.
Dal punto di vista degli insegnanti, è importante distinguere uno studente “pigro” da uno “sopraffatto”. Per questo la formazione del personale scolastico, soprattutto professori di medie e superiori, pare indispensabile.
Scoprire il ruolo dello psicologo o del pedagogista per bambini e adolescenti può aiutare la famiglia e la scuola. Non è un caso se fin dagli anni Settanta del Novecento una certa avanguardia pedagogica auspicava la presenza di équipes psico-medico-pedagogiche nelle scuole.
Ultimo consiglio: prendere le distanze. Nessuno è perfettamente organizzato. Tutta la famiglia ha da guadagnare nel rallentare un po’ i ritmi, accettare i limiti e le imprecisioni, capendo che l’importante è andare avanti con una certa armonia e complicità e non puntare sempre e solo alla perfezione.

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