Perché la legge non può essere uguale per tutti (Riflettendo sottovoce)

Perché la legge non può essere uguale per tutti (Riflettendo sottovoce)

Di Claudio Rao

Nelle aule dei tribunali in cui si giudica “in nome del popolo italiano” è affissa una massima: « La legge è uguale per tutti ».

Se fosse veramente sempre così ne saremmo tutti ampiamente rassicurati.
Tuttavia, più avanzo con gli anni e più mi convinco che – anche se fosse  così – resterebbe un difetto di fondo.

Considerare ugualmente responsabili, per prendere un esempio recente, i ladri del Louvre e i loro eventuali complici interni, ovvero i custodi di quei capolavori inestimabili rubati un po’ troppo agevolmente, mi pare profondamente ingiusto. Mi spiego.

La responsabilità di coloro che sono depositari dell’autorità, di chi è deputato alla protezione del prossimo, delle località di culto, dei tesori nazionali, del delicato compito educativo, conferiscono certamente, com’è giusto, qualche vantaggio, qualche piccolo privilegio per permettere a costoro di servire meglio la collettività.

Fin da piccoli impariamo – ed insegnamo ai nostri figli e nipoti –  ad ascoltare maestri e professori, ad affidarsi ai tutori dell’ordine, a seguire la guida di parroci e religiosi o, comunque sia, a rispettarli, ad ascoltare le indicazioni di medici, sanitari, psicologi,  pedagogisti… Insomma a fidarsi di coloro che, per professione, vocazione, competenza o ruolo sociale costituiscono de facto dei riferimenti utili e necessari.

Allora, come considerare chi, approfittando proprio di questo ruolo, abusa, turlupina, manipola o plagia per i propri interessi personali coloro che gli si rivolgono con assoluta fiducia?

Che un estraneo possa anteporre il proprio interesse, il proprio benessere e perfino il proprio piacere al nostro, è – ahimé –  tristemente noto. “Non dare confidenza agli estranei” è stato, credo, il primo imperativo che mi hanno insegnato i miei genitori. Ma se costui è investito di autorità morale, le cose cambiano. Lo capiamo tutti.

Per questo per ciò che mi riguarda, un abuso o una violenza compiuta da un guardiano o da un poliziotto, da un medico, da un insegnante o da un prete dovrebbe essere soggetta a una condanna oltremodo più pesante che quella inflitta al semplice cittadino. E Il  fatto che il nostro codice penale contempli “attenuanti e aggravanti” lo conferma ampiamente.
Purtroppo tuttavia, con l’età, divento più esigente. Per questo  auspicherei che le pene previste venissero chiaramente diverisficate. Per una maggiore dissuasione. Per l’effetto deterrente. Ma forse sono io ad essere diventato eccessivamente pessimista.

Lascia un commento

Your email address will not be published.