Cartoni animati e capacità di attenzione

Cartoni animati e capacità di attenzione

Rubrica a cura del dottor Claudio Rao

Cosa favoriscono o inibiscono le trasmissioni a cui sono esposti i nostri figli? Qual è il nostro ruolo di adulti?

La scorsa settimana, mia figlia mi ha inviato un brevissimo video su Instagram. Si trattava di una riflessione sui cartoni animati e le capacità attentive dei bambini. Una comparazione tra gli Anni Ottanta del Novecento in cui ogni storyboard, ovvero ogni mini sequenza filmica, durava mediamente 8 secondi, ed oggi, in cui la sua durata è al massimo di 2. Il video titolava: « Una ragione per la quale i bambini hanno minore capacità di attenzione ». Questo mi ha spinto ad interrogarmi sulla questione.

Se « Il mondo incantato »¹, brillante trattato di Bruno Bettelheim, divenuto ormai un classico, ha brillantemente contribuito a svelare i significati impliciti delle fiabe, quando questi sono divenuti film, come hanno impattato sulla psiche infantile? Anche qui non mancano i riferimenti e le analisi più o meno qualificate sul tema. Tuttavia, è sulle ultime generazioni di cartoons che si interroga il video postato su Instagram.

Immagini troppo veloci e concentrazione

Dopo aver testato su bambini di 4 anni l’effetto di diversi cartoni animati, i ricercatori hanno concluso che le animazioni dal ritmo veloce disturbano le capacità di apprendimento dei bambini.

Angeline Lillard e Jennifer Peterson, dell’Università statunitense della Virginia, hanno confrontato le capacità di un gruppo di 16 bambini di 4 anni subito dopo aver guardato 9 minuti di un cartone animato o dopo 9 minuti di disegno. Sono stati testati due tipi di film: SpongeBob, molto ritmato e fantasioso, e Caillou, molto più lento, che descrive la vita reale di un bambino di 3-4 anni.

Le capacità di attenzione e concentrazione dei bambini erano simili dopo aver visto Caillou o dopo aver disegnato, riferiscono i due psicologi nella rivista Pediatrics. Al contrario, erano alterate dopo 9 minuti trascorsi davanti a SpongeBob.

Il fatto che in questi film d’animazione l’attenzione passi rapidamente da un personaggio all’altro, da una situazione all’altra e che le storie siano molto irreali, potrebbe disturbare la capacità di concentrazione del bambino, suggerisce Angeline Lillard sul sito web della sua università.

Questo studio ha testato solo gli effetti immediati di queste immagini, ma – precisano gli autori – guardare la televisione a 4 anni ha probabilmente un impatto più profondo sul comportamento e sull’apprendimento dei bambini.

Riflessioni a ruota libera

Un’altra analisi interessante potrebbe portare sui modelli che offrono ai nostri giovanissimi i cartoni animati a cui sono esposti. Se e come certi stereotipi possano influenzare le loro rappresentazioni mentali e il loro sguardo sul mondo che li circonda.

Da diverse generazioni ormai siamo esposti a quella “nonna elettronica” che è divenuta la televisione. Non dovrebbero mancare qualificati studî a riguardo.

Che persone hanno formato e formano le trasmissioni alle quali siamo stati esposti durante la nostra infanzia, mi pare un altro tema stimolante e ricco di spunti di riflessione.

Tuttavia dobbiamo riconoscere che ormai i cosiddetti “nativi digitali” vengono nutriti – ergo esposti, sempre più sovente – a tablet e smartphone sui quali non sempre i genitori esercitano il necessario controllo filtrante.

Non abdicare al proprio ruolo

Eppure molto dipende ancora dalle nostre scelte. Ricordandoci che il nostro compito di genitori, nonni, maestri, educatori non è quello di accontentare il bambino, ma quello di fungere da modello positivo, di stabilire limiti, per promuoverne l’autonomia e supportare lo sviluppo della sua personalità; quello di incoraggiarlo a conoscere se stesso e il mondo.

Dovremmo insomma, guidare, formare e aiutare i bambini a scoprire i propri talenti, a costruire relazioni positive e a prepararsi al futuro.

¹ B. Bettelheim, Il mondo incantato, uso, importanza e significati psicanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano, 1982.

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