Rubrica a cura del dottor Claudio Rao
Non è sempre facile avere a che fare coi nostri figli; con coloro che accompagniamo quotidianamente verso la vita. Da bambini come da adolescenti, riversano su di noi emozioni intense, talora perfino contraddittorie che è giusto accogliere, smistare e interpretare.
A tutti capita di sentirsi a volte sopraffatti ed impotenti. Brevi parentesi, momenti comprensibili e assai comuni.
Alcuni genitori tuttavia sembrano totalmente incapaci di rispondere in modo adeguato ai propri ragazzi, sottoponendoli – spesso loro malgrado – ad una forma di maltrattamento, una “trascuratezza relazionale cronica”. Si tratta di un « trauma da omissione ».
La cosiddetta negligenza emotiva corrisponde all’incapacità di un genitore di rispondere in modo coerente alle emozioni del proprio figlio.
Questo può manifestarsi in modi diversi: la derisione, ridere davanti a un bambino che ha paura; la negazione, invalidare le sue affermazioni (“Non c’è motivo di avere paura”); l’inversione dei ruoli, aggiungervi le proprie emozioni di genitore (suggerendogli inconsapevolmente: “invece di occuparti delle tue emozioni, dovresti occuparti delle mie”).
Stiamo parlando dell’incapacità di rassicurare il bambino e di fornirgli la sicurezza affettiva ed emotiva di cui ha bisogno fronte a vissuti che gli generano emozioni forti e difficili.
Questa mancanza di feedback affettivo, il non dirgli “ti voglio bene”, non coccolarlo, non ascoltarlo, non incoraggiarlo crea una carenza.
In tale contesto, le emozioni del bambino non vengono né riconosciute né prese in carico. Ciò ha come conseguenza l’abbandonarlo a sentimenti troppo forti per essere governati da solo, all’incapacità di gestire le proprie emozioni.
È a questo punto che compaiono quelli che gli psicologi definiscono meccanismi di difesa che cercano di proteggere la psiche ancora fragile del bambino affinché non venga sopraffatta da emozioni per lui eccessive.
Sappiamo che i bambini emotivamente trascurati hanno scarsa consapevolezza di sé, difficoltà a regolare le proprie emozioni e problemi nelle relazioni interpersonali. E che questo, purtroppo, si protrae anche in età adulta.
Con quali conseguenze?
Alcuni ricercatori si sono occupati di studiare le conseguenze della negligenza emotiva genitoriale nell’età adulta dei soggetti che ne hanno sofferto, individuando alcune tendenze sulle quali vale la pena di soffermarci.
- Una di esse è la difficoltà a gestire le proprie emozioni. Una difficoltà che può assumere forme diverse: dal nascondere i propri sentimenti ed emozioni, all’ignorarli, fino a cercare modi per reprimerli (talora ricorrendo all’uso di droghe).
La Dott.ssa Brandy Smith, una figura professionale operante nel settore sanitario statunitense, ci spiega che «Una persona che ha subìto la negligenza emotiva durante l’infanzia si sentirà più facilmente sopraffatta e non saprà cosa fare». Non sapere come reagire fronte ad un’emozione, costituisce un disagio non indifferente perché risulta difficile mantenere un comportamento adeguato fronte ad emozioni forti. Una risposta emotiva inadeguata, inoltre, può facilmente ingenerare e favorire problemi relazionali.
- Un’altra tendenza di questi soggetti è la mancanza di disponibilità emotiva. Secondo la dottoressa McGeehan, psicologa dell’Università irlandese di Limerick «Una persona che è stata emotivamente trascurata diventerà emotivamente indisponibile perché non ha imparato a capire chi è né a costruire relazioni intime sane».
Come per imitazione, il bambino diventato adulto rischia quindi di riprodurre questa indisponibilità ad ascoltare e a ricevere le emozioni degli altri. Un limite sia nella gestione delle proprie emozioni che in quella delle proprie relazioni affettive. Una mancanza di “ascolto emotivo” che può arrivare fino all’alessitimia, alias l’ “analfabetismo emotivo” di cui abbiamo già trattato.
- Un ulteriore rischio al quale sono esposti coloro che hanno patito la negligenza emotiva è quello di una bassa autostima.
Quando le emozioni del bambino non vengono validate, vengono derise o addirittura comportano una punizione, egli tenderà a sviluppare un senso di indegnità, la convinzione di “non meritare di essere ascoltato”. Sentimenti negativi che influenzeranno la sua autostima fino all’età adulta.
- Comprensibilmente, queste persone matureranno altresì una certa riluttanza a chiedere aiuto. I bambini emotivamente trascurati potranno reagire diventando molto indipendenti per proteggersi, imparando a contare solo su se stessi.
Questo atteggiamento potrà protrarsi anche in età adulta, portandoli a temere di esporre le proprie difficoltà che verrebbero percepite come debolezze e impedirebbero loro di cercare suffragio. Spesso saranno convinti che nessuno possa aiutarli o capirli e che nella vita si possa contare solo su se stessi.
- Un’altra tendenza è quella di vedere piuttosto il lato negativo delle cose, di concentrarsi preferibilmente sugli aspetti negativi di una situazione o di un progetto più che su quelli positivi.
Ciò può essere legato all’ansia ingenerante la sensazione di essere minacciati da ciò che potrebbe accadere di negativo.
- Altro rischio, l’immaturità emotiva. Non avendo imparato ad esprimere e gestire le proprie emozioni da bambino, l’adulto potrà avere reazioni inappropriate o immature di fronte a determinate situazioni: tenere il broncio, essere sarcastico, mostrarsi aggressivo.
Eviterà di esprimere chiaramente i propri vissuti. Tutto ciò non lo aiuterà nelle proprie relazioni amicali e affettive.
- Il bisogno di riconoscimento e di attenzione è un’altra delle conseguenze possibili.
Avendo sofferto di mancanza di attenzione e ascolto, i bambini emotivamente trascurati tenderanno a cercare intorno a sé segni di ascolto e riconoscimento, a volte in modo esagerato e ossessivo. Talora considerando l’età adulta come un’opportunità per farsi notare!
- Un altro tratto riguarda la mancanza di affidabilità della persona, da intendere come una difficoltà a valutare ciò che è in grado di fare o progettare, a fissarsi dei limiti.
Nulla a che vedere con malafede o disonestà, ma una reale difficoltà a mantenere i propri impegni.
- A rischio anche le relazioni intime. Le difficoltà nel gestire la propria vita emotiva rendono difficile per questi adulti mantenere relazioni intime durature, poiché ciò implica superare situazioni a volte molto intense dal punto di vista emotivo.
Queste persone potrebbero anche avere difficoltà a mantenere un rapporto sereno ed equilibrato con i propri cari.
Una nota positiva
Una indubbia qualità di questi individui è la loro predisposizione a prendersi cura degli altri. Infatti conoscono la sofferenza che genera il non essere considerati emotivamente.
Questo li rende capaci di empatia e comprensione, ma può anche costituire una trappola per loro stessi se hanno difficoltà a stabilire dei limiti nelle loro relazioni e a prendersi cura di sé.

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