Di Il Risolutore
Rubare non è solo prendere ciò che non ci appartiene.
Rubare è molto di più…ed è molto più sottile.
Si ruba tempo, quando si pretende attenzione senza offrire contenuto.
Si ruba dignità, quando si manipola il consenso fingendo di servire il bene comune.
Si ruba verità, quando si sostituisce il reale con una narrazione comoda.
Si ruba futuro, quando si consuma senza responsabilità ciò che non si è costruito.

Il furto più diffuso non avviene nei negozi, ma nelle relazioni, nelle istituzioni, nel linguaggio.
È un furto legale, spesso applaudito, quasi sempre giustificato.
Rubare significa appropriarsi del lavoro altrui senza riconoscerne il valore.
Significa vivere di rendita morale, culturale, storica, senza averne pagato il prezzo.
Significa usare parole come “diritto”, “merito”, “solidarietà” svuotandole del loro significato, fino a trasformarle in strumenti di pretesa.
Ogni società che tollera il furto simbolico prepara il terreno a quello materiale.
Perché quando tutto diventa di tutti, nulla appartiene più a nessuno.
E quando nessuno è responsabile, il saccheggio diventa sistema.
Non rubare è un principio che parla di limite.
Del limite tra ciò che posso prendere e ciò che devo meritare.
Del confine tra bisogno e pretesa.
Tra necessità e ingordigia.
Chi ruba non è sempre chi ha fame.
Spesso è chi ha smesso di rispettare.
Il furto nasce da una frattura interiore: dalla convinzione che il mondo debba qualcosa.
Che la realtà sia in debito permanente.
Che il sacrificio sia un’ingiustizia e non una condizione.
E così si ruba senza colpa.
Si ruba tempo altrui chiamandolo “diritto”.
Si ruba spazio chiamandolo “inclusione”.
Si ruba lavoro chiamandolo “redistribuzione”.
Si ruba libertà chiamandola “sicurezza”.
Non rubare significa riconoscere che non tutto è disponibile.
Che non tutto è negoziabile.
Che esistono cose che si possono solo conquistare…non esigere.
Il rispetto nasce qui.
Dal sapere che ciò che non è nostro va trattato con misura.
Che ciò che abbiamo ricevuto va custodito.
Che ciò che vogliamo va guadagnato.
Una civiltà regge finché distingue tra dono e bottino.
Crolla quando confonde l’uno con l’altro.
Non rubare non è un invito alla rinuncia.
È un richiamo alla responsabilità.
È ricordare che il valore precede il possesso.
Che la dignità precede il diritto.
Che la libertà precede la pretesa.
Perché chi ruba qualcosa agli altri, prima o poi ruba qualcosa anche a sé stesso.
E ciò che si perde allora non è recuperabile: è il rispetto…è il limite…è la misura

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