Intervista esclusiva a cura del direttore responsabile Emilia Urso Anfuso
E’ indubbio, non servirebbe ribadirlo ma lo faccio comunque: il caso del decesso di Domenico, il bimbo di appena due anni morto dopo un fallito trapianto di cuore presso l’ospedale Monaldi di Napoli, ha lasciato tutti a bocca aperta e cuore piangente.
Il volto disperato della madre del piccolo, intervistata anche in trasmissioni televisive come “Dritto e Rovescio“, non può che farci immaginare, seppur lontanamente, il dolore che si prova dopo una simile tragedia.
L’impatto umano si mescola a quello mediatico, che in alcuni casi però, crea una sorta di tribunale popolare, sostenuto da trasmissioni televisive che impegnano l’opinione pubblica a emettere un giudizio, ma su quali basi se gli investigatori sono solo all’inizio del loro lavoro? Da giorni, su tutti i quotidiani, nelle trasmissioni televisive di inchiesta, si fanno emergere spezzoni di chat, intercettazioni di messaggi privati, tutti con l’evidente intenzione di far scoppiare il caso nel caso e di dare in pasto a un pubblico sempre più affamato di notizie forti, un colpevole.

Ne ho parlato con un noto cardiochirurgo dell’Ospedale Monzino di Milano, Marco Zanobini, che ho intervistato più volte nel corso del tempo in quanto è colui che, con due colleghi e un piccolo team di professionisti in campo sanitario, a proprie spese e superando difficoltà enormi, hanno fondato la cardiochirurgia in Burkina Faso (salvando nel corso delle diverse missioni diverse vite umane) e anche in Paraguay, la nuova missione, con lo scopo di trasferire, nel corso del tempo, le loro competenze professionali ai medici del luogo.

Il dottor Marco Zanobini in Burkina Faso presso il reparto di cardiochirurgia che ha creato insieme a due colleghi e a un team di professionisti del settore sanitario

Piccoli pazienti curati dal team di Safe Heart ODV
Una piccola onlus è stata fondata per sostenere, almeno un po’, l’operato del dottor Zanobini e del suo team: si chiama Safe Heart ODV e conferma che la cardiochirurgia per certi professionisti non rappresenta unicamente una professione ma è anche una missione, è il caso di dirlo.

Marco Zanobini in sala operatoria in Burkina Faso
Dottor Zanobini, lei è un noto cardiochirurgo: cosa sa del dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha proceduto al trapianto di cuore sul piccolo Domenico?
Il suo è un curriculum eccellente, su questo nessuno può dire il contrario. In circa 10 anni presso il Monaldi, di cui è dirigente, ha operato – salvandoli – oltre 4.000 bambini e ci tengo a dire una cosa: la cardiochirurgia pediatrica è una branca della cardiochirurgia molto particolare, non basta essere cardiochirurghi per operare un neonato. Al suo attivo ha decine di pubblicazioni scientifiche di respiro internazionale.
Prima di approdare al Monaldi, Oppidi ha lavorato per anni presso l’Ospedale S. Orsola Malpighi di Bologna e in tutti questi anni, mai sono emersi problemi o sospetti sulla sua competenza, umanità e rispettabilità. Prima di questa terribile vicenda il dottor Guido Oppido è sempre stato considerato a livello nazionale e internazionale uno stimato professionista. E’ anche noto perché, ogni volta che può, presta la sua opera di cardiochirurgo nei paesi africani e lo fa come volontario, non per profitto.
Lei ritiene che l’impatto mediatico si stia abbattendo contro il dottor Oppidi in una fase ancora preliminare investigativa?
Ritengo che quando accadono situazioni simili, così gravi, i giornali e certe trasmissioni televisive dovrebbero evitare di far esplodere un caso quando ancora non si sa davvero cosa sia successo e perché.
Prendere pezzi di dichiarazioni, pubblicare spezzoni di intercettazioni di chat private, creare titoli a effetto, ecco, io ritengo che tutto questo è sempre da evitare. Dobbiamo avere la pazienza di attendere i risultati delle investigazioni, avere la capacità di aspettare gli esiti delle verifiche e non creare “Il caso” e sollevare sospetti su chi, ancora, è solo oggetto di indagini, come nel caso del dottor Guido Oppido.
Attendiamo quindi le risultanze delle indagini, cerchiamo di non cadere vittime della spettacolarizzazione del dolore e della ricerca spasmodica di un tema che diventi di dibattito collettivo, in special modo sui social network. Tutto questo non giova ai protagonisti di certe vicende, ma non giova alla popolazione intera che, alla fine, resta immersa nel caos.

Il dottor Marco Zanobini insieme a due piccoli pazienti del Burkina Faso

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