Uffa, che barba!

Uffa, che barba!
Getting your Trinity Audio player ready...

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

L’oziofobia è la paura della noia, il timore irrazionale dell’inattività e del tempo libero. E se la noia per i nostri ragazzi costituisse invece un’opportunità?

Contrariamente all’opinione corrente, la noia nei bambini è una condizione fondamentale che consente loro lo sviluppo della creatività, dell’autonomia e dell’introspezione; una sorta di “pausa attiva” che stimola il problem solving, la capacità di esplorazione e la curiosità, spingendoli a trovare da soli nuove attività per superare la frustrazione. 

Cosa dicono gli esperti?

La noia è un motore potente. Stimola la creatività, rafforza l’autonomia e insegna al bambino a gestire le proprie emozioni. A condizione di non farlo al posto suo

Anche se è sgradevole da vivere, la noia è un’emozione normale e benefica per i bambini. Trevor Mazzucchelli, professore di psicologia clinica all’università australiana di Curtin, ricorda che questa sensazione può sviluppare diverse competenze fondamentali come “sopportare esperienze spiacevoli, gestire la frustrazione, regolare le emozioni, pianificare e risolvere i problemi…”

Abilità preziose per lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.

In una quotidianità spesso frenetica e pianificata, i momenti di vuoto destabilizzano. Conseguenza? I nostri giovani hanno raramente l’occasione di confrontarsi con la propria libertà. E quando lo fanno, spesso si aspettano che sia un adulto a prendere in mano la situazione. Tuttavia, il ruolo dei genitori non è tanto quello di riempire ogni minuto, quanto quello di creare un contesto che incoraggi la loro autonomia.

Mazzucchelli avverte: “Se, non appena un bambino si lamenta di annoiarsi, un adulto interviene per distrarlo, il bambino potrebbe non avere mai l’opportunità di esplorare le proprie idee”.

Da qui l’importanza di un accompagnamento discreto e strutturante.

I due tipi di noia

In realtà, occorre distinguere due tipi di noia. 

  • Il primo è familiare, banale.

Non esitiamo a dire, ad esempio, che un libro è noioso quando lo troviamo poco interessante, persino penoso da leggere, ergo lo abbandoniamo su un angolo del tavolo. Esistono, lo sappiamo tutti, molte altre attività e anche incontri noiosi. Il tempo scorre lento e non vediamo l’ora che questi momenti finiscano per riprendere le nostre attività abituali. 

  • Ma esiste un altro tipo di noia. Una noia senza oggetto. Una sensazione di languore che ci invade e che ci opprime. 

Il tempo, in questi casi, si ferma. Non passa più. Non riusciamo più a fingere: sguardo perso, gesti ripetitivi, sbadigli. Spesso associamo questo stato emotivo all’inattività. 

«La noia è entrata nel mondo attraverso la pigrizia», osservava La Bruyère, scrittore e moralista francese del XVII° secolo. Anche se, a pensarci bene, la pigrizia è secondaria. Infatti la noia non è un sentimento morale, ma un disturbo esistenziale.

Ciò che viviamo è che improvvisamente nulla valga più davvero la pena. Tutto ci sembra privo di interesse, di importanza, di valore.  

Il filosofo e musicologo Jankélévitch osservò: «Ci si annoia (…) per mancanza di preoccupazioni, di avventure e di pericoli, di problemi, ma capita anche di annoiarsi per mancanza di ansia: un futuro senza rischi né imprevisti, una carriera tranquilla, una quotidianità priva di tensioni sono tra le condizioni più comuni della noia».

I benefici della noia

La noia allarma, mette in allerta. Ci segnala che la nostra situazione è insoddisfacente, in antipodi col nostro bisogno di stimoli, la nostra sete di novità e… ci spinge quindi a cambiare attività! In altre parole: la noia ci permette di prendere le distanze da un qualcosa per meglio concentrarci su noi stessi.

È «il lato positivo della noia», per dirla con le parole del filosofo Andreas Elpidorou¹.

Se la noia è mancanza di orizzonti in un puro presente, è anche e soprattutto una felice occasione per tornare a noi stessi; cosa che può aprirci nuove possibilità e prospettive. Perché la noia stimola la creatività, la voglia di esplorare e di fare cose nuove. Cose a cui non avevamo pensato, proprio perché non ci eravamo presi il tempo di una pausa, di “oziare” nel senso latino del termine.

Scrisse Frederich Nietzsche: «La noia è quella sgradevole calma piatta dell’anima che precede la corsa felice e i venti gioiosi; bisogna (…) sopportarla, aspettarne l’effetto (…)».

Bisogna saper accogliere la noia. Forse è proprio questo il segreto:  imparare ad annoiarsi.

Perché, una volta superato il primo momento di abbattimento, la noia è spesso fonte di novità. Per questo motivo è bene lasciare che i nostri giovani si annoino ogni tanto.  

Non è la noia a nuocere, ma l’iperattività, l’agitazione permanente. Diffidiamo anche dell’uso eccessivo di tivù, tablet e smartphone, di tutti quei rimedi contro la noia che rendono certamente più facile la nostra vita di genitori, ma un po’ più insipida quella dei nostri figli.  

Come aiutarli ad occuparsi da soli?

“Mamma, papà, mi sto annoiando!” Come rispondere a questa richiesta?

Il primo passo è discutere con il bambino di ciò che gli piace davvero. Questa conversazione ci permetterà di concertare un menù di attività che nostro figlio potrà consultare in qualunque momento (per i più piccoli, le illustrazioni con disegni sono spesso più efficaci).

In consiglio è di combinare attività

  • Rapide come disegnare, costruire una capanna con i cuscini, improvvisare un picnic.
  • Di lunga durata, tipo puzzle gigante, costruzione di un libro, lettura di un romanzo o una sfida sportiva.

Mettiamo questa lista in un posto di facile accesso. Il bambino non  deve dipendere da noi. E assicuriamoci che tutto il materiale necessario sia a portata di mano.

Nello stesso tempo, fissiamo regole chiare in un preciso quadro temporale. Spiegamogli per quanto tempo dovrà giocare da solo e quando saremo nuovamente disponibili. Questo lo aiuterà a non sentirsi “abbandonato” per un tempo indefinito

Per rafforzare questa nuova autonomia, possiamo ricorrere a ricompense occasionali. Uno spuntino, un momento condiviso o un po’ di tempo davanti alla tivù possono essere motivanti, purché usati con moderazione ed in modo decrescente.

Incoraggiare, valorizzare, ma non fare al posto loro.

Alcuni bambini avranno bisogno di una spinta per iniziare. Piuttosto che imporre un’attività, guidiamoli con domande tipo: “Cosa potresti realizzare?”, “Di cosa hai bisogno?”, “Da cosa vuoi iniziare?”.

L’obiettivo è stimolare la loro riflessione, non proporre una soluzione preconfezionata. Soprattutto, congratuliamoci con loro ogni volta che prendono un’iniziativa, per quanto minima. Una semplice osservazione del tipo: “Hai trovato qualcosa da fare da solo, bravo!” può rafforzare la loro fiducia.

Secondo il professor Mazzucchelli “È importante che i bambini sappiano che i loro genitori sono disponibili e che vogliono trascorrere del tempo con loro. Ma questo non significa che debbano essere gli animatori di ogni momento”.

Imparare ad annoiarsi significa, in fin dei conti, imparare a vivere

¹ Andreas Elpidorou, filosofo contemporaneo, è professore ordinario e direttore del dipartimento di filosofia alla University of Louisville negli USA. È noto a livello internazionale per i suoi studi approfonditi sulla natura della mente, in particolare sulle emozioni umane e viene considerato uno dei massimi esperti nello studio filosofico della noia. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.