Rubrica a cura dell’avvocato e docente universitario Michele Miccoli
Rimango sinceramente e profondamente scandalizzato dalla proposta avanzata dalla signora Laura Boldrini riguardante l’istituzione di una certificazione preventiva antistupro.
Tale proposta, in tutta la sua inquietante evidenza, sembra dimostrare come la giuridicità di un rapporto possa sovrastare e annientare la genuinità delle relazioni umane, relegando l’autenticità di un legame affettivo a un mero vincolo contrattuale.
Questa concezione è a mio avviso pericolosa, poiché stigmatizza e riduce la complessità delle relazioni interpersonali a una sterile formalità burocratica. Non posso esitare a stigmatizzare un simile comportamento, che si erge come un ostacolo insormontabile alla comprensione profonda e autentica dei rapporti umani. Non è affatto così che si dovrebbe tutelare la dignità e la sicurezza delle donne.
Provo un profondo dispiacere al solo pensiero che la mia persona debba richiedere a colei che amo la firma di una dichiarazione di consenso, come se l’amore potesse essere intrappolato e definito da un documento giuridico. L’amore, nella sua essenza più pura, si manifesta in forme molteplici e variegate, ma non può e non deve mai essere ridotto a una questione di leggi e regolamenti.
Cara signora Boldrini, l’amore si esperimenta in una dimensione sublime, in cui la condivisione, la fiducia e il rispetto reciproco prevalgono su qualsivoglia forma di formalismo giuridico.
È tempo di riflettere su come la protezione delle donne possa essere garantita non attraverso la rigidità delle norme, ma attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e la promozione di relazioni sane e rispettose. Solo così potremo costruire una società in cui ogni individuo, uomo o donna che sia, possa sentirsi veramente al sicuro, senza la necessità di difese giuridiche che, anziché proteggere, rischiano di disumanizzare i legami affettivi più autentici.

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