Il disordine in adolescenza: “Mia figlia vive in una discarica”…

Il disordine in adolescenza: “Mia figlia vive in una discarica”…

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

«Non è più disordine, ma caos. Non ne posso più, mi creda. Ormai mia figlia vive in una discarica!». Le parole sono di Ambra, madre di un’adolescente piuttosto disordinata e risalgono a diversi anni fa. La sua richiesta era partita da una problematica di presunta anoressia, poi smentita dal medico di famiglia. Per questo aveva cercato lumi nella Pedagogia Clinica®.

Una camera sottosopra

Dopo aver provato con le buone e con le cattive non siamo riusciti a far nulla davanti alla sua inerzia. Che fare? Dobbiamo insistere o ignorarlo?

Con aria assonnata, a volte perfino esasperata, il nostro ragazzo ci ascolta mentre lo rimproveriamo per la « sua camera che siamo costretti a pulire prima che gli scarafaggi vi facciano il nido, tanto è trasandata » e lo sguardo che vediamo nei suoi occhi è indifferente o esacerbato. Eppure abbiamo organizzato gli spazi, comprato scaffali, cassettiere, panieri per riporvi la biancheria sporca… invano! I  nostri sforzi non hanno mai sbloccato la situazione. Anzi, ci sembra che le cose peggiorino!

A torto o a ragione, i genitori hanno spesso l’impressione che la camera dei propri figli sia diventato un campo di battaglia che svela un “disordine” interiore. Certo, in alcuni casi i bambini che stanno attraversando momenti difficili possono vivere la pulizia e il riordino della loro camera come un’opportunità di riequilibrio, ma per molti di loro questo disordine è il solo modo per appropriarsi di uno spazio domestico dove fare ciò che vogliono.

I nostri adolescenti, giovani adulti in divenire, esprimono quotidianamente un grande bisogno di libertà che inizia proprio dal luogo in cui trascorrono buona parte del loro tempo, la propria camera. Mentre la maggior parte di noi genitori, esasperati, cerca di spingerli a pulirla, gli psicologi sembrano categorici: il disordine è una fase obbligatoria dell’adolescenza e questo problema di solito si risolve da solo e paradossalmente proprio nel momento in cui i genitori si arrendono.

Il bisogno d’intimità

L’iniziativa di pulire al posto loro senza chiedere loro il loro permesso, non è una buona idea. Dopo i 13 anni, gli adolescenti hanno bisogno di uno spazio tutto loro, dove poter conservare i loro segreti e prendere decisioni senza essere costantemente spiati e controllati.

È chiaro che, se nostro figlio, appena rientra a casa, si precipita nella sua camera, chiede di mangiare lì e ne esce solo per andare in bagno, i nostri rapporti familiari rischiano di deteriorarsi rapidamente, di alienarsi. In tal caso, è preferibile snidarlo di tanto in tanto proponendogli qualche attività da praticare insieme. Tuttavia ricordiamoci sempre di bussare alla porta prima di entrare e di chiedergli il permesso prima di riordinare i suoi effetti personali o portare i suoi vestiti in lavanderia; anche per dimostrargli (ed insegnargli) un certo rispetto.

Gli spazi comuni

« Questa casa non è un albergo! » è, quanto ad essa, un’espressione piuttosto indovinata. Infatti è importante che nostro figlio non si comporti come se fosse in hôtel.

Daniel Marcelli è professore di psichiatria infantile e adolescenziale presso la facoltà di medicina dell’ospedale universitario di Poitiers. Secondo lui è più importante insegnare ai bambini il rispetto degli altri, la condivisione dei compiti e il senso di reciprocità piuttosto che delimitare il loro territorio. Quindi è necessario che il suo spazio di libertà sia circoscritto alla propria camera e che capisca che i luoghi comuni che condivide con il resto della famiglia devono essere lasciati nello stesso stato in cui li ha trovati.

Il minimo comun denominatore

Se è giusto tollerare qualche vestito qua e là, la camera di nostro figlio non deve trascendere determinate regole di igiene. I resti del cibo, gli imballaggi e i vestiti sporchi del mese precedente superano ampiamente questi limiti.

La sua camera non deve nemmeno trasformarsi in un bidone della spazzatura, come lamentava Ambra! Per alcuni di loro infatti, queste cattive abitudini potrebbero perpetuarsi fino all’età adulta e trasformare le faccende domestiche in un autentico incubo.

I bambini che hanno imparato molto presto a riordinare le proprie cose troveranno più facile acquisire le buone abitudini. Gli altri trarranno vantaggio dall’imparare gradualmente a organizzarsi e a pulire in modo più efficiente. Quello che possiamo fare come genitori è insegnare loro a farlo nel resto della casa. Riconoscendo la loro camera come territorio neutro in cui poter riprendere fiato ed energìe.

Lascia un commento

Your email address will not be published.