Di Il Risolutore
C’è un errore antico che l’uomo contemporaneo ripete con ostinazione…confondere ciò che desidera con ciò che è.
Non solo nelle relazioni, nei progetti, nelle aspettative…ma soprattutto nella politica, nel diritto e nella gestione della società.
Legiferare “come se” la realtà coincidesse con i desideri è diventata la norma.
Così nascono leggi perfette per un mondo immaginario, ma disastrose per il mondo reale.
Perché il mondo dei desideri è comodo, lineare, armonioso.
È un luogo in cui tutti sono buoni, tutti collaborano, tutti agiscono razionalmente.
Nel mondo dei desideri non esistono conflitti, debolezze, limiti, interessi, natura umana.
Il mondo dei fatti, invece, è tutt’altra storia.
È fatto di egoismi, competizioni, errori, limiti cognitivi ed emotivi.
È un mondo in cui l’uomo non si comporta come dovrebbe, ma come è.
Progettare la società a partire dal mondo dei desideri porta a una conseguenza devastante:
le leggi non sono più strumenti per governare la realtà, ma dispositivi per crearsi un alibi morale.
Il diritto non diventa efficace…diventa rassicurante.
E da quel punto in poi tutto decade…
Leggi progettate per uomini che non esistono.
Scuole pensate per bambini che non esistono.
Relazioni improntate su virtù che non possediamo.
Politiche economiche disegnate su ipotesi che non accadono mai.
E soprattutto, un sistema mediatico che risponde non ai fatti…ma ai sentimenti.

Ecco allora il “consenso attuale”…non un consenso basato su risultati, ma sulla capacità di raccontare un mondo desiderabile.
Non importa se una legge funziona…
basta che faccia sentire “dalla parte giusta”.
E così il cittadino non vota più chi risolve problemi, ma chi racconta storie emotivamente appaganti.
Il politico non amministra…consola.
Il giornalista non informa…conferma.
L’intellettuale non analizza…giustifica.
E la realtà, ignorata, diventa sempre più feroce.
Le società decadono quando la distanza tra i desideri e i fatti diventa insopportabile.
E quella distanza oggi è enorme.
Il potere lo sa, e non la riduce…la sfrutta.
Perché governare persone immerse nei fatti è difficile.
Governarle immerse nei desideri è facilissimo.
Basta fornire narrazioni in cui tutti possano riflettersi, slogan in cui sentirsi buoni, nemici da odiare e cause morali da sbandierare.
L’importante non è fare…ma sembrare di aver fatto.
Non il risultato…ma l’intenzione dichiarata.
Il consenso attuale non si costruisce con la fatica della realtà, ma con l’alchimia dell’illusione.
E allora la domanda vera non è politica…è antropologica…
Preferiamo una vita che funziona o una vita che ci illude?
Siamo pronti a rinunciare all’infanzia emotiva del “come dovrebbe essere” per tornare alla durezza adulta del “come è”?
Perché il mondo dei desideri è piacevole, ma sterile.
Il mondo dei fatti è duro, ma fertile.
Solo lì, nel reale, avviene tutto ciò che conta davvero: progresso, responsabilità, crescita.
Solo lì l’uomo può diventare adulto.
Solo lì una società può tornare a funzionare.
Il resto è estetica morale.
E il consenso attuale…quello costruito sul sogno anziché sui fatti…non è una conquista democratica, ma una forma sofisticata di anestesia.
E prima o poi, una civiltà troppo sedata smette di opporsi a ciò che la distrugge.

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