La miseria umana (Il vertice minimo della nostra epoca)

La miseria umana (Il vertice minimo della nostra epoca)
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Di Lucaa del Negro

Poiché gli uomini non sono riusciti a guarire dalla morte, dalla miseria e dall’ignoranza, hanno deciso di essere felici non pensandoci.”

Blaise Pascal

La citazione ed il commento, la contestualizzazione di un pensiero alto, in altri tempi, non avrebbe avuto spazio, sarebbe stata insomma -spinta questa forma- una prova minuscola, probabilmente l’esclusiva di una pratica didattica, magari di ripiego.
Ecco l’Uomo!


Il contesto biblico, la punizione esemplare di Yeshua coronato di spine, eppure Dioniso e il “superuomo” (Übermensch) di Friedrich Nietzsche per incidere questo infimo scritto, ritrovano pace; il dinamismo intellettuale ed esistenziale, la sua corsa, il suo volo, ed ogni spinta possibile spiazzati dal caos, dall’eruzione annullata quanto improvvisa e probabilmente inversa a quell’energia incalcolabile, è e, non è.

I brandelli degli esuli corpi, delle bambine e dei bambini dilaniati, sventrati e ripuliti dal sangue per il sintetico corretto trasferimento dei dati (di guerra) digitali e dei commenti che seguiranno il tempo che utilizziamo per raccontare l’accaduto, in questa realtà, sono gli stessi di quegli infelici resti che compongono ventre, seno, volto e posteriore consumati per le orge demoniache, sono le bocche e le mammelle di silicone, le piaghe della vecchiaia che vestiranno i tatuaggi simbolici degli orchi e di quelli che ne ostenteranno plagio, banale adorazione.

La commistione ed il falso, ideologico e politico esso sia, la mescolanza, la committenza, gli atti dissacranti, l’eresia e l’apostasia dell’ignorante, che cosa esprimono davvero oltre lo stupido legame con il profitto esclusivo, l’arricchimento spropositato che si alimenta soltanto e sempre di ipocrisia?

Il nulla?

Fuori da ogni giudizio, il nostro tempo -in un attimo di lucida follia e umana pietà- rimanda alla morte, o meglio, sorvolato il pessimismo da baraccone, ripropone la metafora della partita a scacchi, l’esistenza umana alla ricerca di senso di fronte all’inevitabilità della morte raffigurata magistralmente dal Maestro Bergman, laddove il cavaliere medievale che rappresenta tutti noi in Terra e nessuno escluso -esattamente- sta perdendo tempo e non considera il dolore atroce, il male straziante che lo attende.

autorenegro.org

[Foto da: www.edizionidelfaro.it/libro/photographx]
 
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