Intervista a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
Mario Adinolfi, classe 1971, “Giornalista, politico e pokerista”: è questa la bio sintetica che descrive un personaggio che fa parlare di se per una particolare predisposizione ad andare controcorrente su diverse questioni, come per esempio quelle legate al criterio di famiglia, ma soprattutto, per non temere di dire le cose fuori dai denti e senza giri di parole su ogni tema che sceglie di affrontare.

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Cofondatore, dal 2016, del partito Popolo della famiglia che da anni si batte per sensibilizzare la popolazione contro l’aborto, a sostegno dei diritti dei nuclei familiari, delle madri e dei padri e in generale, per diffondere una cultura contraria a quella woke culture che tutto vorrebbe modificare e addirittura cancellare quando si tratta di coppia, generi umani, figli e stabilità familiare. Mario non scende a compromessi e sono note le sue dichiarazioni fuori dai denti ospite di note trasmissioni televisive. L’ho incontrato e gli ho posto alcune domande su temi che che tengono col fiato sospeso l’opinione pubblica, come il caso della famiglia del bosco, ma anche sulle soluzioni possibili per stimolare la crescita demografica nel nostro paese.
Iniziamo con le tue recenti dichiarazioni in merito al caso della “famiglia del bosco”: hai affermato, senza giri di parole e rivolgendoti direttamente all’Arcivescovo Bruno Forte dell’Arcidiocesi di Cheti-Vasto, che i soldi che lo Stato eroga alle case-famiglia rette dalle diocesi sono “Un business multimilionario succulento”: la tua è una denuncia importante e che fa emergere retroscena inquietanti…
Troppi bambini vengono sottratti alle famiglie per alimentare il business delle case famiglia che sono in parte in mano alla Chiesa. Altre volte ci sono interventi puramente ideologici come è capitato nei casi del Forteto, dei “diavoli della Bassa modenese” da cui Pablo Trincia trasse il podcast agghiacciante intitolato Veleno, di Bibbiano e ora anche nel caso della famiglia nel bosco. Non accuso l’arcivescovo di fine di lucro ovviamente, ma ho studiato a scuola leggendo i Promessi Sposi la differenza tra don Abbondio e fra Cristoforo. Ho solo chiesto a Bruno Forte di manifestare il coraggio che lo qualifica fin dal cognome. Il trauma che quei tre bambini stanno vivendo è terribile e per me che sono padre di tre figlie il pensiero di vedermele strappate per un puntiglio violento delle istituzioni è insopportabile. Riuniscano subito quella che era una famiglia felice e la smettano di torturarla.
Aborto e legge 194: recentemente hai sollevato la questione della mancata pubblicazione, da alcuni anni, dei dati relativi al numero degli aborti in Italia e hai chiesto spiegazioni ai ministri Schillaci e Roccella, quest’ultima ministro della Natalità, in merito al fatto che nel nostro paese crollano le nascite ma aumentano gli aborti. Nel corso del tempo hai proposto soluzioni strutturali a sostegno delle madri: da dove si possono recuperare le risorse economiche per avviare una vera riforma a sostegno della natalità?
L’aumento della spesa per armamenti in questi anni è stato significativo e l’obiettivo dichiarato è di arrivare addirittura a cinque punti di Pil, cioè 85 miliardi. Io chiedo solo tre miliardi di euro l’anno per finanziare i primi cinque anni del reddito di maternità che, come Popolo della Famiglia, proponiamo fin dalla nostra fondazione nel 2016: sono 96mila euro per ogni mamma italiana che non ha altri redditi versati mille euro al mese per i primi otto anni di vita del figlio, rinnovabili alla nascita del secondo figlio e vitalizi alla nascita del quarto o di un figlio disabile. Questo è l’unico provvedimento con cui puoi battere la denatalità e la follia dell’aborto in un colpo solo.
Caso Corona-Signorini: hai dichiarato di aver ricevuto una denuncia intimidatoria da Mediaset per aver parlato a sostengo di Corona nel caso Signorini. Ti sei chiesto perché una fetta di popolazione è più attratta da questa vicenda rispetto alle inchieste su scandali relativi alla negazione dei diritti dei cittadini?
La vicenda dei fratelli Berlusconi e di Alfonso Signorini non è una banale questione di gossip, è una foto da fine impero, è il collasso valoriale prodotto in pochi anni da un evento epocale: la morte di Silvio Berlusconi. Finché c’era lui prevaleva l’idea di rispettare l’Italia come nazione composta da 29 milioni di nuclei familiari naturali, il suo partito e la sua Italia “il Paese che amo” erano fondati sull’idea di famiglia per certi versi forgiata dalle sue tv che erano incardinate su figure rassicuranti come Mike Bongiorno, Raimondo e Sandra, Corrado, Iva Zanicchi, Claudio Lippi, Maurizio Costanzo, Simona Ventura, Cristina Parodi, Barbara D’Urso, Federica Panicucci che hanno fatto la storia della tv berlusconiana arrivando a ingaggiare per un periodo persino colonne Rai come Pippo Baudo e Michele Santoro. Con la morte del padre tre anni fa sono cominciate le interviste di Marina Berlusconi pro aborto, eutanasia e falsi diritti lgbt, Alessandro Cecchi Paone imperversava 24 ore al giorno copulando con un ventenne in Honduras, nel 2024 il Grande Fratello lo conduceva un gay e l’Isola dei Famosi un trans, nel 2025 Alfonso Signorini nella doppia veste di dominus del più rilevante programma Mediaset e direttore del più rilevante periodico Mondadori si produceva nelle tristi videotelefonate omoerotiche che abbiamo visto per poi scatenarsi in veri e propri assalti omosessuali e giovani maschi etero, beh lo squallore lo hanno visto tutti. E a prescindere dalle mie parole lo sapranno giudicare. Paradossale che i fratelli Berlusconi invece di avviare un’autocritica abbiano voluto trascinare in giudizio me. Avranno tempo per ravvedersi e chiedere scusa non tanto a me quanto agli italiani.
Dio, patria e famiglia: a tuo parere è una convenzione di tipo politico oppure di respiro sociale e quindi, modificabile secondo i criteri della sempre più diffusa woke culture?
La cultura woke va semplicemente abbattuta insieme alla fascinazione per la religione maomettana. Wokismo e Islamismo è il titolo del mio ultimo libro dove indico i mali del XXI secolo. Dio, patria e famiglia è una indicazione valoriale che può trasformarsi in programma politico. Sono candidato alle suppletive in Veneto dove chiederò agli abitanti della provincia di Padova il 22 e 23 marzo di votare per me come loro deputato proprio per incarnare con il Popolo della Famiglia quei valori e quel progetto.
Cambiamo discorso: hai perso 60 chili sottoponendoti all’inoculazione di un noto farmaco antidiabetico: cosa ha fatto scattare in te la molla che ti ha convinto a voler perdere peso?
Per la precisione sono 70, partii il 3 maggio per l’Isola dei Famosi e sono rimasto in Honduras due mesi praticamente senza mangiare. Ho perso lì 34 chili e quando sono tornato ho deciso di perderne altri 36, partivo dalla bilancia che segnava 227.9 e vederla ora sotto quota 158 è una grande soddisfazione. Conto di perdere entro la fine dell’estate altri 30 chili per arrivare a chiudere il cerchio con un meno cento a cui nessuno avrebbe mai creduto. Ma io sono il tipo delle imprese impossibili.
Chi è Mario Adinolfi tolti gli abiti del personaggio pubblico?
Sono solo un uomo di 55 anni figlio ormai unico di madre vedova che si impegna a stare vicino a moglie e figlie, rilassandosi quando può con pochi e fidatissimi amici che sono poi sempre gli stessi da trent’anni. Mi ritengo molto fortunato e cerco di non dimenticare mai che c’è chi è meno fortunato di me, per tendere una mano. Perché alla fine ciò che davvero non sopporto è la diseguaglianza dovuta all’ingiustizia, contro cui combatterò sempre.

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